Il significato della vittoria

Giambattista Tiepolo
angelo con corona di gigli di Giambattista Tiepolo

Molti nella storia hanno considerato in modo diverso il significato della vittoria. Nella mia mentalità, ad esempio, cerco di tenere alla larga il verbo “credere”. Credere è un atto che non consente alcuna riflessione, qualcosa che ha più a che fare con l’istinto che con il pensiero. C’è chi crede nella vittoria.

Questa espressione semantica: “credere nella vittoria”; può indurre appunto a caricare di significati irrazionali ed istintivi un concetto quale quello della vittoria. In questo modo la vittoria si traduce in competizione supremazia sopraffazione.

La vittoria invece dovrebbe essere parte di un senso elevato del nostro intelletto e quindi muovere quelle parti della nostra mente che si trovano nella corteccia cerebrale e non nel cervelletto.

Allora cosa significa la vittoria?

In un mondo dominato finalmente dalla nostra mente e non dalle nostre mandibole la vittoria è il conseguimento di un vantaggio. Niente più. Il significato non comprende il “conseguimento di un vantaggio” a discapito di un beneficio. Esso comprende solamente il “conseguimento di un vantaggio”.

Se utilizziamo la nostra mente in maniera adeguata possiamo comprendere che la sconfitta può non esistere se esiste semplicemente il semplice significato della vittoria. Esempio: una famiglia è vittoriosa quando consente a tutti i suoi componenti di condurre una vita felice. Esempio: una nazione è vittoriosa se non consente che vi sia miseria e discriminazione.

Esempio: l’intera società umana è vittoriosa se consegue un vantaggio per sé. Tale conseguimento necessariamente non può comportare uno svantaggio per qualcun’altro altrimenti non sarebbe più una vittoria.

La vittoria ha senso solamente nel momento in cui non sottrae. La vittoria è un concetto additivo e non esclusivo. Fare gli interessi di qualcuno a discapito di qualcun’altro è un comportamento antietico e perdente.

L’economia è un’anfora di cristallo. Essa assume il colore di ciò che ci mettiamo dentro. E’ questo il bello dell’economia. A differenza della supremazia, l’economia è universale e relativa. L’economia quindi non è una scienza ma è una modalità d’interpretazione della realtà che cambia a seconda delle idee di chi ne fa uso.

Intelletto v’è dato: a bene od a malizia. Ebbene l’economia è come il nostro intelletto. Essa cambia in funzione delle valenze semantiche del nostro linguaggio e della nostra scala di valori. L’economia è come la vittoria. Il più grande equivoco del nostro tempo è quello di aver inteso l’economia come una scienza capace essa sola di risolvere i nostri problemi, di donarci la felicità. Che alibi!

Così come la vittoria, che abbiamo scambiato per il desiderio di primeggiare e di sopraffarre il prossimo. Se all’economia applichiamo il vero significato della vittoria comprenderemo in un istante come sia possibile superare qualsiasi attuale senso di sconfitta e di crisi. L’economia, nel senso della vittoria, è tale solamente nel momento in cui essa crea un vantaggio; in senso assoluto! Un vantaggio per tutti. Siamo stati noi, dando il destro al “credere” e facendo prevalere il cervelletto alla corteccia, che abbiamo dato il significato alla vittoria ed all’economia.

Scegliamo allora! Scegliamo una differente scala di valori e cambiamo in un istante tutto il nostro mondo.

Con queste parole voglio compatire tutti coloro che hanno associato ai risultati di una partita di calcio un presunto riscatto di un’intera popolazione nei confronti di altre. Voglio compatirli detestandoli. Voglio compatire anche coloro che intendono i rapporti economici alla stregua dei rapporti di forza imperialisti e che lodano i paesi che avviliscono il lavoro del proprio popolo sottopagandolo. Voglio compatire anche chi non ha il coraggio di chiedere ed ottenere che tutti questi falsi fuorvianti e pericolosissimi disvalori continuino ad inquinare le menti dei nostri figli.

E’ giunta l’ora di modificare i nostri parametri interpretativi del significato dell’economia. Quell’anfora di cristallo è piena di liquami putridi. E’ giunta l’ora di modificare il nostro senso di vittoria altrimenti saremo tutti perduti.

tango, considerazioni empatiche

tango, considerazioni empatiche:

penso che la ricerca dell’abbandono sia il giusto modo di porsi per la “mujer” che capisce questo ballo, prima dell’infinita ricerca tecnica.
E’ proprio da qui che può nascere il senso di comunicazione e contatto profondo che l’esperienza del tango trasmette.
Da quando ho iniziato a imparare il tango ho compreso che non si tratta semplicemente di un modo di muoversi o della rappresentazione di una relazione fisica o della drammatizzazione di una particolare musica. Il tango si può ballare anche sul ritmo delle onde del mare; o nel silenzio assoluto.
tango empatia
Questa “danza” è un raffinato ed evoluto sistema di comunicazione empatico e psicofisico, basato sul linguaggio del corpo e sull’equilibrio tra volontà e azione, tra idea e creazione. Siamo lì insieme, ci spostiamo insieme nello spazio e nel tempo, come fossimo una sola creatura che può tutto; può quasi oltrepassare i limiti fisici e librarsi nell’assenza di gravità o sforzo.
Quando abbraccio e guido la ballerina sento il battito del cuore, il respiro. Percepisco la traspirazione del corpo e la tensione che fluisce nei muscoli, l’equilibrio che si sposta.
E’ un’esperienza completa che stabilisce un legame, ma non un legame standard. Ogni legame è diverso perché cambia la psiche. Cambia la mente.
Quando ballo

sono sicuro di sentire tutto. E’ come se le emozioni mi venissero trasmesse pure, senza la mediazione e le omissioni del linguaggio. E’ un dialogo tra subconsci, il miglior dialogo che esista: puro, limpido, cristallino, senza pudore, senza complessi.
Il desiderio di forza o di delicatezza, la ricerca della fiducia, della sicurezza materna, il fascino della perdita del controllo di sè, dell’abbandono completo, al limite dell’annullamento nell’altro; ecco alcuni esempi. Oppure la chiusura, la timidezza assoluta, il timore dell’altro, il timore di aprirsi, di essere feriti, il desiderio di controllo. Quando associo a questo la gioia di dare la gioia, raggiungo un dialogo talmente profondo che confina con la seduzione mistica.
Da come mi sento dopo una serata di tango posso affermare che il mio subconscio si sia librato senza le catene della coscienza. E’ una sensazione di libertà che non ho ancora mai trovato in nessun’altra occasione; ed ogni volta che si ripropone è se stessa e nuova e dona un’appagamento fisico e morale…
Mi rende così intrinsecamente, intimamente felice.
Questo ideale, che abbiamo appena iniziato a conoscere, è un microcoscmo sconfinato. Lo vivo e lo faccio con tutta la mia mente perché è nella mia natura; e fare le cose con la mente credo che sia l’unica vera sola vita.