erinni a perdere

Erinni a perdere.

Le cronache narrano del grande albergo-colonia per italiani freschi di boom, con la lavatrice il frigo e il moplen.
Esso fu edificato con gusto e nelle intenzioni che s’attagliano alle strutture del vicino blocco orientale ex-titino, per offrire economie di scala turistiche alle famigliole. Un lodevole intento di condurre all’esclusive spiagge lidensi anche i meno abbienti.

Un fabbricato in muratura la cui facciata sarebbe stata del tutto simile a quella dei casermoni popolari se non avesse accolto ameni balconi tutti ben orientati a occidente, al calar del sole ed uno scalone esterno degno di Wanda Osiris.
Un’opera godibile e ben collocata. Certo non all’altezza dell’architettura lidense tra fine ottocento e primi novecento. Accontentiamoci.

colonia inpdap lido venezia

Finiti i tempi delle presunte economie di scala, svelato invece il pesante pegno economico che richiede la sovvenzione di certe strutture, cambiate le abitudini delle famigliole, ora non più così indigenti e sempre meno numerose, il complesso cade in disgrazia.

Seguono anni d’incuria, indifferenza, abbandono che hanno favorito la germinazione d’installazioni pseudo-biennalistiche di barboni, sbandati, clandestini e tossicomani anche da fuori del paese, essendo il Lido e la Biennale, mete internazionali.
Nessun lamento si solleva dalle integerrime associazioni lidensi, tutte sull’attenti ad esclamar ‘gnorsì all’amministrazioni loro amiche.
“Tuto ben Sior Paron!” – mentre crescevano le discariche.

colonia inpdap lido venezia oggi

Ora, a rompere le uova del paniere elettorale giunge il dr. Luigi Brugnaro, una piccola folata d’aria nuova. Ecco che sei famiglie d’imprenditori costituiscono la ditta Aquarius srl con la quale finanziano edilizia innovativa. Individuano l’area e propongono un progetto di rilancio del turismo ambientalista.

aquarius lido di venezia

Propongono il recupero dello stabile ex-colonia inpdap e, verso il mare, la rimozione di strutture fatiscenti per sostituirle con altre in armonia con l’ambiente e con l’idea di far sperimentare al visitatore la realtà naturalistica delle dune del Lido.

La procedura amministrativa d’autorizzazione si svolge secondo quanto previsto da leggi e regolamenti. Quando i lavori sono sul punto di cominciare ecco che anzianotti ( non solo fisicamente ) presidenti di alcune associazioni veneziane si levano contro e alzano gli scudi.

alberoni lido venezia

Italia Nostra di Venezia e altre associazioni del Lido che si definiscono ambientaliste si oppongono all’inizio lavori. Picchetti, riunioni, striscioni, un bel video del professore che spiega i perché ed i percome… Tutto condivisibile!

ambientalisti alberoni lido

Siamo perfettamente d’accordo con il prof. Leonardo Filesi dell’Università IUAV di Venezia che la zona è interessata da una flora che va protetta; ma gli sfegatati ambientalisti sanno che il progetto nasce proprio per consentire al visitatore di apprezzare queste particolarità ambientali?

alberoni lido dune colonia inpdap

Sanno che, come si evince dalla foto di decenni fa, nell’area quella flora non era presente e che si è quindi formata in tempi recenti?
Sanno che quando i lavori saranno ultimati il lieve danneggiamento della flora insistente sarà presto compensato da nuova crescita perché nulla sarà rimosso?

alberoni dune lido venezia

Il grave ed irreparabile danno ai principi del buon ambientalismo all’idea di conservazione e tutela degli equilibri naturali e dei manufatti storici lo fanno tutti coloro che adoperano questi valori di grande importanza in azioni senza alcuna rilevanza se non addirittura del tutto insensate immotivate e deleterie per il territorio stesso e le popolazioni che lo abitano.

aquarius lido alberoni venezia

Il Lido di Venezia è estremamente antropizzato, fin troppo popolato di automobili rispetto al numero di abitanti. Bene sta facendo l’amministrazione a riportare in isola il servizio di trasporto pubblico con motricità elettrica. Decenni fa esisteva una linea di tram su rotaie.
La sensibilità verso l’ambiente è un equilibrio tra progresso e sviluppo in contesti urbanizzati e turistici come quelli del Lido di Venezia. Ecco di seguito quale sarà l’area dedicata agli impianti balneari di Aquarius sull’intera area delle dune.

aquarius lido alberoni

Potete apprezzare la collocazione di gazebo e di stand dei servizi balneari nel triangolo con i grafici arancioni, la casetta rettangolare di cemento sarà smantellata, è quella nel cerchio rosso.

In conclusione questa vicenda lascia perplessi sulle motivazioni di chi solleva queste proteste.
In generale s’evince una particolare degenerazione del compito di tutela che alcune associazioni stanno svolgendo in tutta Italia.
Le amministrazioni stanno progressivamente attuando riforme rivolte alla sensibilità ambientale indipendentemente dalle raccomandazioni ( lodevoli ) del terzo settore. Ciò priva di fatto queste ultime di buona parte del loro ruolo istituzionale.
Le conseguenze sono che alcune di queste associazioni, invece di ricercare nuovi e più ambiziosi scopi, si avvitano attorno a polemiche vacue, strumentali, se non proprio del tutto fuorvianti e diametralmente opposte ai loro stessi principi fondanti.

Per fare un esempio estremo mi riferisco alla vergognosa campagna antivaccinista di CODACONS, alla virulenza della polemica personalistica del suo Presidente nei confronti di specchiati scienziati. Mi riferisco alla più vicina e recente campagna di discredito ( condita d’abbondanti fake news ) attuata contro il progetto del Palais Lumière attuata da gruppi d’interesse ed associazioni veneziane.

Putroppo è ormai diffusa l’insulsa abitudine d’assumere posizioni oltranziste sulla base di slogan, semplici parole o argomenti del tutto infondati ma che hanno presa nell’immaginario collettivo, soprattutto quello degli sprovveduti o di chi agisce solo in base alla convenienza personale, coll’unico scopo d’ottenere attenzione mediatica e consenso verso gruppi od organizzazioni.
Dietro tutto ciò, purtroppo, c’è vuoto assoluto o peggio, desolante ignoranza e malafede che potrebbero portarci verso lidi tutt’altro che piacevoli.

urania

Urania! Dove sei?

Mi riprometto, in un prossimo mio brano, di replicare ad un mio amico che segue con molta curiosità la valanga d’informazioni ( di ogni qualità ) che negli ultimi 3 mesi si sono affastellate sulla vicenda pandemica. Nel frattempo ho avuto notizia del servizio televisivo che “Le Iene Show” ha confezionato per il prof. Roberto Burioni.

Vi avviso che, in materia scientifica, non sono schierato con gruppi di sorta ( odiatori o amatori di chichessia o di qualsivoglia idea, struttura, organismo, associazione, partito ).
Sono invece sempre schierato dalla mia parte, nella difesa della mia dignità di persona libera e pensante, armata di molteplici letture oltreché di studi ed esperienze, consapevole quindi della propria ignoranza.

Il servizio è stato confezionato per porre le basi del o dei successivi, per creare il fatto, per gettare il sasso nello stagno. È una tecnica di marketing editoriale inaugurata coi feuilleton ( romanzi d’appendice ) che diede enorme successo di vendite ai quotidiani dei primi del novecento. Un grande successo ebbe la compianta Carolina Invernizio ( n.1851 m.1916 ).

feuilleton

È un servizio falso? È diffamatorio?
Non saprei ma esso gioca sulla suggestione, questo è certo.
Il tema è se Burioni sia o meno in conflitto d’interessi quando si espone nei mass-media e dice la sua nella materia in cui è professore ( microbiologia e virologia ).
Il servizio è creato con una tecnica di montaggio che ne aumenta il ritmo al fine di non annoiare lo spettatore. Le interviste sono tagliate e forse sono estrapolate ( fuori contesto ), le domande sono poste in maniera da ricevere una determinata risposta che non entra nel merito specifico.

Prima il giornalista manifesta al pubblico una domanda diretta:
“Burioni è in conflitto di interessi?”
Poi iniziano una sequenza d’interviste a due gruppi di persone, i colleghi, gli opinionisti.
I colleghi sono: dr. De Donno, dr. Vianello, dr.ssa De Silvestro, prof. Crisanti, dr. Bassetti. Servono a conferire al pezzo una sorta di autorevolezza.
Gli opinionisti sono: avv. Rienzi ( Codacons ), dr. Gomez ( ilfattoquotidiano ), dr. Mentana ( TG La7 ), prof. Cacciari ( ex pessimo sindaco ), dr. Tarro ( pare si sia autocandidato al Nobel ). Servono ad incarnare una sorta d’opinione pubblica o di sentimento popolare.

burioni de donno vianello de silvestri crisanti bassetti gomez cacciari rienzi mentana

L’argomento parte dal conflitto d’interessi e si snoda attraverso la questione delle cure col plasma dei pazienti guariti, dei preparati a base di plasma monoclonale e dei vaccini. Tutto ha lo scopo d’acuire sempre più i sospetti sull’attendibilità delle affermazioni del prof. Burioni e sulla sua estraneità ad interessi economici. La chiave sta nel modo in cui vengono poste le domande agli intervistati e, se ci fate caso, sono poche le domande che vengono incluse, si preferisce raccontare e cucire le risposte.

Le domande sono sempre in forma d’ipotesi. Ad esempio non domandano a nessuno se il prof. Burioni sia in conflitto d’interessi o meno ma fanno una domanda ipotetica: “se il dr. Burioni avesse, fosse, facesse, dicesse, prendesse, venisse… sarebbe in conflitto d’interessi?”
A tale domanda l’intervistato non può che rispondere affermativamente. Chiaro che chi si espone a questo genere di quesiti non conosce il funzionamento dei mass-media. Mi stupisco per Mentana e Gomez!!
Non mi stupisco per Cacciari che per un’apparizione forse darebbe un rene.

Circa le cure col plasma dei guariti, da quel che ho compreso, sono trattamenti per chi è già malato grave ma non gravissimo e pare che l’efficacia del plasma dei guariti si riduca col tempo, nel senso che il guarito ha un plasma efficace nella cura solo per un limitato periodo di tempo. Un grande riconoscimento va al dr. De Donno che ha contribuito ad implementare questa terapia.
Sui costi mi associo con la dr.ssa De Silvestro nel chiedere al prof. Burioni dei chiarimenti. Il plasma monoclonale invece non avrebbe problemi di durata nella sua efficacia ma non solo, sarebbe a detta del prof. Burioni, anche un rimedio preventivo, una specie di quasi-vaccino “sconfiggere il virus” ( cit.).

Circa la questione dei vaccini si sappia che tutti gli esposti dell’avv. Rienzi contro il prof. Burioni sono stati archiviati. Inconsistenti!
L’avv. Rienzi è francamente inascoltabile. Sprizza acrimonia da ogni poro, arriva ad ipotizzare un prestanome per gli interessi dell'”indagato”, mi chiedo se e cosa gli abbia fatto di personale il prof. Burioni…

Rienzi afferma testualmente:
“La verità non può essere verità se chi la enuncia è un soggetto che sotto può avere ( non dico che abbia ) un conflitto di interessi. Chi enuncia questa verità dev’essere indipendente a prescindere.”
Questa frase è un postulato che ha sapore di atto di fede perché presume che la verità, seppur sia tale, non vada accolta se proviene da chi abbia un conflitto d’interessi. Se ciò fosse assunto quale metro universale il mondo perderebbe l’enorme contributo al progresso che hanno fornito le imprese private di ogni tipo e natura ma non solo, anche le imprese volontaristiche o pubbliche in quanto, non essendo determinato il concetto di conflitto di interessi esso potrebbe individuarsi anche nella semplice ambizione.
Ciò è suffragato anche dal mero sospetto, che il Rienzi pone come pistola fumante del reo. Ci spieghi poi questo insigne presidente di Associazione di Consumatori ( già nota per posizioni antiscientifiche in difesa dei consumatori ), cosa significa “indipendente a prescindere”, visto che nemmeno lui potrà mai esserlo, essendo fondatore e presidente della sua Codacons.
Forse Rienzi immagina un suo mondo in cui una sorta di socialismo reale sia divenuto forma di religione morale. La Corea del Nord potrebbe dargli la cittadinanza onoraria, si mobiliti Kim Jong-un.

Da circo il parere del prof. Cacciari quando afferma che anche se si dichiarassero i propri conflitti d’interesse sarebbe in ogni caso sbagliato esporre le proprie scoperte o il frutto delle proprie ricerche scientifiche. Ascoltandolo mi par di capire che chiunque faccia delle proprie fatiche nello studio un mezzo di sostentamento, dovrebbe indossare la mordacchia e non parlare ai mass-media. Più spazio per gli opinionisti!!
Costoro infatti sono ovunque come il sale, competenti su tutto e quindi su niente e sempre ben pagati per ogni comparsata che ha il banale e degradante scopo di sobillare la pancia dello spettatore e mi riferisco proprio al filosofo ex pessimo sindaco di Venezia ( parere mio ).

In attesa della sicura seconda puntata del servizio de “Le Iene Show” rivolgo ora la mia parola allo stesso prof. Burioni.

Ringrazio il prof. Roberto Burioni per la pronta replica al servizio de “Le Iene” che ho visto. Il mio auspicio è che egli possa ancora, in futuro, insieme ad altri colleghi, intervenire presso i mass-media per informare la gente.

Ciò magari anche al di fuori di trasmissioni che sono palesemente di parte, come è purtroppo di parte la stragrande maggioranza dei mass-media nazionali.
I danni gravi in questa pandemia li hanno fatti giornalisti e altri cialtroni che, con l’uso dei mass-media e del web, hanno manipolato e travisato i progressi ed i fallimenti scientifici, o per scelta o per ignoranza, quest’ultima senza scuse, non essendo l’ignoranza del consapevole ma del presuntuoso.

La mia visione ( forse disgraziatamente minoritaria ) è quella di un mondo scientifico estraniato alle simpatie ed alle preferenze politiche.
Difficile in un paese in cui le nomine nei centri di ricerca pare siano tutte politiche. Difficile forse per il mondo universitario, del resto dopo Tangentopoli, la trattativa Stato-Mafia, lo scandalo recente nella Magistratura, c’è da temere anche per le università.

Estraniato grazie ad un sistema di diffusione e non d’informazione, delle notizie che sia neutro e trasparente e, soprattutto, capace di maneggiare il sapere.

Se così fosse, immagino che molti altri ricercatori come lei avrebbero piacere ad esporsi pubblicamente ( vedi il comunicato del dr. De Donno ), perché non temerebbero di essere messi, come capri espiatori, da una parte o dall’altra delle divisioni miserrime che molti, molti italiani manifestano su tutto.

Concludo con questo pensiero di Oriana Fallaci che mi sta molto a cuore:
“È un Paese così diviso, l’Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! Si odiano anche all’interno dei partiti, in Italia. Non riescono a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo. Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi personali. Non si preoccupano che per la propria carrieruccia, la propria gloriuccia, la propria popolarità di periferia e da periferia. Pei propri interessi personali si fanno i dispetti, si tradiscono. Si accusano, si sputtanano…”

oriana fallaci

 

addio imene

Addio all’imene!

Sarebbe ormai ora di perdere la verginità. dire addio all’imene morale che ci siamo rifatti infinite volte.

la globalizzazione

Viviamo in un mondo retto dal sistema dei capitali ( prima economici, ora ormai del tutto finanziari ).
La globalizzazione è stato il grande fumo negli occhi dei progressisti e dei post-positivisti per nascondere una sorta di nuovo schiavismo ma ha anche emancipato miliardi di persone da condizioni ben peggiori.
Ascoltavo, durante i lontani anni novanta, nelle lezioni universitarie di Cà Foscari ( Economia Aziendale ), quell’entusiasmo pionieristico di chi è convinto di cavalcare la tigre di un cambiamento storico epocale, in cui l’impresa è come una grande falena che va là dove c’è più luce ( profitto ). Tutti distratti dalla riduzione dei costi fissi, tutti ciechi davanti alla gigantesca slavina antropologica delle società emergenti sovrappopolate.
Una slavina lenta ed inesorabile che inizia solo oggi a lambirci ma che ci travolgerà.

La Cina è un paese in cui i diritti non contano, che tutela la Corea del Nord, paese in cui la vita non conta. Codesta vita ha un valore eminentemente quantitativo anche nei paesi democratici, in particolare negli Stati Uniti. Per l’India la vita umana è una massa informe di genti come greggi. Potremmo andare a ritroso nel tempo e trovarci tutti protagonisti di repressioni assassinii e dittature. Ciò che conta, tuttavia è sempre il presente ed il futuro ma non siamo educande, noi europei.

La retorica del cambiamento

Avremmo il dovere di escogitare un nuovo regime economico-sociale che sia realmente basato sulla felicità dell’uomo, o almeno di porne le basi.
Questa crisi sanitaria, che sembra l’unica da decenni ma che è tale solamente per i paesi avanzati, essendo sciagure simili ed anche peggiori, all’ordine del giorno nei paesi arretrati, è stata invece preda della retorica del cambiamento.

Una retorica che ha fatto breccia nel cuore di molti progressisti e liberali che non vedono l’ora di farla finita con quell’universo del tutto italico delle microimprese, dei piccoli professionisti e dei commercianti. Si, perché per costoro le microimprese sono inefficienti mentre le medio grandi sono in grado d’implementare i processi virtuosi dell’economia verde. A detta loro eh, in  base ai loro dati e statistiche. Sorvoliamo quindi sulla capacità di lobbing delle grandi imprese che in tal modo possono plasmare le amministrazioni degli Stati e delle Comunità di Stati.

Cosa ha prodotto finora questa retorica del cambiamento?
Molte parole, molti litigi. Si litiga molto lungo lo stivale. Si litiga e si smania per gli slogan ( decine di slogan rassicuranti durante la quarantena ).

C’è chi vorrebbe uno Stato che incentiva, un mondo imprenditoriale accentrato e ciclopico che massimizza, un mondo operaio che esegue, una riduzione delle classi sociali. Questo disegno semplice ma concreto viene nascosto dietro valanghe di parole, di terminologie anglofone, di pose che diano un’aura innovativa.

Il fatto è che questa visione potrebbe essere corretta e auspicabile ma invece di essere dibattuta nell’agone politico, istruita di buoni propositi e metodologie operative, corroborata dall’interesse della comunità, in assoluta trasparenza, viene trafugata quasi di soppiatto in occasione di una sciagura collettiva. Ecco che nascono i rivoluzionari opportunisti…
Poteva accadere solamente in Italia!
Sorge infine la pretesa rivoluzione coatta o la coazione alla rivoluzione retorica. Ne parleranno i posteri? 

Tale condotta cosa sta producendo?
Malcontento. Una larga fetta di popolazione, in grave crisi economica, terrorizzata dalla prospettiva di perdere lavoro, capitali e benessere, ascolta questi rivoluzionari opportunisti che parlano di cambiamento, che vaticinano che nulla sarà come prima. Viviamo un’epoca di stravolgimenti adesso, quando 60 giorni prima si facevano i conti della serva per quadrare il bilancio, senza la minima prospettiva oltre alla sopravvivenza.
Sono intenzioni opposte a quelle che saggiamente si dovrebbe avere col popolo ma è tipico di certi rivoluzionari pretendere di costruire il popolo per la rivoluzione e non di costruire una rivoluzione per il popolo.

Questo andazzo sconclusionato e confusionario è l’esito di decenni di faziosità di ideologismi e di scarsa onestà verso noi stessi e gli altri. Siamo troppo legati al nostro quotidiano, incapaci d’avere visioni a 15 / 20 anni e ciò è per colpa del fattore tempo legato al fattore interesse. Siamo spossati dai rendimenti azionari dagli utili infiniti che debbono fare gli azionisti.
Ci perdiamo nel gossip e nelle buste paga dei parlamentari e ci scordiamo di selezionare i parlamentari per le loro capacità empatiche. Siamo disperatamente arretrati sul piano della convivenza.

Basta solo pensare al fatto che si parla di economia verde ma si pensa di incentivare l’acquisto di auto nuove invece di favorire il riuso, il mercato dei pezzi di ricambio, la manutenzione, l’aggiornamento dei motori con kit. Tutte cose che darebbero miliardi di ore di lavoro alle microimprese.
Chiaro?

Se ci sarà una possibilità la vedo ora in questa sciagura ma temo che il risultato sarà sempre e solo aiuti ai colossi ( che hanno sempre scaricato le perdite sulla società ) e nulla, o quasi, ai piccoli e piccolissimi imprenditori e professionisti. Voglio sbagliarmi ma questa è ora ( 06 giugno 2020 ) la mia impressione.

Ecco come finirà quella rivoluzione opportunista condita prima di caramellosi slogan, poi di viscidi proclami patriottici ad un’unità mai perseguita da nessuno. Perché mai nessuno ha avuto il coraggio la forza le palle di farlo, perdendosi ognuno ( ognuno a suo modo ) nella demolizione dell’idea federalista che fatalmente avrebbe favorito quella coesione che oggi fingiamo di mendicare.
Ma l’imene morale sarà salvaguardato!!

burn after reading

Burn After Reading

A cosa si potrebbero paragonare questi ultimi due mesi, volendo dar loro opportuno spessore drammatico?
Ai film distopici e catastrofisti?
Alle visioni oscure di qualche artista maudit?
A previsioni tenebrose d’indovini in erba?
Non penso proprio. Quello che si avvicina di più alla realtà dei fatti, delle cronache nere e grigie, del roboante universo dei mass-media, dell’isterico e rissoso mondo della politica, è una bella sceneggiatura dei fratelli Coen.

burn after reading

Joel ed Ethan interpretano il verismo dei nostri tempi, come Giovanni Verga, Luigi Capuana, Federico De Roberto, Matilde Serao, Emilio Praga, Arrigo Boito, lo avevano ben inteso 150 anni fa in Italia. Se questi artisti fossero vivi oggi scriverebbero sceneggiature negli assolati sobborghi di Los Angeles e si scannerebbero per essere scritturati negli Studios.

La pandemia scorazza nel mondo distratto dalla repressione e dalla censura. Colossi politico-istituzionali si vendono a colossi economico-industriali alla faccia della salute dei popoli e questo è l’indizio del fatto che siamo tutti scarafaggi, tutti ( quasi: ma poco quasi ) ugualmente e ferocemente assetati di sangue e carne putrida.

Il virus giunge in un paese latino ciarliero e vacanzista, in cui le cose serie sono prese per gioco e i giochi sono presi sul serio. Ecco che scoppiano le polemiche. Chi auspica la chiusura delle frontiere e l’uso della mascherina è tacciato di razzismo, gruppi di utili-idioti diffondono immagini in cui i presidi sanitari sono considerati strumenti di segregazione etnica, altri utili-idioti incoraggiano l’abbraccio spontaneo ed immotivato per le strade della movida e delle apericene.

Il Governo non vede l’ora d’applicare la Legge che consente di sospendere per massimo 6 mesi ogni attività del Parlamento e di agire esclusivamente per decreto. Tutti smaniano di tappare la bocca agli avversari politici:
TUTTI!

Scatta l’emergenza e si sprecano le espressioni gergali anglofone, si creano le task force con centinaia di espertoni ( 300, come gli eroi delle Termopili ? ) per prendere in mano la situazione. Questi litigano tra loro mentre gli operativi nelle corsie si battono con uno stuzzicadente contro un drago. Una fuga di notizie causa la presa d’assalto delle stazioni ferroviarie e delle strade da parte di decine di migliaia di persone che antepongono l’odore di basilico al rischio di morte.

Siparietto noioso è che praticamente tutti gli italiani si adeguano alle disposizioni e sono disciplinati.
Fortuna che ai mass media non piace ed orde di cronisti sono sguinzagliati per il paese al fine di beccare i disubbidienti. Iniziano anche gli idioti dei socialnetwork a farsi avanti con una produzione seriale di documenti falsi su qualsiasi genere di sfumatura di cui abbiano sentore da giornali tivvù e riviste online.

Impazzano i video di personaggi che fanno il discorso della montagna. Improvvisati esperti di tutto, dalla medicina alla statistica, raffazzonano video nel loro giardino per sconfessare la realtà epidemica grazie al contributo della figlia di 12 anni che poco prima ha loro insegnato le frazioni. Altri citano astrologi cialtroni del medioevo come Nostradamus per vaticini a posteriori. Il narcisismo paranoide e sociopatico prende la mano, dai rispettabili rappresentanti di commercio alle massaie.

Padre Livio Fanzaga, il prete che parla a Radio Maria, chiama in causa una possibile ammonizione divina per giustificare la verità del morbo. Il CSO Rivolta di Marghera organizza un cenone-ammucchiata ( con aspirina nella cola del Prix ) per opporsi alle disposizioni del decreto che sono viste come oltraggio alla libera ed autogestita stupidità quotidiana. I giorni passano nella solitudine casalinga, nel silenzio dei quartieri e delle vie.

Ecco che le opposizioni si riorganizzano e diffondono il servizio di RAI 3 Leonardo in cui si fa menzione di un virus creato in laboratorio. Intanto il Presidente della Regione Veneto parla ai giornalisti delle abitudini culinarie dell’estremo oriente. Valanghe di polemiche si accendono. Luca Zaia è messo alla berlina per aver detto una gran verità: “I magna topi vivi…”
Il servizio di RAI 3 Leonardo esiste ed è datato, certo non attinente ai fatti del 2020.

Si sà che nella lotta di propaganda contro propaganda disinformazione e contro informazione non ci sono regole se non quella della manipolazione. In gioco ci sono carriere e poltrone, certo non il bene comune.

Dallo Spallanzani giungono notizie sull’origine naturale del virus ma la questione ad oggi non è ancora certa.

Intanto elicotteri si alzano in volo per cacciare bagnanti precoci che passeggiano solitari in pareo sulla spiaggia sabbiosa di Mondello, su quella rocciosa di Salerno. A Torino pare sia scoppiata una protesta in una di quelle vie quadrate dei quartieri operai FIAT costruiti nei primi del ‘900 positivista. Una rivolta folle ma ci son 2,3,4 e più persone costrette in 40 metri quadri che mal si sopportano.

Corsa all’uso dei gel lavamani in maniera compulsiva. Le mascherine servono, non servono, non vanno fatte in proprio, vanno fatte in proprio… Intanto iniziano le rivendite a prezzi stellari di confezioni di varia natura, mentre nessuno pensa a renderle tutte detraibili.

Inizia una campagna a tappeto per istruire il popolo sul contegno contro l’infezione ma anche una campagna puerile ed autoreferenziata in cui i gruppi editoriali pubblici e privati raccomandano al popolo d’affidarsi solamente all’informazione ufficiale. Si fa pubblicità progresso per demonizzare le cosidette “fake news” aggiungendo altro disgusto al già greve vocabolario anglofonizzato degli imbecilli.
Diffidate delle imitazioni! Solo sssr na strojke, pravda e völkischer beobachter.

Ai primi di aprile, dopo 20 giorni di autarchia mediatica, ricominciano ad arrivare notizie dall’estero, ovviamente tutte puntate sulle vicende del virus. Nel mondo si muore, si vive, si soffre, si gioisce, solo in funzione del COVID-19 e dell’andamento delle Borse internazionali.

Si parte dall’Europa. Esordisce un opinionista inglese, il dr. Christian Jessen che stigmatizza gli italiani sole-pizza-mandolino che con la scusa della febbre non vogliono lavorare. La stronzaggine è democratica.

Quindi segue il fuoco di fila delle epifanie europee ( come furono le primavere arabe ).
Spuntano fuori vecchie e mai defunte tradizioni del continente sanguinario ( 1914-1918, 1939-1945 ). Quando ancora i miasmi non hanno aggredito tutte le nazioni, prevalgono interessi di portafoglio e sordidi pregiudizi. L’Inghilterra, che ha capito questi ultimi, si fa sfuggire l’occasione e cade nel tranello pseudoscientifico, sottovalutando la situazione. Un puntualissimo contrappasso riporterà alla fredda luce del giorno la faccia stralunata di Boris Johnson.

La genia ( il politicamente corretto nel lager non stona ) di fama internazionale, Christine Lagarde, decide di far concorrenza a Ralph Winchester e lo batte sul campo.

Si da fuoco alle polveri della solidarietà pelosa!
Si aprono le vie della seta come a rendere omaggio alla dittatura opprimente che ha impestato tutti noi. Un omaggio stile Alibaba: io regalo te 500 tu compri me 500milioni…
La globalizzazione è morta ma continua a vivere nei sogni d’eternità di quel prestigioso e cinico mestiere della diplomazia.
Ecco che è il momento dei corrispondenti. Dalla Cina Giovanna Botteri di famiglia in RAI e col cuore a Samarcanda. Le italiane ammirano le sue chiome come tamerici salmastre ed arse. Claudio Pagliara dagli Usa. Pare che per ora Gianni Riotta ce lo abbiano risparmiato, o me lo sono perso?

Mentre dalla Cina giungono solo aggiornamenti sulle tempistiche della quarantena e sui metodi di disinfezione, essendo le notizie sulle censure molto laterali e tardive, dagli USA giungono quotidiane le recensioni circa le bizze di Trump.

Il tycoon palazzinaro se ne esce con picconate e castronate varie. Litiga coi suoi, minaccia la Cina, minaccia l’OMS, suggerisce ai suoi connazionali di assumere disinfettanti per bocca o per via endovenosa. Sparando in tutte le direzioni è certo che qualche bersaglio lo prenderà. Intanto negli Stati Uniti chissà se qualcuno avrà compreso che la sanità dev’essere ripensata.

Torniamo in Italia dove, dopo varie interviste a medici e scienziati che ci hanno dato contezza del fatto che le dinamiche politico-sociali inquinano anche la presunta asetticità non-democratica della scienza, scoppia uno scandalo per la non-nomina del magistraro-eroe Roberto Di Matteo e per la concessione dei domiciliari ad importanti boss di mafia camorra ‘ndrangheta.

Assassini a casa per licenza virus, doppio fallimento:
1) la giustizia si arrende ai capricci della natura;
2) le carceri non garantiscono la sicurezza pur essendo luoghi virtualmente isolati dal resto del mondo ( ancor più il 41bis ).
Il Ministro Alfonso Bonafede è nella tempesta ma pare solamente in quella di alcuni media. Facciamo il gioco del SEFOSSI?
Se Bonafede fosse stato espressione della Lega?
Magari della Lega Nord?
O di Forza Italia?
Tutto uguale uguale?
Le ho sentite ieri le interviste bonarie e minimizzatrici a Radio Rai 1.

Ed eccoci infine ai giorni nostri. Un esempio lampante della realtà alla Coen che stiamo vivendo.
Una giovane donna insegue i suoi sogni. È appassionata di fitness ( come Linda Litzke ), studia e si laurea in mediazione linguistica nel 2018. Forse illusa dall’amore per il prossimo, con la convinzione che hanno tutti i giovani d’avere un ruolo chiave per cambiare il mondo, parte subito per una missione di volontariato in Africa in zona Malindi, famosa per attacchi terroristici, le va bene.

Forse convinta di essere immune al male, protetta dallo Spirito Santo o da Osho Rajneesh, forse gratificata dal suo intento volontaristico, riparte ancora e questa volta la rapiscono quelli di Al-Shabaab. Per intenderci quelli che nel 2015 hanno fatto irruzione in un campus universitario in Kenya ammazzando 148 persone.

Resta nelle mani di questi ideologi ( che son convinti pure loro, come noi, di aver ragione: Gott mit uns è pandemico ) per 18 mesi. Durante i quali non le accade nulla, se non un lungo viaggio da Malindi alla Somalia, anzi, ha modo di mettere ancor meglio in pratica i suoi studi di mediatrice culturale che forse le hanno consentito di evitare il peggio.

Ebbene, grazie a sforzi d’intelligence internazionale e probabilmente ad un congruo riscatto, viene liberata e torna nel paese dei vacanzisti ciarlatori che le organizzano una bella accoglienza.
Da un lato orde di scribacchini malversatori diffondono notizie false tramite i famosi gruppi editoriali che fanno la pubblicità-progresso contro le “fake news”. Dall’altro gruppi d’odiatori seriali senza vergogne berciano insulti d’ogni genere sui social dando credito ai primi. Dall’altro ancora altri gruppi, professatori d’amore libero e progresso, vomitano insulti come lava sugli odiatori seriali.

Oltre tutto questo le istituzioni, non meno ridicole e pataccare, che si presentano nella loro massima espressione politica del Presidente del Consiglio e del Ministro degli Esteri ( mancava il Presidente della Repubblica ) ad accogliere questa sprovveduta.  Grave caduta di stile a mio parere. Sarebbe bastato un rappresentante del Ministero degli Interni, magari un vice ministro o il Capo della Polizia. Invece si presenta il gotha governativo. In un paese praticamente in guerra si ha tempo per queste cerimoniette.

La giovinetta arriva all’aeroporto tutta insacchettata e la prima cosa che fa, quando scende dall’aereo, è quella di chiedere all’agente di polizia se può cavarsi la mascherina. Perché?
Semplice: perché ci sono le istituzioni con il codazzo dei mass-media e dietro di loro tutta la grande massa dei telespettatori infami ed affamati, che non vedono l’ora di giudicare.

E lei non vede l’ora di essere giudicata, di divenire, forse con merito, un’icona del volontarismo umanitario ma goffo, di buoni propositi ma manicheo, incapace di vedere l’umano per quello che è. Incapace quindi di produrre un vero bene che è tale al di sopra di tutto. È del resto l’umanitarismo dell’uomo, non del divino.

Un climax d’innominabile nefandezza è partito a fine febbraio ed è giunto fino ad oggi; ma qui la curva non pare essere in discesa bensì in continua asintotica salita. Proprio come nei film dei Coen dove un’assurda scena ne precede solo un’altra, ed è tutto vero. Vero come ogni deprecabile miseria umana.

Siamo scarafaggi!
Ecco il messaggio che giunge da ogni parte del pianeta vivente!

attenti ai demiurghi

Attenti ai demiurghi!

La situazione di crisi e difficoltà, il panico generale, il terrore che certi sciacalli incutono con le armi della finanza, i segnali disumani che provengono da politici infami e da una generale indecenza dei mass media possono portare la popolazione alla convinzione che esista un demiurgo.

Il demiurgo è sostanzilamente una figura di fantasia, umanizzato sarebbe colui che fosse capace di affrontare e risolvere questioni universali, problemi intricati e scottanti.
In tempi recenti fu nel 2012 che i politici italiani si convinsero ( in buona fede ed in malafede ) che Mario Monti fosse una sorta di demiurgo. Perché?
Ecco Mario Monti è stato:
Presidente della Bocconi, Accademico, Economista a livello mondiale, Membro di una cinquantina di consigli di amministrazione, autore di un centinaio di pubblicazioni, commissario europeo, membro del gruppo Bildeberg, Presidente di un ente fondato da Rockfeller, Advisor Goldman Sachs, Coca Cola, Moody’s , Atlantic Council…

Per fortuna abbiamo inventato la democrazia, col voto e il consenso popolare. Per fortuna abbiamo inventato il populismo, il socialismo, il marxismo, il fascismo, il romanticismo.
Così possiamo cercare di difenderci da chi pensa d’incantarci con le carte e i diplomi mentre ce lo mette a bottega. 

Tutti i bellissimi titoli sopra elencati sono fatti umani esattamente come:
mungere una vacca con abilità, saper piantare un cigliegio, costruire una casa, riparare il water, allevare i maiali, salvare una vita con il massaggio cardiaco, saper fare la manovra di heimlich, avere il coraggio di pulire un handicappato che se la fa addosso 3 volte al giorno, assistere gli anziani, educare i figli, amare una o più persone perché sono simpatiche, essere capaci di ammazzare una bestia e macellarla, avere una sensibilità per la musica, saper dipingere, saper cucinare, effettuare un’operazione chirurgica, provare empatia per il prossimo…

Solo che questi, potrei andare avanti per ore, non si definiscono “titoli accademici” ma attitudini e talenti e quindi sono molto più utili, anzi sono necessari, alla sopravvivenza della specie umana. 
I titoli accademici sono la prova che un tizio ha riconosciuto un’autorità e che questa lo ha di conseguenza riconosciuto. Sono atti di potere. Non stabiliscono il valore di una persona.

Purtroppo qui non ho citato Monti a caso. Costui rappresenta proprio la negazione totale di qualsiasi attitudine o talento. Col suo operato ha dimostrato di essere il frutto di una provetta di laboratorio per la gestione della ricchezza e della speculazione finanziaria.
Ciò che non ha rilevanza primaria per la politica di un paese ma per gli interessi di pochi e interessi da scommettitori incalliti ( vedete voi il livello morale di chi scommette compulsivamente ).

Egli è esempio del tentativo ( già intrapreso in precedenza ) di razionalizzare scientificamente il funzionamento dell’economia che è una materia umanistica e non scientifica. In tal senso egli può essere paragonato a chi, nel ‘900, razionalizzava sulla gestione della vita umana stabilendo chi dovesse vivere e chi dovesse morire.
Monti non capisce nulla di politica ma capisce benissimo i limiti e le opportunità del suo potere e del potere della sua cricca.

Lo abbiamo visto tutti in televisione con un cagnolino tra le gambe per voler dimostrare di avere un briciolo di umanità; il contrasto era così forte che pareva ancor più cinico del normale.

Purtroppo quelli che si fanno illudere sono molti. Sono quelli che s’incantano con gli specchietti ( come i poveri indigeni delle foreste ) sono quelli che si perdono nella definizione del termine “competenza” ma che ad essa associano ricette e formule magiche o stregoni onnipotenti ( demiurghi ) che dovrebbero risolvere i problemi dell’umanità ( e con le ricette magiche e gli stregoni la competenza va a farsi benedire ).

Gli illusi si dimenticano che l’umanità è un problema di per sé e che è fatto di carne sangue e irrazionalità. Ad esempio questo genere di persone ( gli illusi ) crede che l’arte serva nei musei e non capisce né mai capirà che l’arte è alla base della nostra sopravvivenza e non capirà nemmeno come e perché quell’arte sia arrivata in quei musei, semplicemente perché crede che sia del tutto inutile porsi certe domande, c’è già l’audioguida, c’è già la didascalia. Capite l’aridità, la miseria, di tutto ciò?
Se lo capite avete già fatto un passo avanti. 

Agli illusi che cercano demiurghi che risolvano tutti i problemi piaccono quelli che non volano ma fanno balzi da gallina, al massimo da tacchino e troppo spesso ricevono credito perché, con sfacciata arroganza, pur non sapendo tenere in mano un cacciavite, sventolano le loro carte ed i loro titoli.

quelle strane occasioni

…quelle strane occasioni…

Forse non a tutti capita di avere quella vena di humor nero ma a me si. Quando vedi e senti queste espressioni di retorica collettiva, di messaggi replicati ossessivamente e, spesso, scimmiottati, da milioni di persone, creati coll’intenzione ( positiva ) di dare una prospettiva ottimistica ad una realtà che, vista da molto molto in alto ( propriamente da oltre l’atmosfera ), non lo è in quasi nessun aspetto, ecco che s’attiva il desidero di riderci sopra amaramente.

Capisco che vi sarà chi si sentirà offeso, chi invocherà censure e reprimende ma questo è il gioco della satira che ha il compito di provocare. Del resto siamo sollecitati continuamente dal fuoco di fila di notizie, pseudonotizie, fandonie in buona fede ed in malafede, fatti, contraffatti, opinioni, talk show, articoloni di giornale, aggressioni fisiche e verbali, faziosità politiche etniche di quartiere, di bande criminali, siamo perseguitati da funzionari di stato o di enti sovranazionali, persone con vasti poteri, che parlano a vanvera mostrando lati oscuri ed inquietanti.
Che male può fare una vignetta in più nella vastità del sacrosanto malgusto della nostra beata società chiaccherona?

quelle strane occasioni

Il nostro mondo democratico è per definizione permeabile ad ogni espressione, ad ogni intento di riassumere una differente prospettiva.
La mente umana è per definizione e per necessità elaborata al fine di dare rappresentazioni astratte ed immaginifiche della realtà che sperimenta, al punto da produrre essa stessa delle realtà del tutto fittizie.

Spesso è proprio da questa ostinata repulsione per la cruda verità che scaturisce l’idea del sogno, dell’illusione, dell’intrapresa oltre l’ostacolo che consente all’uomo di raggiungere esiti ragguardevoli.
Spesso è proprio questa ostinata repulsione per la cruda verità che mette l’uomo massificato in situazioni che paiono ridicole, coatte a tal punto da farlo come marionetta o preda della pura ed ottusa irrazionalità.
Così la maestra commissiona ai suoi allievi il disegno con l’arcobaleno e lo slogan “andrà tutto bene” e tralascia invece di consentire ad ogni singolo ragazzino di scrivere ciò che pensa veramente, magari la prima cosa che gli possa passare per la testa. Ciò non perché vi sia un intento censorio ma per un semplice comportamento conformista, assunto dalla collettività che, deve immaginarsi idealmente unita contro un nemico comune. Quando sappiamo bene che la nostra collettività, specialmente quella italiana, ama dividersi su quasi ogni argomento e per motivazioni banalmente sciocche.

Si aprono, a mio parere, vaste praterie di riflessione sulla libertà, sulla società, sulla condizione dell’uomo come singolo individuo e come facente parte di un grande formicaio stipato su un pianeta che presto non avrà pane per tutti e già, per la maggioranza ora, non ne ha a sufficienza.
Ma queste son questioni di lana caprina… Ne parleremo dai nostri milioni di balconi o dalle aule degli asili: faremo bei disegni, cori e concerti, quando la situazione sarà precipitata. Spero allora di essere già defunto onde non dover produrre un’altra amara e pessima vignetta.

 

il cerchio di fuoco

Il cerchio di fuoco

Ai tempi del ventennio tutti i cittadini erano mobilitati. Erano tutti soldatini dell’esercito di cartone del dittatore col faccione ed il mento volitivo. Già allora ( e forse anche prima ) la nostra penisola era una barzelletta tragicomica.

Il neorealismo con i suoi bravi registi nel dopoguerra fu in grado di rappresentare plasticamente la disgraziata realtà socio-culturale di questo paese, ben definito ventre molle d’Europa, o anche il paese in cui le partite di calcio vengono prese più sul serio delle questioni di Stato.

Quello che è accaduto al mondo in questi ultimi mesi non succedeva dal 1576. La crisi che stiamo vivendo non è finanziaria e non è una crisi di domanda. È una crisi del tutto nuova che il nostro sistema economico non ha sperimentato dalla fine del cinquecento. È una crisi che colpisce la liquidità e tale mancanza di liquidità è dovuta allo stop della circolazione monetaria. Le aziende che sono alla base dell’economia reale devono essere messe nelle condizioni di far circolare moneta.

L’Italia con tutto il mondo occidentale avanzato si sono trovati completamente disarmati, nudi, davanti a questo fatto ancestrale, esempio della più severa legge di natura che non ha alcun riguardo per la ragione, anzi, la beffa, scaraventandola nell’incomprensione nell’irrazionalismo. Dando vigore ai più oscuri presagi.

La sanità ha svelato le sue gravi lacune, frutto di amministrazioni che hanno attuato piani di riduzione della spesa definiti a suo tempo “salvaitalia” o dando credito a presunte panacee neoliberiste.

INPS e la seicento in euro

Ecco oggi affacciarsi un altro volto non meno squallido della nostra realtà di progresso senza sviluppo, della nostra realtà che sputa in faccia all’istruzione, alla cultura, all’arte, alla scienza ed ai valori positivi del welfare; questa volta sul versante dell’economia reale, che è il motore del nostro quotidiano.

il cerchio di fuoco

Consentire all’economia reale di resistere significa impedire il blocco della circolazione monetaria. Il Governo attua la disposizione del contributo di 600 euro per ogni lavoratore autonomo secondo determinati criteri di merito ( anch’essi largamente discutibili ).

Ebbene come viene attuata questa necessaria operazione?
Con il solito sistema all’italiana che non fa uso corretto delle tecnologie più avanzate ma le adopera come ulteriore sistema di vessazione e di discriminazione tra i contribuenti sulla base della furbizia, della scaltrezza e velocità di mano.

Per accedere al contributo si deve seguire una procedura online sul sito di INPS che ovviamente in pochi minuti scoppia per l’eccesso di connessioni.

Ma che senso ha questa cosa?
Non vi pare pazzesco?
Gli uffici pubblici hanno tutto di noi!
Hanno le dichiarazioni dei redditi i versamenti inps i versamenti inail le dichiarazioni ici imu intrastat le comunicazioni iva le certificazioni uniche i 770 i 730 le fatture elettroniche le ricevute fiscali elettroniche i contratti registrati ed una lunga lista di altre informazioni tutte digitalizzate.
Eppure ci chiedono ancora di fare una domanda per i 600 euro.

Ci sottopongono a ore ed ore di attesa su un sito web scoppiato che non riesce a contenere le connessioni. Nella già disagiata condizione in cui il lavoratore autonomo si trova, con pagamenti bloccati, entrate azzerate ed una serie di scadenze delle quali non tutte sono disposte ad attendere, il lavoratore autonomo deve sedere ore ed ore avanti al pc o fare la questua presso ordini di artigiani o commercialisti per presentare la cartina, per dimostrare ancora per l’ennesima volta al suo paese che lui è degno.

Deve ancora e ancora saltare nel cerchio di fuoco, a petto in fuori!
Per due gallette e una fibbia di stagnola.

Ecco allora che tutti i volonterosi “autonomi” si adeguano e corrono si affrettano fanno ressa sul web perché non si fidano hanno giustamente paura di non arrivare in tempo di essere esclusi pur avendo diritto.
Perché ormai conoscono questo paese. Sanno che le code esistono solo per i fessi. Sanno che le risorse non basteranno per tutti e quindi chi prima arriva meglio alloggia.

Il sadismo di Stato, il sadismo istituzionale unito ad una ricca dose di cinismo e di supponenza verso chi intraprendere in autonomia e non è legato alla poppa di Stato, è qui rappresentato in maniera statuaria e regale. Esso è rappresentato nel modo anche più subdolo della sfacciata dittatura, perché ammantato da presunti indirizzi di merito coll’ipocrita prefazione dell’intento umanitario caritatevole.

Eppure non è carità, non è umanità. È il solo modo per salvare un sistema economico che tutti noi condividiamo, TUTTI.
Devono farcelo andar di traverso perché noi autonomi evidentemente stiamo di traverso.

 

 

 

ricordatevi del 26 marzo 2020

Ricordatevi del 26 marzo 2020

Al Consiglio Europeo del 26 marzo 2020, i rappresentanti di alcuni paesi europei hanno respinto l’idea dell’emissione di eurobond per contrastare la molto probabile crisi economica che sarà la conseguenza della pandemia di Covid19.

Si tratta dei rappresentanti del cosidetto “blocco del nord” capitanato dalla Germania e di cui fanno parte almeno Finlandia e Olanda, al momento ( 27 marzo 2020 ) le testate giornalistiche non espongono i nomi di tutti i paesi e dei rappresentanti che hanno negato questo dispositivo di salvezza.

Questi amministratori nel “blocco del nord” esibiscono un quadro molto inquietante circa le loro convinzioni politiche. Si, perché hanno espressamente citato la politica in ragione di questa vicenda, osservando che al di là degli eurobond ci sarebbero altri dispositivi per fronteggiare la situazione, quali?
Il MES ovviamente.

Se si applicasse il MES in questo frangente, così come è stato architettato, l’Italia sarebbe commissariata nel giro di un anno al massimo.

Non posso non avere delle rimembranze su certe convinzioni naziste delle presunte razze elette mentre ascolto le parole di certi rappresentanti in seno al Consiglio Europeo. Non potendo organizzare un futuribile processo di Norimberga ( da tenersi stavolta a Milano ) e coltivando uno spirito che è ben ricco di vivace humor nero, desidero qui rivolgermi alle vittime economiche più colpite da questa sciagura: a tutti gli addetti del settore della ricezione turistica, alle imprese d’intrattenimento, di ristorazione, alle imprese alberghiere ai b&b.

Perché i primi ad essere colpiti, dopo i tanti che stanno soffrendo fisicamente e morendo, dopo tutti coloro che lavorano nella sanità, sarete voi.

ricordatevi del 26 marzo 2020

Ecco dunque una sintetica vignetta che consiglia a tutti voi di ricordare il Consiglio del 26 marzo 2020, di ricordarlo come un atto di disprezzo nei vostri confronti, come l’idea che questi signori hanno di voi. Voi che lavorate anche 14 ore al giorno, che avete sacrificato una vita per costruire il vostro locale, che siete dediti al servizio del prossimo.

Ricordatelo come una data infausta che molto probabilmente avrà conseguenze diametralmente opposte perché risveglierà la parte buona dei popoli che sono rappresentati da quei tecnocrati che fanno dilettantismo politico. 

Quando i tedeschi, gli olandesi, i finlandesi verranno ancora nei vostri hotel, nei vostri ristoranti, nelle vostre gelaterie, ricordatevi e ricordate loro questa data e offrite sempre il servizio di altissimo livello che è espressione della vostra dignità!

 

 

complottismo

Complottismo?

In queste ore stiamo assistendo alla proliferazione esplosiva di messaggi audio/video confezionati col pretesto dell’emergenza sanitaria in corso. Viaggiano nei socialnetwork ma anche nei sistemi di comunicazione più diretta come whatsapp e chat varie.

Questi messaggi pretendono d’informarci circa rischi rimedi e presidi di sicurezza da attuare contro la diffusione del virus e per evitare o mitigare l’infezione. Oppure sono costruiti per NEGARE l’evidenza dei fatti, per NEGARE o minimizzare la sussistenza dell’infezione in corso o per interpretare questa situazione come l’esito di un’azione premeditata da i più disparati gruppi di potere economico e/o politico, insinuando nelle persone, già molto allarmate, la diffidenza verso le istituzioni del nostro paese.
Ritengo che questi fatti abbiano una pesante rilevanza penale e dovrebbero essere perseguiti nella maniera più severa possibile e, se le cose dovessero ancora peggiorare, anche con l’applicazione del codice militare.

complottismo

Ho visionato un breve filmato di un tizio che s’accompagna con una lavagna a fogli sulla quale pasticcia i numeri dell’epidemia. Costui dichiara con orgoglio di NON aver studiato ( pare un immobiliarista ) e che le cose che ha capito sono facilmente reperibili sul web. È convinto così di aver scoperto una grande verità, che nessuno oltre lui conosce. Nel video dichiara che sua figlia gli ha insegnato in quell’occasione a calcolare i pesi per le valutazioni statistiche dei dati ( somme e frazioni )!!!!
Il problema è che questo tizio fa sul serio.

Invito tutti a grande prudenza nel fruire di questi prodotti multimediali. Se non hanno un’origine ed una certificazione ufficiale di provenienza istituzionale: ministeri, ASL, enti regionali, provinciali, statali, organi preposti all’ordine pubblico, enti universitari o di ricerca, sono da ritenersi a priori INATTENDIBILI.

Purtroppo molti di questi audiovisivi sono il frutto di menti malate, di persone fallite sotto molti aspetti della loro vita che cercano in queste drammatiche ( o tragiche ) occasioni un momento di visibilità o di rivalsa verso il mondo.

Nel migliore dei casi si tratta semplicemente di mitomani psicolabili con la mania della ricerca del complotto o della lettura dietrologica di ogni fatto.

Nel peggiore dei casi questi profili hanno anche aspetti più degenerati che sconfinano fino alla malafede. Si tratta allora di sociopatici o psicopatici.
Non basta quindi la semplice e sbrigativa definizione di “complottista”.
Si deve trovare un’altra definizione per questi degenerati. Non sono complottisti. Perché sarebbe come ammettere che il complotto non sia possibile.
La categoria del “complottista” è, ormai associata al disprezzo ( e ciò è male ) ma può comprendere anche persone sane e lucide che indagano con criterio nei fatti di cronaca e di storia per scoprire nuovi indizi e segni che possano ridefinirli e reinterpretarli. Si tratta del lavoro che fanno anche molti storici, politologi e studiosi in genere, oltreché molti investigatori criminologi e sociologi.

Personalmente li definirei degli sciacalli mediatici che, colla scusa di emergenze o fatti gravissimi e di rilevanza nazionale o internazionale, cercano visibilità e rivalsa per soli scopi narcisistici. Sono sciacalli narcisisti, quindi psicopatici o sociopatici. Potrebbero vivere costantemente in uno stato allucinatorio, afflitti da manie di persecuzione e forme di delirio paranoide.

Queste condizioni di degrado psichico, con l’innesco di una desolante situazione d’aridità cognitiva, d’irrecuperabile ignoranza e grettezza morale, conducono alla premeditazione ed alla conduzione d’azioni eclatanti, rivolte a coinvolgere quanta più gente possibile per ottenere personale giovamento: la soddisfazione di essere al centro dell’attenzione, soli contro il mondo che tende ad emarginarli.

I danni che possono procurare nella nostra società possono essere notevoli quanto più quest’ultima non dovesse scegliere la strada della trasparenza e della condivisione delle informazioni e della conoscenza. La fiducia alla lunga paga, la sfiducia il moralismo, la supponenza creano il clima adatto alla proliferazione di questi malanni.

storia e memoria barbero

Storia e Memoria

osservazioni sulle parole di Alessandro Barbero

Seguo con molto interesse le lezioni di Alessandro Barbero.
Il professore di storia ha talento nella comunicazione, nell’uso del linguaggio, nella modulazione della voce, conosce i ritmi dell’azione drammatica; questi doni gli consentono di coinvolgere emotivamente il pubblico trasportandolo nelle sue lezioni come irretito in una realtà virtuale.

Si può a buon titolo definire il prof. Barbero un vero anchorman della divulgazione storiografica. Pur non conoscendolo di persona provo per lui molta stima ed affetto.

Per questi motivi ho deciso di scrivere alcune mie riflessioni su una breve lezione di circa un’ora, una in particolare che si discosta nettamente da tutte le altre. Mi riferisco a quella sul rapporto tra storia e memoria, visibile qui:

Ed in forma ridotta qui:

Trovo questa lezione forzata, preparata strumentalmente per la ricorrenza ufficiale del “Giorno del Ricordo”, da spendere nell’imminenza della stessa data. Il professore infatti non parla con scioltezza, arranca e s’interrompe spesso, perdendo il filo logico di un’argomentazione non lineare. 

Il ruolo delle istituzioni

Barbero equivoca scientemente nel voler assegnare alle istituzioni che hanno promosso le giornate di dedica un ruolo che non si sono mai assunte: insegnare storia.
Le istituzioni politiche si occupano del presente. Semmai esse scrivono la storia contemporanea. Le democrazie moderne hanno assunto un compito che avrà conseguenze proprio su quello che sarà STORIA in futuro: ridurre i conflitti. È questo e nessun altro, il senso della creazione delle giornate di dedica. La democrazia moderna è, come ben dice Barbero, una cosa diversa dall’antica. Essa opera per delega e quindi deve avere dei compiti ampi, ecumenici. Qui si assume a pieno titolo il diritto ed il dovere d’impedire l’oblio. Null’altro.
Chi governa non può, per ovvi motivi, entrare nel merito della sintonia fine dei fatti perché non è suo compito e solleverebbe giuste ed aspre critiche dal mondo accademico cui appartiene Barbero. 

Le istituzioni politiche devono favorire ed incoraggiare il progresso socio-culturale delle masse, devono quindi offrire occasioni di riflessione e di confronto generalizzato che procedano sulla via del civismo. Ciò perché oltre alle ideologie di singoli partiti e regimi di governo, esistono principi fondamentali irrinunciabili, oggettivi.  In questo ambito le ideologie e i regimi devono cessare. Putroppo qui Barbero dimostra di voler insistere sul lato delle ideologie con la scusa della “ricerca della verità”.

Verità e fatti

Egli, facendo riferimento ai nostalgici convinti che si voglia riequilibrare l’attuale comune giudizio sui fatti, non rende giustizia ma danneggia gravemente il principio fondante delle giornate di dedica così come sopra descritto; e lo fa consapevolmente perché è uomo colto.
Egli si avventura in un’argomentazione piuttosto ambigua e fa fatica: perché non è nella sua indole.
Dice: “la memoria non è la storia”.

Barbero dichiara che la storia intende ricostruire la verità. Quale?
Lo storico si deve rifare ai documenti che sono il frutto della memoria di qualcun’altro, nella loro numerosità si svelerebbe la verità oggettiva.

Ebbene se è così significa che anche la memoria di un singolo testimone deve aver valore nella ricostruzione dello storico e che tante singole memorie lo avranno più di una sola. Tuttavia, se di un fatto vi fu un solo testimone, della memoria e della storia di esso vi sarà un’unica versione. Non un’unica verità, non la verità.
Ciò significa che memoria e storia non sono due aspetti contrastanti, come invece vuole qui mostrare Barbero ma due ingredienti indispensabili per la ricostruzione storica dei fatti e non della verità dei fatti.

Ciò perché ogni testimone di un fatto ha una sua personale memoria dello stesso e quindi la verità non sarà mai compiuta. Sarà invece compiuta la più fedele ricostruzione dei fatti quando, delle differenti memorie, non sia stato escluso nulla. Impossibile ricostruire la verità, possibile ricostruire i fatti. Questo sarebbe per me il ritrovato equilibrio nelle argomentazioni di Barbero ma in tal senso verrebbe meno tutto il suo ragionamento.

Lo storico è scienziato

La posizione dello storico non dovrebbe essere FORMALMENTE ma SOSTANZIALMENTE super partes e qui invece temo non sia il caso. Pare che per il professore vi siano delle memorie minori, quelle della parte italiana che fu fascista e poi sconfitta.
Per il professore il giusto ed il buono, la verità rivelata dei valori del vincente sistema di potere, escluso qualche eccidio, fu dalla parte degli alleati, qui da intendersi gli slavi comunisti. La sua dissertazione scade nel benaltrismo quando sostiene che in fondo si moriva in tutto il mondo: nei campi di battaglia, nelle città e nei campi di sterminio. Fino ad un sostanziale “se la sono cercata” quando cita l’odio che gli slavi nutrivano per gli italiani invasori. Eppure sappiamo tutti che i delitti delle foibe furono organizzati militarmente e non furono una più che sensata rivolta di una popolazione oppressa contro l’oppressore

Barbero, così facendo, tralascia un aspetto fondamentale del mestiere dello storico, forse emozionato dal far politica. Lo storico non dovrebbe parlare con la voce dei vincitori, assumendo come valori positivi gli esiti a loro favorevoli e come negativi gli altri. L’esercizio più arduo è proprio quello di avventurarsi in investigazioni inesplorate, in approfondimenti inediti ed è l’esercizio che Barbero fa sempre e che contribuisce ad accendere l’interesse per la sua materia. In questo caso, non lo fa. Preferisce contestare il valore delle giornate di dedica e per farlo intende svilire il valore della memoria, che è, di fatto l’unico vero accesso ai fatti storici. Pare proprio un ragionamento tautologico.

Si chieda il prof. Barbero:
cosa direbbe egli oggi se la vittoria fosse stata dei nazifascisti?
Sosterrebbe i valori di quei vincitori?
Avendo avuto la famiglia tutta ( o quasi ? ) ben inserita nella società fascista ( come egli stesso dichiara ), probabilmente potrebbe sempre fare l’insegnante. Io forse no, avendo avuto parenti impiccati perché partigiani e altri parenti fermamente anarchici. Forse insegnerebbe che il buono ed il giusto sono sempre stati dalla parte dell’Italia e della Germania.
Questo esempio per assurdo ci avverte sulla delicatezza del personale giudizio morale dello storico circa la materia che tratta. Esso è paragonabile al principio d’indeterminazione di Heisenberg, l’osservatore influenza l’esito della sua osservazione; e dove va a finire la pretesa ricerca della verità?

Il ruolo della complessità

Il professore chiama in causa la complessità per opporla all’azione semplificatrice delle giornate di dedica ma ciò è facilmente controvertibile. È proprio quell’istituzione celebrativa che deve indurci ad una riflessione più profonda. È la diversità delle molte memorie, poste finalmente in campo trasparente, aperto e neutrale che richiama l’attenzione dell’opinione pubblica e pone allo storico l’esigenza d’uscire da eventuali visioni parziali, o dal riserbo della sua professione. Questa svelata diversità ( svelata ai molti ) è quindi un valore che contribuisce ad accrescere la complessità, non a svilirla. Ecco spiegato il grande interesse per la storia!
Se Barbero suppone che nell’agire di chi volle le giornate di dedica vi sia l’intento di porre sullo stesso piano fatti distinti, squalifica rovinosamente un ottimo spunto offerto per rivolgere la storia, in tutte le sue sfumature, all’attenzione del vasto pubblico.

Barbero, durante tutto l’arco della lezione, non fa altro che confondere diversi piani per dar corpo alla propria tesi ma essa non vale la pena dello sforzo e mi stupisco di lui.

Oblio e memoria

Ancor più sono stupito quando parla della Germania nella gestione dello scomodo passato. Egli considera esempio positivo il fatto che la Germania imponga la censura di qualsiasi simbolo o riferimento al nazismo, addirittura sui francobolli storici! Lo dice compiaciuto!
Una damnatio memoriae che, se comprensibile negli anni del dopoguerra, pur non essendo comprensibile il perché, invece, molte cariche dirigenziali pubbliche e private siano state lasciate in mano ad ex nazisti e a ex SS fin dagli anni ’50, è ridicola nella contemporaneità in cui le immagini, le notizie, le informazioni e le fandonie, circolano ovunque senza alcuna revisione ed io aggiungo: per fortuna!!

La Vita è Bella

Il prof. Barbero infine fa un esempio alquanto sfortunato. Cita il film “La Vita è Bella” di Roberto Benigni per esemplificare una pretesa forma di rilettura della storia al fine di renderla più gradevole al pubblico, una edulclorazione dei fatti che oggi sarebbe attuata da artisti, registi, politici, in genere.
Barbero fa notare che la liberazione del campo di concentramento sia attuata dagli americani ma che il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dai russi.
Ebbene dal film di Benigni non si evince in nessun fotogramma o dialogo che il campo di concentramento in cui viene portato il protagonista assieme al figlio sia quello di Auschwitz. Nessun indizio ci porta a fare questa conclusione, anzi, si rileva che le scenografie del campo sono inserite in un contesto di montagna e non nelle pianure della Polonia, nessuna frase sulla “libertà che proviene dal lavoro” appare all’ingresso del campo, mai il nome del campo viene citato.
Appare proprio una forzatura che Barbero ha voluto inserire nella sua lezione al solo scopo di dare forza alla sua debole tesi. Infatti molti campi di concentramento furono liberati anche dagli americani come: Buchenwald, Dora-Mittelbau, Flossenburg, Dachau e Mauthausen.

Conclusioni

Pare proprio che la società in cui vive Barbero sia composta da individui inetti, universalmente incapaci di comprendere la differenza tra il bene ed il male, nelle condizioni di ricevere costantemente un sussidio morale circa ciò che sia più adatto e confacente. Una società verso la quale non riporre alcuna fiducia ma per la quale comunque ci si debba paternalisticamente spendere in azioni di sussiego umanitario onde elevarla.

Questa società siffatta sarebbe invero luogo di estremo pericolo, sotto la spada di Damocle dell’imminente dittatura autocratica, della quale le masse così squalificate sarebbero entusiaste sostenitrici. In realtà essa è sì una società fragile, ma non da perniciosa natura bensì per la sua più sostanziale consistenza democratica, che incoraggia l’espressione delle individualità e delle comunità di pensiero e azione più disparate, consentendo ogni espressione, magari anche controversa, nei confini di principi fondamentali irrinunciabili ed oggettivi.