il FAI si scaglia contro Palais Lumiere

fai contro palais lumiereQui a destra potete visionare la lettera che il FAI ha scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere la censura del Palais Lumiére.

Si parla di minaccia all’integrità ambientale, al paesaggio, alla natura ed alla storia di Venezia.

Trovo sostanzialmente manipolatorie le affermazioni citate; e non rispondente alla veridicità dei fatti quanto sommariamente esposto all’attezione del Presidente.

Credo che ciò abbia uno scopo: procurare una reazione immediata e irrazionale di repulsa nei confronti del progetto di Cardin.

Analizziamo insieme questa lettera:
parto dall’affermazione che vuole Palais Lumiére “costruito a margine delle acque lagunari prospicienti il centro storico veneziano”.
Un’affermazione del tutto infondata.

  • Venezia è quella costruita nella laguna e quindi non è il “centro storico” ma la città fatta e compiuta. Quindi è improprio delimitare un “centro storico”. La città è nella Laguna ed è costituita da centinaia di isole PUNTO E BASTA.
  • Il punto esatto nel quale sarà costruito Palais Lumiére è ad oltre 4 chilometri dal confine nord della Città di Venezia, quello più vicino alla gronda lagunare che delimita la terraferma dalle acque. Quindi il termine “prospicienti” è inteso solamente per amplificare una questione assolutamente irrilevante in quanto ad esempio l’Aeroporto di Tessera è a meno di tre chilometri dall’Isola di Murano che è parte integrante della Città di Venezia. Inoltre, tra la sede del Palais Lumiére e le prime costruzioni originali della Città di Venezia è già stata collocata la Stazione Ferroviaria, struttura completamente rifatta in epoca moderna. In tal senso la presenza di Palais Lumiére non interferisce con alcuna delle costruzioni più antiche della Città di Venezia; non più di tante altre già presenti nel tessuto urbano più limitrofo.
  • La collocazione del Palais Lumiére coincide con insediamenti industriali abbandonati ma anche con insediamenti di strutture moderne attualmente operanti le quali non hanno alcunché in comune con la Città di Venezia e tantomeno sono state costruite secondo presunti principi di compatibilità ambientale con quella Città. Mi riferisco al “Vega” ed alle strutture viarie che incombono sulla gronda lagunare. Se vogliamo la costruzione di Palais Lumiére si distinguerà proprio per la volontà di riqualificare urbanisticamente quella zona.
  • Chi respinge l’idea di Palais Lumiére dovrebbe anche opporsi al Ponte della Libertà, a Piazzale Roma, ai parcheggi multipiano ivi esistenti, alle strutture portuali per merci e passeggeri, all’edilizia dell’Isola del Tronchetto, al Ponte di Calatrava ed all’intera Stazione Ferroviaria di Santa Lucia.

Quindi si parla di integrità ambientale.
Assurdo, supporre che Palais Lumiére metta a rischio l’integrità ambientale di un luogo che è stato martoriato per decenni da un’attività industriale senza scrupoli che ha inquinato gravemente il suolo e degradato violentemente la vita degli abitanti.
Assurdo pensare che una struttura che si realizza per la residenzialità possa essere peggiore di costruzioni adibite alla speculazione industriale.

Si parla di paesaggio!!
L’esistente è un luogo squallido e avvilito da fanghi tossici, sostanze velenose, piante che non attecchiscono e muoiono in pochi mesi, acque torbide e oleose, resti corrosi di strutture edilizie fatiscenti che un tempo erano depositi di concimi chimici e derivati del petrolio.

Si parla di natura!!
In un contesto completamente dimenticato dai “pensatori alti” che abitano palazzi signorili e si dimenticano delle condizioni terribili alle quali il popolo ha dovuto vivere e lavorare a Marghera.
Oggi costoro si accorgono e parlano di natura!!
Oggi! Quando qualcuno intende dare valore a quei luoghi di fatica di rischi di malattie di morte.

Si parla di storia!!
Ma di quale storia?
Quella di Venezia?
E cosa centra con Marghera?
La storia passata di Marghera era il bosco, la palude, il luogo di caccia dei veneziani della Serenissima. Quella storia è cancellata e distrutta, irrecuperabilmente affondata nell’oblio.
L’unica storia di quei luoghi è il Forte Marghera che giace abbandonato coperto di arbusti. Quel Forte magari, con la costruzione del Palais Lumiére, potrebbe riacquistare un senso ed essere recuperato alla fruibilità pubblica.

Mi chiedo infine come possano, persone che godono di tale reputazione e prestigio, ergersi con tale supponenza contro Palais Lumiére, senza aver approfondito minimamente le questioni reali che incidono su quei luoghi, quell’ambiente, quel paesaggio, quella storia e quel patrimonio; cos’ì come credo di aver modestamente contribuito con questo mio scritto.

il Dr. Eremita confuta il sermone del Prof. Settis

Giovedì 29 Novembre 2012 alle ore 20.00 presso l’Aula Magna dell’Ateneo Veneto, con la collaborazione del Centro Tedesco di Studi Veneziani, si tiene un incontro pubblico del Prof. Salvatore Settis avente titolo “Se Venezia muore.”; nell’ambito di un convegno organizzato in occasione del centenario dell’opera di Thomas Mann “La Morte a Venezia”.

ateneo veneto

Per mera curiosità personale mi reco all’incontro. L’aula è completamente piena di gente. Proprio nel momento in cui il Prof. Salvatore Settis è in procinto di prendere la parola scattano le sirene che avvisano dell’imminenza di un’alluvione. Il pubblico accoglie subito con brontolii e disapprovazione l’intimidatorio segnale sonoro. Settis prende quindi la parola e fa una battuta proprio sulla questione delle alluvioni per inquadrarle in un contesto di decadenza ed abbandono della città; ma poco dopo, con la medesima asprezza, egli si scaglierà contro le opere del M.O.S.E..

Il professore, quindi, inizia a leggere un suo manoscritto. Comprendo subito che si tratta di un sermone.
Un sermone all’antica basato sulla forma retorica dell’invettiva. Un sermone di quelli dei vecchi che sempre l’hanno a morte con i giovani ai quali vorrebbero negare ogni diritto, negare ogni possibilità, anche quella di sbagliare.

Cosa dice allora il Prof. Settis?
Tante cose condivisibili. L’Italia è troppo cementificata: vero. Si costruiscono metropoli sempre più grandi e verticali: vero. Questi enormi complessi urbani non sono a misura d’uomo: vero. Si consumano sempre più risorse e s’inquina l’ambiente: vero.

Quindi egli entra più nello specifico e parla di Venezia.
Attacca la questione delle Grandi Navi reprimendo l’ignobile usanza di farle “inchinare” davanti a Piazza San Marco, luogo sacro ai Veneziani e alla storia.
Attacca il M.O.S.E., giudicandolo un’opera inutile e foriera di enormi spese pubbliche e dello stravolgimento della Laguna di Venezia.
Attacca il Ponte di Calatrava e quell’alberghetto insulso che si ergerà presto al suo fianco.
Attacca le scale mobili arancioni dell’Archistar di turno che metterà le mani sul Fondaco dei Tedeschi.
Attacca quella spaventosa idea della Sublagunare.
Attacca Veneto City.
Infine attacca Palais Lumière.

salvatore settis

Molte cose sono condivisibili ma; c’è un ma, signori. Pare infatti che tutta la manfrina sia innescata per il semplice scopo d’impedire la costruzione di Palais Lumière. Pare infatti che tutte le altre “opere” siano ormai decadute in una realtà fatalista alla quale nulla può essere opposto. Pare infine che tutto il male si concentri attorno al Palazzo di Cardin.
E perché?
Forse perché Cardin non è dotato della protezione politica dei Benetton o dei Coin o dei De Marchi o dei Mossetto?

Il Prof. Settis si rivolge alla pancia della gente; evita ragionamenti troppo complicati e si fa forza con la storia e con immagini apparentemente antitetiche, per esacerbare gli animi del pubblico meno preparato e più disposto ad un’irrazionale indignazione. Esaminiamo meglio le sue tesi.

 

Prima tesi: egli, prima si scaglia contro la nostra civiltà moderna che costruisce metropoli sempre più grandi e disumane poi egli idealizza e cristallizza un passato in cui ogni cosa era a misura d’uomo, un passato idilliaco nel quale l’uomo era in armonia con la natura…
Credo che questa lettura sia antistorica. Ritengo infatti che l’umanità non sia assolutamente cambiata dai tempi della Serenissima ad oggi. I cambiamenti sono stati altri. Sono cambiate le risorse energetiche e i mezzi tecnologici. Settis porta ad esempio un confronto di una città Cinese con Venezia per voler dimostrare che la città orientale è un pessimo esempio di civiltà fondata sulla sopraffazione e l’alienazione delle masse, mentre Venezia è un esempio positivo di città a misura d’uomo. Le cose semplicemente non stanno così.

La differenza tra Venezia e una metropoli moderna è solamente nelle fonti energetiche e nella tecnologia. Qui riporto la città di Shangai e di seguito la città di Venezia. Ebbene, ai tempi della Serenissima esisteva la trazione animale, quella a braccia e a vento. Il legno e il carbone erano i combustibili a disposizione.

shangai
shangai

Gli elementi costruttivi erano il legno, la calce, i mattoni, la pietra, un poco di ferro e il piombo. Tutto era sorretto dalle braccia umane. Venezia, per l’epoca, era la Shangai di oggi: una metropoli popolatissima con tutti i problemi che questo comporta. Gli scarichi erano incontrollati. Reflui maleodoranti scorrevano nelle calli e nei canali. Accattoni, malati e infermi di mente popolavano la pubblica via; quotidiane erano le manifestazioni di violenza e malversazione. Ovunque pullulava la prostituzione e girare per le calli di notte significava rischiare la vita. Poca o nessuna era l’assistenza sanitaria, per i limiti insuperabili della scienza medica del tempo.

Inoltre, per costruire Venezia furono usati un’innumerevole quantità di alberi che furono sottratti ai boschi Veneti e Slavi; mentre milioni di tonnellate di pietra d’istria giunsero dalle coste Croate.

Settis vive da Professore e non comprende il senso reale della storia ma solamente quella asettica e purificata delle storiografie agiografiche che cedono alla seducente idea di ignorare le sofferenze quotidiane dei popoli per concentrarsi sui cosidetti “grandi fatti”.

Ebbene Shangai oggi offre all’uomo la medesima prospettiva che offriva Venezia, solamente in scala esponenziale; ma in proporzione alle risorse energetiche e tecnologiche in gioco. Certo, essa schiaccia l’uomo ben più di quello che fece Venezia; ma la città lagunare, con la sua magnificenza aveva allora il medesimo scopo che oggi hanno i grattacieli: dopo la praticità e l’efficienza; intimidire e mettere in soggezione il visitatore; rappresentare la forza ed il potere della classe dirigente, inorgoglire il popolo e tenerlo stretto sotto l’ala protettrice della classe dominante.

venezia
venezia

Shangai è costruita con risorse più efficienti: il petrolio, l’elettricità, con le tecnologie moderne dell’acciaio del cemento del lavoro industrializzato e seriale. Venezia è un frattale di Shangai o di qualsiasi altra metropoli del nostro tempo. Le visioni di Settis sono sensibili ad un’immaginazione new age ma hanno poco a che fare con la realtà.

Tant’è che il nostro Professore si avventura anche nella citazione dei Futuristi, strumentalizzando le loro provocazioni a favore della sua tesi.
Egli infatti cita gli artisti del progresso come fossero stati uomini d’affari o speculatori pronti ad asfaltare il Canal Grande e a costruire ponti di ferro su Venezia… Ridicolo!!

I Futuristi lanciavano le loro provocazioni per smuovere l’ambiente dell’arte e della cultura accademica italiana, incartapecorito e ancora legato all’estetica neoclassica. Non fa certo cultura chi strumentalizza addirittura l’arte in questo modo!

 

Seconda tesi: Salvatore Settis fa appello alla legalità ed alla residenzialità di Venezia.

A chi sono rivolti questi messaggi?

È incomprensibile… posso solamente pensare che siano lo sfogo di un vecchio veneziano. Sono tematiche ormai quotidiane nella città di Venezia che vengono appiccicate quà e là nelle esternazioni pubbliche sempre col medesimo scopo: avere il consenso della folla e dire alla folla quello che essa vuole ascoltare.

Nulla, nelle parole del Professore, ha il benché minimo riferimento ad una soluzione ad una proposta positiva ad una visione che vada oltre l’orizzonte astioso di un anziano.

Come si pone il Professore sulla questione che tutte le “opere” che egli critica con severità, richiamando grandi principi e grandi concetti astratti, sono state realizzate da una Giunta retta da un altro Professore, il Cacciari, con il quale magari il nostro intrattiene ottime disquisizioni nei salotti locali?

Siamo difronte a persone che contraddicono sé medesime?

palais lumiere
palais lumiere pianta

Terza Tesi: ecco infine il fulcro di tutto questo lungo sermone, Palais Lumière.

Interessante come tutto il grande giro di parole e di concetti, tanto alti quanto poco concreti e per nulla basati su un’analisi reale del territorio e sulle sue potenzialità economiche e di sviluppo, si voglia infine far convogliare in un attacco focalizzato sul Palais Lumière. C’è da pensare che solamente quest’ultimo sia in effetti lo scopo di questo monito: “Se Venezia muore.”

Infatti è proprio così. Passan due giorni dalla sera dell’incontro pubblico ed ecco una plateale raccolta di firme di presunti uomini di cultura, di quella che un tempo si definiva “intelligenjia”, per l’oscuramento e la censura del progetto lanciato da Pierre Cardin.

E prima??
Dove erano questi furibondi acculturati quando si svendeva il Fontego dei Tedeschi; Cà Vendramin; Cà Corner della Regina?
Eran forse seduti nei salotti buoni a discorrer di cultura?

Se vogliamo far cultura, se vogliamo rivolgerci alla cittadinanza avendone rispetto; non possiamo presentarci con l’autoreferenzialità boriosa del Professore; ma con l’empatia e l’umiltà che son l’unica vera essenza dell’uomo colto. Presentarci esponendo alla cittadinanza quale sia la realtà dei fatti che accadono ogni giorno.

Epilogo. Ebbene si sappia che la famiglia Coin acquista immobili del Comune di Venezia a prezzi oggettivamente contenuti ottenendo anche uno sconto di dieci milioni di euro su quello che sarebbe dovuto al Comune in standard pubblici.

Si sappia che i Benetton si portano via il Fontego dei Tedeschi per una cifra esigua e ci fanno dentro un centro commerciale, ottenendo anche loro simili sconti milionari sugli standard pubblici.

Si sappia che al Lido sono in atto speculazioni per la costruzione di una darsena da oltre mille posti per navi di cento metri, dopo le decine di milioni gettati in un buco pieno d’amianto.

Si sappia che il PAT pianifica l’edificazione del Quadrante di Tessera su una zona umida soggetta ad alluvioni ed anch’esso travalica quanto sarebbe sensato in termini di cubature, oltre che essere di fatto un colabrodo che consente tutto ed il contrario di tutto.

In un contesto urbano che da anni soggiace a dinamiche del genere.

In una realtà quotidiana che nulla concede al singolo privato cittadino, che nemmeno può aprire un lucernario e tutto concede al grosso investitore che è pronto a sventrare palazzi storici.

In un contesto tale, ci ritroviamo difronte a un gruppo d’intellettuali, che si scagliano contro quest’opera…
Perché?

palais lumiere
palais lumiere

Cardin finanzia la costruzione del Palais Lumière con 500 milioni di euro. La Torre sorgerà a Marghera, per chi lo sapesse si tratta di una zona post-industriale fortemente contaminata ed economicamente depressa. È una zona sulla quale le Giunte Comunali di Venezia avrebbero dovuto investire per sviluppare il contesto urbano valorizzandolo; ma non lo fecero.

Le Giunte Cacciari, Costa e poi ancora Cacciari e quindi Orsoni hanno abdicato alle loro funzioni in quel territorio del Comune di Mestre, abbandonando la popolazione a sé stessa.

L’intervento di Cardin si pone non in contrasto ma in supporto alle mancanze ed alle deficienze di quelle Giunte.

Forse è per questo che il Palais Lumière è tanto temuto?

Forse perché esso mette alla berlina gli interessi speculativi di queste Giunte che hanno preferito il Quadrante di Tessera alla rinascita ed allo sviluppo di Marghera?

Questa coraggiosa scelta di Cardin, questa eredità che un grande imprenditore partito dal nulla vuol lasciare a Venezia, va accolta con entusiasmo!

Sarà il punto di partenza per un’opportunità di rinascita della città anche dalla via di terra e per la rivalutazione della gronda lagunare devastata da mezzo secolo di speculazione industriale.

Personalmente non accetto il modo di esprimersi che piace ai veneziani che amano indignarsi per sport e per invidia, lontano un milione di km dalle visioni degli antichi Dogi della Serenissima che son stati grandi costruttori e pianificatori.

Fermiamoci ad analizzare i fatti ed a calcolare bene costi e benefici delle nostre imprese, prima di scagliarci come pazzi contro le questioni senza arrivare ad alcuna soluzione e quindi a dover subire le decisioni di altri limitandoci poi ad un penoso piagnucolio o ad un brontolio da vecchi universitari che non han mai fatto un lavoro manuale.

Settis si è scagliato contro il grande dono di Cardin con riottosa miopia e ristrettezza di vedute…
Altro che cultura.

Addirittura Settis ha lamentato che la Torre Cardin avrebbe rovinato lo sky-line di Venezia!!
Ma siamo seri!

Attualmente dalla Riva delle Zattere possiamo ammirare il deprimente scenario della zona industriale di Marghera con torri per esaurire i gas della raffinazione del petrolio, silos abbandonati e strutture metalliche per il trattamento del metano.

Questo sarebbe lo sky-line da proteggere?

Senza il Palais Lumière Marghera è spacciata; nessuno ci metterebbe le mani per decenni, tutto sarebbe spostato verso est alla volta dell’aeroporto e del Quadrante di Tessera. Marghera rimarrebbe un sobborgo povero e degradato, un futuro Bronx.

Palais Lumière sancisce una svolta e finalmente riporta l’attenzione dell’opinione pubblica e dell’elettorato verso Marghera che ha buon titolo per essere la città giardino adiacente a Venezia e sempre più legata al Serenissimo Giglio Lagunare.

Consideriamo anche che tale costruzione non toglie nulla al territorio essendo l’area già edificata e dedicata ad attività umane, anzi, essa sarà la spinta per una ampia bonifica e rivalutazione di tutta la zona.

Accogliamo il mecenate Pierre Cardin mettendo da parte afflizioni personali ed invidie; questo personaggio andrebbe accolto con gli onori di un Principe. W Venezia!! W San Marco!!

il veneziano medio: il bagno in canale, nostalgie e rabbia

venezia bagni canale
bagni in canalasso

Come qualsiasi popolo che si rispetti, anche il veneziano è propenso a criticare il prossimo ma ad essere indulgente verso sé stesso. Ecco l’annosa questione del turismo di massa che pare abbia preso d’assedio Venezia. I veneziani si sentono avviliti da certi comportamenti che considerano un insulto alla città; ma alcuni di essi erano la normalità, in un lontano passato in cui la miseria e la fame erano diffusi.

Tra questi comportamenti c’era l’usanza di farsi il bagno in canale. Forse per le famiglie povere era arduo raggiungere il mare; magari frequentato da un turismo elitario se non proprio di censo nobiliare, quindi, nelle afose calure estive non c’era rimedio migliore, almeno per i più giovani, di buttarsi nelle acque dei canali e lì imparare a nuotare rinfrescandosi.

Oggi i veneziani stanno bene, anche grazie alla moltitudine di visitatori ed ospiti internazionali che spendono i loro soldi in città; non hanno più bisogno di rinfrescarsi in laguna. Molti di loro possiedono veloci motoscafi che guidano con perizia ma anche con incoscienza per meravigliare le giovani concittadine; il mare lo fanno all’estero in località esotiche.

Chi potrà più raccogliere l’eredità di quei pomeriggi passati a sguazzare nei canali, nelle “piscine” nei rii, insieme ai compagni di scorribande estive?

Solamente il turista più smaliziato e sempliciotto potrà farlo. Egli, con serena semplicità, sopraffatto dalla calura, dopo ore ed ore a camminare nell’incanto veneziano, vedendo quei flutti invitanti che richiamano la rilassatezza della spiaggia, non può resistere e si tuffa. Inconsapevole riprodurrà ciò che fu un uso antico ormai defunto; magari nascosto per lunga pezza come qualcosa di cui vergognarsi.

I tempi, però, incalzano ed ecco che sorge il micidiale socialnetwork; moderno frullatore delle coscienze collettive, che propina a tutti in diretta e in ogni singolo monitor portatile, notizie sfornate a ritmi che farebbero impallidire le catene di montaggio fordiste.

Qui succede tutto ed il contrario di tutto. Ecco i veneziani che si accorgono di essere nostalgici, che rispolverano vecchie fotografie degli anni che furono. Cadono in estasi davanti a quei colori stantii a quelle tonalità seppia che ritraggono gruppetti di persone dimesse e vestite molto alla buona mentre vivono la loro città nei momenti più banali.

Ecco che vedono la vecchia foto dei bimbi che nuotano e giocano nelle acque torbide dei canali, allora ben più luride, causa gli scarichi fognarii privi d’ogni presidio. Le reazioni sono di grande affetto, nostalgia, passione amorosa della rimembranza di fantomatici “bei tempi andati” in cui tutto era più bello, più vero, più buono.

Ecco allora che vedono la foto scattata in digitale oggidì. Una fredda fotografia HD scattata in fretta; ed in fretta resa pubblica a milioni e milioni di spettatori che, senza alcuno sforzo se la scambiano se la ritrasmettono in mondovisione. Le reazioni scomposte non si fanno attendere. Insulti maledizioni e pernacchie vanno all’indirizzo degli accaldati signori che hanno osato detergere le membra nei canali veneziani. Si augura loro morte per la funesta “leptospirosi”, dimenticando che siamo in acque salmastre non ferme. Si augura loro una forma di colera, dimenticando che il sistema delle fosse settiche a Venezia è quasi al cento per cento e che il colera era endemico ai “bei tempi andati” delle foto seppia.

Si dimentica un poco tutto per lasciarsi andare alla furia del linciaggio virtuale. Per carità, è vero; Venezia merita rispetto; ma anche la storia lo merita. Leggere questi fatti come qualcosa che ritorna, che è umana, che è azione del vivere la città; in un modo diverso da un passato che ( per fortuna! ) non tornerà mai più ( si spera ).

 

Quattrocentomila Soli! Ode a San Marco, Santo Patrono di Venezia.

Quattrocentomila Soli!
Ode a San Marco, Santo Patrono di Venezia

Canto il tuo nome
estrema nostalgia
tempo lieto
che fé leggenda d’ogne gesta
e d’ogne servo il suo sovrano.

san marco

Canto il tuo nome
agognato martirio
tempo ardito
che fé luce d’ogne tenebra
e ruggì novella Atlantide.

Canto il tuo nome
Marco! Marco! Marco!
come un grido umano
alto e fermo dal deserto
stoico credo cristiano.

palazzo ducale venezia

Canto il tuo nome
sagge fatiche
acque inferme
ché al popol dieder rifugio
e fondaron tuo Santuario

basilica san marco venezia

Canto il tuo nome
primo fosforo
guida sacra
ché quattrocentomila soli
fé Venezia battezzata

Venezia, 25 Aprile 2012, 215 anni dalla caduta.