Certi Veneti…

Purtroppo certi veneti hanno imparato il brutto vizio degli italiani: l’invidia. E’ una brutta afflizione che porta alla distruzione di qualsiasi idea, progetto, intento, ambizione, desiderio. L’invidia pretende il nulla, assapora l’annientamento di tutto e nasce dalla mediocrità e dalla presunzione dell’ignorante. In questi giorni ho letto troppa arroganza nelle parole stentate e sgrammaticate di certi veneziani che si credono detentori di valori supremi.
Gentaglia quasi analfabeta che assume atteggiamenti da squadrismo e crede, con ciò, d’emulare la tradizione dogale. Cose assurde!
Ai bei tempi della Serenissima era proprio del popolo il sentimento dell’umiltà ( che non è servilismo ) e del rispetto amorevole nei confronti di chi sa.
Qui invece siamo ai moti termidoriani senza alcuna usanza d’intelletto. Rivoluzionari senza abecedario; provocatori da trattoria; grufolatori del golpismo d’accatto. Vergogna!
Questo ciarpame, che stupra i simboli ed i valori ai quali ho avvicinato il mio cuore, ha il fetore dell’usurpatore. Un nulla immondo volgare infido, da ladri di galline.
Vengono in Piazza San Marco per infangare questa celebrazione donata ai veneti. Vengono con le bandiere di San Marco e le vilipendono, alzano la voce ma è un sordido latrato, osano fischiare alla musica, alle arti.
Costoro non sono degni. Non lo saranno mai. Nemmeno per le lignee galere costoro sarebber degni. Io questi li disprezzo. Ho rispetto e stima per chi vuol imporre il tricolore; quelli hanno un onore, hanno un valore, son degni avversari. Questi invece non so proprio cos’abbiano ed il nulla è peggio d’ogni cosa.

il veneziano medio: il bagno in canale, nostalgie e rabbia

venezia bagni canale
bagni in canalasso

Come qualsiasi popolo che si rispetti, anche il veneziano è propenso a criticare il prossimo ma ad essere indulgente verso sé stesso. Ecco l’annosa questione del turismo di massa che pare abbia preso d’assedio Venezia. I veneziani si sentono avviliti da certi comportamenti che considerano un insulto alla città; ma alcuni di essi erano la normalità, in un lontano passato in cui la miseria e la fame erano diffusi.

Tra questi comportamenti c’era l’usanza di farsi il bagno in canale. Forse per le famiglie povere era arduo raggiungere il mare; magari frequentato da un turismo elitario se non proprio di censo nobiliare, quindi, nelle afose calure estive non c’era rimedio migliore, almeno per i più giovani, di buttarsi nelle acque dei canali e lì imparare a nuotare rinfrescandosi.

Oggi i veneziani stanno bene, anche grazie alla moltitudine di visitatori ed ospiti internazionali che spendono i loro soldi in città; non hanno più bisogno di rinfrescarsi in laguna. Molti di loro possiedono veloci motoscafi che guidano con perizia ma anche con incoscienza per meravigliare le giovani concittadine; il mare lo fanno all’estero in località esotiche.

Chi potrà più raccogliere l’eredità di quei pomeriggi passati a sguazzare nei canali, nelle “piscine” nei rii, insieme ai compagni di scorribande estive?

Solamente il turista più smaliziato e sempliciotto potrà farlo. Egli, con serena semplicità, sopraffatto dalla calura, dopo ore ed ore a camminare nell’incanto veneziano, vedendo quei flutti invitanti che richiamano la rilassatezza della spiaggia, non può resistere e si tuffa. Inconsapevole riprodurrà ciò che fu un uso antico ormai defunto; magari nascosto per lunga pezza come qualcosa di cui vergognarsi.

I tempi, però, incalzano ed ecco che sorge il micidiale socialnetwork; moderno frullatore delle coscienze collettive, che propina a tutti in diretta e in ogni singolo monitor portatile, notizie sfornate a ritmi che farebbero impallidire le catene di montaggio fordiste.

Qui succede tutto ed il contrario di tutto. Ecco i veneziani che si accorgono di essere nostalgici, che rispolverano vecchie fotografie degli anni che furono. Cadono in estasi davanti a quei colori stantii a quelle tonalità seppia che ritraggono gruppetti di persone dimesse e vestite molto alla buona mentre vivono la loro città nei momenti più banali.

Ecco che vedono la vecchia foto dei bimbi che nuotano e giocano nelle acque torbide dei canali, allora ben più luride, causa gli scarichi fognarii privi d’ogni presidio. Le reazioni sono di grande affetto, nostalgia, passione amorosa della rimembranza di fantomatici “bei tempi andati” in cui tutto era più bello, più vero, più buono.

Ecco allora che vedono la foto scattata in digitale oggidì. Una fredda fotografia HD scattata in fretta; ed in fretta resa pubblica a milioni e milioni di spettatori che, senza alcuno sforzo se la scambiano se la ritrasmettono in mondovisione. Le reazioni scomposte non si fanno attendere. Insulti maledizioni e pernacchie vanno all’indirizzo degli accaldati signori che hanno osato detergere le membra nei canali veneziani. Si augura loro morte per la funesta “leptospirosi”, dimenticando che siamo in acque salmastre non ferme. Si augura loro una forma di colera, dimenticando che il sistema delle fosse settiche a Venezia è quasi al cento per cento e che il colera era endemico ai “bei tempi andati” delle foto seppia.

Si dimentica un poco tutto per lasciarsi andare alla furia del linciaggio virtuale. Per carità, è vero; Venezia merita rispetto; ma anche la storia lo merita. Leggere questi fatti come qualcosa che ritorna, che è umana, che è azione del vivere la città; in un modo diverso da un passato che ( per fortuna! ) non tornerà mai più ( si spera ).