esser eremita o romito

Sull’esser Eremita o Romito

De pura accidental vicenda scovo, in lo social cassone, antico bran de Aretino, dedito a tal romito in pratiche de venere assai guarnito.

esser eremita o romito

Col mio nome credomi evocato ma trovo altrui che l’ha pur troncato como l’original attore. Ne nasce ardito negozio de favelle buone ed ecco il sunto.

essere eremita o romito

essere eremita o romito

Caro Romito, fummo tiroti in lo ballo por causa de fornicatione nonistante a cuelli de nostra ispecie, si nomen est omen, l’agir colli lombi sirebbe atto de pauco asceticazione et cagion de corrupta spiritual portanza. Ma se sa che lo trattiner per longa pezza le carnal pressure adduce de libido incontinenza et le verghe assai più dure.

nicolaeremita ode verdi

Ah, qual forza tuo destin!

Ode a Giuseppe Fortunino Francesco Verdi.
Le Roncole, 10 ottobre 1813
Milano, 27 gennaio 1901

 

I 1 — 4
Nel mondo, da filatrice ed oste, eietto,
in Roncole, contrada di Busseto,
Verdi Bepi compiva il primo atto,
a musicar suo talento col spinetto.

II 5 — 8
Manifesto fé di sé al Cavalletti,
meccanico nei melodici istrumenti,
ed ei, raffermo ai suoni tal siffatti
nolle nasconder dei godimenti.

III 9 — 12
Ei, intriso di solerzia e senza posa,
poscia aver sanato il vil strumento
riavviò con mano e fé la chiosa
con detto italico, al gentil portento.

IV 13 — 16
In Marzo dell’ottocento anno ventuno
l’artigian modesto e luminoso
dell’ottenne capace ed opportuno
seppe avvenir fulgido e armonioso.

V 17 — 20
Alle note avezzo e mai avulso od ebbro
Bepi principiò coltivar sonora mente
all’ordine di cui fu lustroso membro
Cartesio, che viver volle dubbiosamente.

VI 21 — 24
È costì che Sant’Ignazio di Loyola,
che a Gesuiti diede il seme,
fu pel Bepi infante, prima scola
lì, di scienza grave e di speme.

VII 25 — 28
Principiò la musical composta rima
et, colla mano, l’istrumental pratica
dal Provesi Mastro di certa stima
di paesana banda Filarmonica.

VIII 29 — 32
In Busseto, intento in giochi bimbi,
ei trascorrea lieti giorni di bimbo;
ma quei potean essere i suoi piombi,
se avesse sé lasciato in quel limbo.

IX 33 — 36
Dhé, mossesi pigliosamente lesto
in quel Milano centro della musica
ma al Conservatorio repente fu molesto
avendo ei già vissuto l’età fisica.

X 37 — 40
Senza lasciar frustrato il luogo vivo
al Lavigna, Bepi giusto venne
e fu attento al cembalico divo,
della Scala Mastro senza strenne.

XI 41 — 44
Devossi indi a liete frequenze
de teatri dell’ambrosiane mura
onde fondar le personal istanze
che faran del genio sua premura.

XII 45 — 48
Il giovin messer Verdi, vide costì
senza intermedia stirpe alcuna
opere fresche, sceneggiate ognidì
che dell’arte copria ogne lacuna.

XIII 49 — 52
Quel che di Sforza fu baluardo,
divenne d’Austria ciambellano,
Bepi il fé di suo bel riguardo
a non esser di tal musica profano.

XIV 53 — 56
La giovine promessa non tediava
il tempo suo, all’uopo concesso;
mentre giusto nome e fama creava
spendea in teatro e corti lo stesso.

XV 57 — 60
Ed è così che non ebbe i sacri voti
per divenir mastro di cappella
ma grazie al ciel ebbe le doti
sol pel melodramma farsi ancella.

XVI 61 — 64
Venner quindi gli anni illustri
cui al lavoro egli dette fiamma
e da quei giorni, non vi frustri,
egli dette voce a vasta gamma.

XVII 65 — 68
D’opere tante fu lume e fattore
Rocester lunga e Stanislao bislacco
ma una certo l’incoronò creatore
quella che ognun conosce: il Nabucco!

XVIII 69 — 72
In essa appare il gran splendor del genio
del solo tutta la vasta immensità
nel suono e nella scena proemio
all’epica vicenda dell’umanità.

XIX 73 — 76
Ernani fu quindi il dramma più teso
cui Venezia fu chiesa in Fenice
dove genti passioni e conteso
divengon di mondo audace vernice.

XX 77 — 80
Venner quindi i Foscari e l’Alzira,
dei drammi verdiani la schiera,
in ognun egli tiene la mira:
per mostrar la passione più fiera.

XXI 81 — 84
Macbeth opera grande Bepi crea
ed è come il cugino Guglielmo;
parole gemelle certo non potea
fé della musica, sicuro, il suo elmo.

XXII 85 — 88
Nel mezzo del cammin di sua vita,
Verdi giunse alla fama del mondo;
ma pel suo zelo non crede sia finita
ed è la Francia del fine lo sfondo.

XXIII 89 — 92
Sorge inatteso il patriottico moto
in intime rime ascoso e non bruto.
Quindi è Schiller, scrivano ben noto
ch’egli non vuol che in sé resti muto.

XXIV 93 — 96
Splende ancor baldo nella Fenice
perfetto, d’equilibrio composto,
Rigoletto, che presto all’olimpo lo dice,
il brano che in Hugo fiducia ha riposto.

XXV 97 — 100
Sul Rigoletto incauto s’abbatte la furia
simil natural infausta tempesta,
che, nel musical tono che da goduria,
imita Venezia nel dondolar di questa.

XXVI 101 — 104
Poi venner drammi altri e forti
d’intenso ritmo e sostenuto
notizia alcuna è dato che vi porti
giacché il tempo è contenuto.

XXVII 105 — 108
Preme rimembrar che ei certo c’era
per Deputato nel primo Parlamento.
E con il creator della prima nazion vera
vide di Patria mancar giusto sentimento.

XXVIII 109 — 112
Cavour Conte Benso e Camillo pingue,
fece vergar sua fiera richiesta
per l’inno che nazion in forma giunge,
dell’Universal Esposizion di festa.

XXIX 113 — 116
Finché di vita ebbe Bepi il puro spirto
mai cessò segnar con serio impegno
quei modelli che avea in seno il rito
di comun schiatta e colta valori e segno.

XXX 117 — 120
Per finir, come al genio si conviene
ei morì; e vaste lodi furon ammesse;
e sempre crescenti più il tempo viene
ché dai mediocri ai morti sono tesse.

Nicola Eremita 14 agosto 2014
orazione funebre per eros

Orazione funebre per Eros

Venezia, 15 febbraio 2015

Tocco ancora questi reperti della civiltà più che serena.
Ella, che nutriva generosa l’Arte Sua, d’innumeri Efesti.
Ella, Vagina odorante per lignei bastimenti, gremita di genii e reali prostitute.
Ella, sincretismo d’anime sante e perdute.
Ella, di pali conci e remenati, salubre ad Eros.
Culla! Talamo! Ricovero! Giovamento!
Ella, dominante il divino equilibrio tra il principe della solitudine e Thanatos, oltre il Franco Nano, il tramonto dell’ultimo sole repubblicano, i languori ottocenteschi, gli amabili deliri futuristi, il secolo crudele.
Ella, oggi, non può più…

Ella rimane reperto, testimonio afono, intraducibile, indefinibile.
Sola, nell’inutile, generico non silenzio, di precoci masse inconsapevoli, informate, ottuse.
Perisce, nel suo grembo, Eros:
sconcio alla globale stupidità;
lacero al maniaco svelamento;
tristo al compulsivo, febbricitante, logorio delle repliche;
vano al pubblico gratuitamente plaudente e ridanciano;
largo all’ignobile democraticità.

Eros giace senz’armi né croci.
Straziato da immensi, rigidi, frigoriferi galleggianti,
da cui non giunge voce ma pallidi lampeggianti.
Trascinato da marine correnti e invadenti, che inducono ossigeno al suo vital torpore, bruciando ogni cellula ch’era grata alla nausea d’amplesso ed al dolor inguinale post priapesco.

Eros giace sfinito dal political corretto;
affetto da una prostatite corrotta e clientelare;
sfigurato da cretinissime spacconate, d’ideologiche disavventure;
annichilito nell’invidia iconoclasta del mediocre erede, rincoglionito impotente defunto.

Eros:
inafferrabile eiaculatoria liberazione;
apotropaico sputo in faccia all’oblio;
semplice ed astratto;

Eros soccombe al disumano sforzo di vincere l’inevitabile esistenza, opponendo alla quotidianità spregevole e possibile l’eroicità nobile e impossibile.

purea di faggiuoli

PUREA DI FAGGIUOLI

Tragedia Bitonica in 3 Atti Unici redatti e diretti da Nicola Eremita da una frase di Massimo Moro: “Perché non fai una tragedia??”

ATTO I SCENA I
entrano Scrofoloso e Spampinato due disgraziati

SPAMPINATO: Qual ora che volge al desio siam lesti a camminar?

SCROFOLOSO:
Già pria il diss’io;
più non dimandar!
in sul calar del sole
nella foresta andiam
e col calcar le suole,
indietro non torniam.
Mira le nubi far capriuole,
non proferir altre parole.

purea di faggiuoli scrofoloso

SPAMPINATO:
Amici siam da tanti lustri
senza speme e per nullo illustri
perciò non ti frustri
quel che appare tra quegli arbusti!

SCROFOLOSO:
amici siam perciò ti credo
n’è miasma ma fantasma, ciò che vedo!!

SPAMPINATO:
Scrofoloso! Che paura! Son nervoso, presto scappa!
Dai fuggim che ormai
notte xe drio venir!!

ATTO I SCENA II
entra il fantasma Eugenio C.

EUGENIO C.:
O mortali! Non fate che vi stecchi!
Non tutti i fantasmi sono becchi,
compare vostro e vostro protettore
qui mi faccio con ardore.

SCROFOLOSO:
Non quel che tu desii a noi è conso
ma di quel che ci dai fàmme conscio.

EUGENIO C.:
Di vendetta e gloria vi faccio dono
in cambio di levarmi da quel trono
che mi fa dei cornuti Re e Patrono.

SCROFOLOSO E SPAMPINATO:
Vendetta e gloria non son per noi!
Noi andiam, tu fa quel che vuoi;
degne di cavallier son quelle cose
per i cafon son disgrazie biliose.

purea di faggiuoli spampinato

CORO:
S’ode un boato, un dittongo e uno iato.

EUGENIO C.:
Son Eugenio C. Padron del fato
e vostro futuro è già segnato,
in disgrazia vi getto
di qui a un annetto!!

SCROFOLOSO E SPAMPINATO:
Disperazion non ci ange, minaccia non ci tange,
già di disgrazia siam pecchi,
com’essa ti mise tra i becchi.

CORO:
S’azzuffa Spampinato, si rotola sul prato,
e presso ad un burrato
vede che una cavalla avea cacato
e vede Eugenio C. gradasso
e preso da orribil sconquasso
afferra da terra una castagnola
lanciolla in faccia alla banderuola,
così continua e così fè Scrofoloso,
finché Eugenio non fu lordoso
e tutto di cacca involto
cascò giù pel colle incolto.
Vedendo tal caduta
di quell’anima cornuta,
i due amici riser tanto
d’arrivar financo al pianto.
Or già pieni di compassion,
l’accettaron qual amicon!!

ATTO II SCENA I
Scrofoloso e Spampinato e il fantasma Eugenio C. bighellonano.

SCROFOLOSO:
Oggi in tre noi siam scapestri,
per il mondo bighelloniam
per città e case rupestri,
che sarà se non cambiam?
Che ne dici sor Fantasma
se stà vita da marasma
diventasse un tulipano?
Al Castello di Merano!!
Non è certo come a Linate
dove l’aria la paghi a rate.

EUGENIO C.:
Orsù andiamo a questa Merano
alta la fronte e pronta la mano.
Occhio al biroccio, tira quel laccio,
Scrofoloso e Spampinato; con voi gliela faccio!!

CORO:
Tutti e tre i nostri compari
prendon un treno che va fino a Bari,
poi, accortisi dell’errore,
tornano suso in circa sei ore.
Perso il biroccio sotto un ippocastano
infin si ritrovano a Merano.

ATTO II SCENA II:

SPAMPINATO:
Ecco il Castello in riva al mare
guardate come son alte le mura,
o Scrofoloso, hai voluto strafare
ma la sua mole mi mette paura.

SCROFOLOSO:
Mio caro e bon Spampinato
tue son le stupidate ed il cervello malato,
tu sei pazzo se credi che sto castello
si conservi un fatato suggello
che maledice colui che puote
abitarne le stanze vuote.

EUGENIO C.:
Ad esser sincero, a dire del vero;
pur anco a me era parso
codesto Castello di malvagio cosparso.
Si dicea mill’anni addietro
ch’esso fosse stato d’un Pietro
morto in flagrante amplesso
con un grosso maiale lesso,
quando consorte trovatolo
impietrita ed alquanto crucciata,
presa una gamba del tavolo
lo schiacciò con una bella stangata!!

SCROFOLOSO:
Or stoppate vostra insana natura
che del Castello vi mette paura.
Fabule son, non hanno riscontro,
non vi credete, anzi, ridete,
perché se per vere agli altri son contro
per noi son robusta parete
all’altrui avidità compatta
che fa del mondo dell’omo una schiatta!!

CORO:
Or vedete i nostri sventurati
scrutar essi già questo Castello
tremanti per le mura e gli archi rialzati,
per gigantesche torri, per profondo avello,
che tutto lo circonda e lo fa sontuoso,
contro l’ardire dell’uomo voglioso.

ATTO III SCENA I
Scrofoloso e Spampinato e il Fantasma Eugenio C. giungono al Castello.

CORO:
TOC! TOC! TOC! Fé il Fantasma. ( entra Guliermo il portiere ).

GULIERMO:
A che te tu voi? Maledette so i tuoi!
A che te tu hai da rompe?

SCROFOLOSO, SPAMPINATO, EUGENIO C.:
Siam amici! Siam amici!

purea di faggiuoli eugenio c

GULIERMO:
Oh che te tu dici?
Fora dae toe, lassateme stà!
Ché colla gente nun voio avé a che fà!

CORO:
Guliermo si barrica dentro
e preso un secchio di peltro,
riempello con orina di topo;
e cosa fa ve lo dico dopo.
Corre sui piani elevati
e lo svuota sui tre disgraziati;
allora i tre scompisciati
di molto si sono arrabbiati.
Sfondan il portone d’un tratto,
prendon e menan quel matto.

EUGENIO C.:
Espugnato ti ho brutto malanno
non far mossa non batter ciglio,
o repente subito ti scanno:
se mi fai saltar cipiglio!!

SPAMPINATO:
Guarda Scrofoloso, gioisci Eugenio;
questa fortezza contiene un premio!
Cortigiane son quelle! Tutte bionde e tutte belle!

SCROFOLOSO:
Quale dolce visione, son più del visone!
Vieni bella gnoccona!

MARILONA:
Io mi chiamo Marilona.

SPAMPINATO:
E tu di nome come fai?

CORTIGIANA:
Se mi tocchi passi i guai.

SCROFOLOSO:
Agguanta Spampinato.

SPAMPINATO:
Afferra Scrofoloso.

SCROFOLOSO:
Se non mi sono ingannato.

SPAMPINATO: Questo è Paradiso godoso!!!

ATTO III SCENA II

CORO:
I tre furfanti matricolati
che le ragazze avean violate
non sapean ch’eran fregati
siccome a sacrificio ell’eran destinate
per quel famoso maiale lesso
che la moglie avea trovato
col marito in dolce amplesso
marito che poi avea stroncato.
Sarebbero arrivate di lì a poco
due nere anime di fuoco
che avrebbero portato il maiale lessato
che con orribil latrato
si Scrofoloso e Spampinato
si sarebbe cibato
ed avrebbe bruciato,
con alito di velluto,
anche Eugenio C., Fantasma cornuto.

SCROFOLOSO:
Oh che bella questa vita
che orgiando fugge via,
resta qui mia dolce Rita,
ti regalo una Sierra Ghia.

SPAMPINATO:
Oh che bello questo mondo
che godendo rende grati,
resta qui mio seno tondo
ti regalo una Maserati

SCROFOLOSO e SPAMPINATO:
Eugenio? Hai tu qualcosa che ti storna?

EUGENIO C.:
Amici! Canto alla Luna il dolor delle mie corna!
O Luna che in cielo brilli
non mi abbandonar piangente
assettati ed ascolta i miei strilli
senti il mio cantar fremente.
che al cuor mi fa venir dei grilli.
Guarda quest’uom sofferente.
Mogliera mi tradì una sera
e fé di mie corna una vera
tortura che mai non morì,
fintanto che mia vita finì.
Tradimmi anche da morto,
nasciòmmi sto corno contorto.
Or vendetta voglio e pretendo,
anche se l’anima al Diavolo vendo!!!

SPAMPINATO:
Chi son quei tre figuri
che si stagliano sui muri?

SCROFOLOSO:
Assassin! Maledizion!
Ci disfidano a tenzon!!

EUGENIO C.:
Alla spada, alla marra!!
E sia morto colui che sgarra!!
Difendiamo nostra conquista,
dall’odio nemico egoista.

EPILOGO

CORO:
Feroce duello
s’ingaggia nel Castello.
Attaccan da destra gli uomini neri.
Difendon da sinistra i tre calimeri!
Lo spadon di Spampinato trafigge il nemico;
la marra di Scrofoloso lo schiaccia tal fico.
Fendenti, magli, volano denti
SCRASH! STUNF! SPALF! SOCK!
Al par d’Enea lottan furenti!

EUGENIO C.:
Ora capisco la maledizion è vera,
costoro son de la morte nera,
vengon a prenderci per sacrilegio
d’aver portato al Castello lo sfregio
di nostra presenza invadente;
ma non cederemo per niente!

SPAMPINATO:
Ah! Colpito son ma non m’arrendo,
meglio morire combattendo
per un’ora di piacere,
dopo una vita di soffrire.

SCROFOLOSO:
Ah! Tagliòmmi una man
ma son più di Conan,
resisterò financo a doman
per serbar sto tulipan
del Castello di Meran!!

EUGENIO C.:
Ah! Maiale lesso,
arriva indefesso;
allor sei venuto
a bruciar sto cornuto?
Ah, son fregato!
Ah, son bruciato!

SPAMPINATO SCROFOLOSO:
No! Eugenio C. No!

EUGENIO C.:
Addio addio, amaro è morir
senza vendetta ne colpo ferir…

SPAMPINATO SCROFOLOSO:
Ah! Maiale mangiòcci,
noi poveri fantocci…
Per i cafon non c’è speranza.
Noi combattemmo feriti e malati,
per difender nostra abbondanza
ma finimmo morti ammazzati…
Non degnosa fu poi nostra morte,
in bocca al Maial la nostra sorte
ai Cancelli del Ciel ci apre le porte;
e pensar che sto casin
fu per sei donne e un fiasco di vin!!

CORO:
Questa è la storia di Scrofoloso Deodato
e dell’amico Rutelio Spampinato
che incontrato Eugenio C. s’un prato
furon mangiati da un Maiale lessato
per sei donne e un litro di moscato.

Primavera 1989

ai lav laura boldrini

ai lav Laura Boldrini

Dopo i recenti facts che hanno visto Laura Boldrini victim di ferocious attacks da parte di potentati di casalinghe poco istruite ed artigiani evasori dalle mani sporche, la dignità ed il respect che ispira la figura di codesta rappresentante del Governo Italiano mi impone questa riflessione e questo auspicio.

Il Centro Destra; ma che dico!
anche il Centro Sinistra; ma che dico!
L’intero arco parlamentare dovrebbe adottare Laura Boldrini, darle dei prize, invitarla a meeting, farla parlare liberamente il più possibile. Senza alcun contraddittorio, darle possibilità di dirla tutta; offrirle le più ampie possibilità di ascolto da parte del più large pubblico.

laura boldrini guarda cose

Il Centro Destra; ma che dico! Anche il Centro Sinistra; ma che dico! L’intero arco parlamentare dovrebbe consentire che si eserciti quest’operazione trasparenza e libertà. Date spazio a Laura Boldrini!

Si dovrebbe offrirle un TV broadcast dedicato, una rubrica su tutte le reti nazionali agli orari best; anche le radio dovrebbero contribuire. Darle l’opportunità di dire la propria su tutto: dalla politica estera ai pannolini, dalla spesa militare alla sanità fino alle licenze di caccia/pesca a quando sia il momento migliore per concepire un figlio.

Si dovrebbe farle condurre show e quiz; farle condurre programmi d’opinione. Si dovrebbero coprire con la sua immagine e i suoi consigli, tutti gli orari dei palinsesti televisivi nazionali e, se possibile anche con rai sat.

Ovviamente dovrebbe essere ospite fisso di tutte le rubriche televisive quali: “la vita in diretta”; “domenica in”; “porta a porta”; “ballarò”; “matrix”; “che tempo che fa”; “in onda”; “di martedì”; “quinta colonna”; “pomeriggio cinque”; “annozero”; “uomini e donne”; “bontà loro”; “David Letterman”; “omnibus”; “l’infedele”; “Larry King live” eccetera. A “Forum” dovrebbe essere giudice e giuria.

laura boldrini dice cose

In caso di sovrapposizione di orari Laura Boldrini avrà diritto ad inviare una sosia certificata per sopperire alla propria assenza.

Laura Boldrini dovrebbe essere di diritto, member di tutte le commissioni per assegnazione di premi letterari, artistici, scientifici nazionali ed internazionali. L’Italy intera dovrebbe proporla come membro onorario di tutti i comitati nazionali ed international per l’assegnazione di borse di studio e di ricerca oltre che del comitato per il Nobel. Scontata dovrebbe essere la candidatura per il premio Nobel per la Pace 2018 e anni a seguire.

Non si dovrebbero trascurare anche i manifesti; dovrebbero esserci manifesti con i suoi migliori aforismi sparsi per tutto il territorio nazionale; non si dovrebbe trascurare nemmeno la Svizzera italiana e ancor meno i nostri connazionali all’estero, loro dovrebbero ricevere un bollettino quotidiano con tutti gli aggiornamenti sugli orari delle trasmissioni e gli estratti degli articoli apparsi sui newspaper.

Il mio sincero desiderio sarebbe quello che, per i prossimi vent’anni, non si parli di altro che di Laura Boldrini e delle sue idee, delle sue esternazioni, dei suoi consigli delle sue convinzioni e ideali.

Vorrei che le scuole dell’obbligo pubbliche e private avessero un’ora alla settimana di lezione dedicata allo studio della figura e delle opere di Laura Boldrini, anche senza tralasciare la sua biografia e la storia della sua famiglia le sue origini i suoi studi.

laura boldrini riflette sulle cose

Lo Stato Italiano dovrebbe assumere una cinquantina di esperti agiografi per tramandare nel tempo la parola di Laura Boldrini affinché non sia dimenticata per almeno 1000 anni e più.

Gli artisti “politically-correct” dovrebbero ricevere commesse per la realizzazione di mezzi busti e corpi interi di Laura Boldrini ( antifa ) da recapitare a tutti gli office di tutte le aziende pubbliche e private ed una statua di Laura Boldrini dovrebbe essere installata avanti a tutti i caselli autostradali d’Italia oltre che nelle stazioni ferroviarie metropolitane e negli aeroporti.

Una targa di bronzo con il volto di Laura Boldrini dovrebbe essere installata in ogni fermata di autobus. Ovviamente questi lavori artistici dovrebbero essere realizzati gratis o a spese degli artisti stessi i quali dovrebbero gioire nella pubblica piazza per aver avuto l’onore di celebrare cotanto prestigio
( north korean way of life ).

Le università ed i centri di ricerca internazionali dovrebbero istituire dei seminari per l’analisi e la divulgazione delle opere e delle parole di Laura Boldrini, corsi di laurea dovrebbero essere creati specificamente per Laura Boldrini, ci si dovrebbe poter laureare in “Laura Boldrini”.

Credo sia tutto… ai lav Boldrini!

gaglioffi e puttane

di gaglioffi e puttane

Il tango; si, è un’ossessione.

Feroce negativa distruttiva.
Un massacro del corpo e della mente.
La negazione di qualsiasi illusione.
La nemesi del buono e del giusto, la dynaton dell’immoralità.

Ballo ipocrita e latino.
Latino nel modo più sfacciato e deliquente e irrazionale.
Detestabile come una telenovela, odioso come un colonello argentino.
Arrogante e presuntuoso.

Ballo amato dalle nullità e dai profittatori dalle puttane e dai papponi.
Oggi, purtroppo, rappresentato vilmente nelle milonghe popolari, ridotto ad intrattenimento dopolavoristico e decoro per scorci storici e moderni delle nostre comunità alienate.

Qui, oggi, c’è tutto un sottomondo nostrano ripugnante e gretto, che vivacchia con la bugia del tango in un misto tra finta tradizione fanatismo e “border line” da invasati.

tango antico

Perse le glorie della miseria, del puzzo di fumo e di sudore; perso l’onore del coltello; perso anche il sapore di lugubre erotismo, non resta che una sconcia parata, insulsa e sdolcinata, di comparse tristi.

quattrocentomila soli

Quattrocentomila Soli!

Quattrocentomila Soli!
Ode a San Marco, Santo Patrono di Venezia

Canto il tuo nome
estrema nostalgia
tempo lieto
che fé leggenda d’ogne gesta
e d’ogne servo il suo sovrano.

Canto il tuo nome
agognato martirio
tempo ardito
che fé luce d’ogne tenebra
e ruggì novella Atlantide.

Canto il tuo nome
Marco! Marco! Marco!
come un grido umano
alto e fermo dal deserto
stoico credo cristiano.

Canto il tuo nome
sagge fatiche
acque inferme
ché al popol dieder rifugio
e fondaron tuo Santuario

Canto il tuo nome
primo fosforo
guida sacra
ché quattrocentomila soli
fé Venezia battezzata

Venezia, 25 Aprile 2012, 215 anni dalla caduta.

tango naufragio

naufragio

infine volteggiano
a due a due
su quella spiaggia.
Trovano
l’abbraccio giusto,
di forza e grazia
che danno il coraggio
a percorrerla se oscura,
al confine del confine;
ma che sia liscia.

tango a venezia piazza san marco 2009

E si è sempre trattato di un naufragio
volontario o meno,
in un luogo impossibile,
sotto un cielo impossibile,
ma di un naufragio.

tango a venezia in piazza san marco 2009

E quell’umanità,
sospinta, avversata, ostinata;
irretita dalla propria medesima meraviglia
emerge dall’abisso e balla un ballo,
scagliato in terra impacchettato col cartone e lo spago
da un Dio impomatato,
di origine italiana,
in cerca di pane e latte
e di una donna.

tango a venezia piazza san marco 2009

Un Dio ingenuo e sognante,
credulone macho affascinante
sorridente a tutti
per “farsi una posizione”,
abituato a sottovalutarsi
incline all’ottimismo
dilapidatore del suo immenso genio
mentre gli “amici” a casa
lo deridono e lo dimenticano;
ma tornerà un giorno
e qualcuno su quella spiaggia
avrà la gola inondata di lacrime,
acqua di quel naufragio:
a tempo.

immensa cultura tango

l’immensa cultura del tango

In un contesto di tipo culturale non defunto ma in evoluzione;
in un ambiente che ambisce ad essere portatore di valori e contenuti di tipo “creativo”;
se è dato essere creatori di un qualche cosa;
non è possibile escludere il dibattito;
e quindi anche le polemiche che il dibattito stesso può e, in un certo senso, deve suscitare;
altrimenti vige il conformismo il consensualismo il dogmatismo;
aspetti questi della sociologia umana, acerrimi nemici della ricchezza culturale, della giustizia, dell’eguaglianza, del rinnovamento del pensiero.