esser eremita o romito

Sull’esser Eremita o Romito

De pura accidental vicenda scovo, in lo social cassone, antico bran de Aretino, dedito a tal romito in pratiche de venere assai guarnito.

esser eremita o romito

Col mio nome credomi evocato ma trovo altrui che l’ha pur troncato como l’original attore. Ne nasce ardito negozio de favelle buone ed ecco il sunto.

essere eremita o romito

essere eremita o romito

Caro Romito, fummo tiroti in lo ballo por causa de fornicatione nonistante a cuelli de nostra ispecie, si nomen est omen, l’agir colli lombi sirebbe atto de pauco asceticazione et cagion de corrupta spiritual portanza. Ma se sa che lo trattiner per longa pezza le carnal pressure adduce de libido incontinenza et le verghe assai più dure.

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Speculazioni extra scientifiche, il Big Bang e la mente umana

In questi giorni ho fatto una riflessione sul senso dell’ateismo nel nostro tempo, arrivando alla conclusione che l’aetismo non è altro che una forma di pseudoreligione. Per questo ho avuto una discussione accesa con alcuni membri di un gruppo facebook ( atei ed anticlericali ). Ecco il link: https://www.facebook.com/groups/912883922163646/permalink/3401139100004770/

Quindi ho scritto un articolo leggibile qui: https://www.nicolaeremita.it/ateismo-pseudoreligione-ventesimo-secolo/

Queste riflessioni hanno avuto delle ricadute su altre. Mi trovavo in auto con mio padre, viaggiando da Venezia verso Treviso ed ecco che scappa fuori una conversazione sul perché delle cose. Si finisce a parlare di Big Bang e sento la parola “esplosione”. Chiarisco che non si trattò affatto di un’esplosione. Da un punto infinitamente piccolo si è generata un’inflazione parossistica che nell’Era di Planck pose le basi della materia.
Di che genere fu questo evento?

Mio padre afferma con decisione che sia stato un evento casuale e che ciò sia un fatto scientifico. Io invece sono convinto che la scienza ritenga questa domanda non pertinente, semplicemente perché essa non può fare alcuna osservazione oltre l’Era Oscura quando i fotoni non potevano circolare liberamente. Mentre espongo con difficoltà ( non essendo astrofisico ma dilettante frequentatore di letture scientifiche ) mi viene in mente un quesito. Esso resta nel campo extra scientifico ma potrebbe essere stimolante perché intende DELIMITARE le possibilità e quindi uscire dall’ambito della pura immaginazione. Eccolo:
“Cos’è il Big Bang?”

Parto dalla considerazione che fino ad oggi la mente umana con i suoi limiti è stata in grado di svelare equilibri e regole fisiche che hanno spostato i confini del reale e del tempo fino a circa 14 miliardi di anni nel passato e nelle profondità del microscopico e del macroscopico. Quindi assumo che la mente umana sia in grado di dare un’interpretazione realistica del mondo che la circonda ed anche delle cause che lo hanno creato.

big bang

Ebbene, secondo questa mia riflessione il Big Bang può essere un evento di 4 tipi.

Il primo: il Big Bang è un evento casuale ( periodico od irripetibile ). Se ciò fosse un fatto significherebbe che esso è avvenuto ( altrimenti non saremmo qui a scrivere ), tra infiniti altri eventi possibili che non si sono verificati. Questo implica che vi sia la potenzialità che infiniti altri universi possano esistere o essere esistiti o esistere in futuro, qualora la casualità avesse anche una periodicità, non altrimenti. Tuttavia, se avesse una periodicità, significherebbe che il tempo e la direzione del tempo possano scorrere al di là dell’esistenza del singolo universo ( tempo metauniversale ) e che quindi il Big Bang fu l’inizio solamente di un tempo locale. Potrebbero essere nati altri universi con altri Big Bang in istanti coincidenti col nostro o anteriori o posteriori, ognuno con il proprio tempo locale. La materia, in infiniti universi, potrebbe avere infinte varianti in funzione dei valori delle particelle elementari.

Il secondo: il Big Bang è un evento determinato e necessario. Esso è accaduto e nessun altro evento poteva accadere prima durante o dopo di questo. Esso è accaduto in conseguenza di altro ( che non conosciamo ) ma non poteva accadere diversamente. In tal senso esso non è casuale ed è origine anche del tempo e della direzione del tempo. Non è casuale perché non è avvenuto tra infiniti altri eventi possibili. Ciò rende questo evento irripetibile ma, essendo conseguenza di altro, ammette che esista un tempo metauniversale. 

Il terzo: il Big Bang è un evento determinato e non necessario. Esso è accaduto e nessun altro evento poteva accadere prima durante o dopo di questo. In tal senso esso non è casuale ed è origine anche del tempo e della direzione del tempo. Non è casuale perché non è avvenuto tra infiniti altri eventi possibili. Ciò rende questo evento irripetibile e quindi annichilisce la possibilità che esista un tempo metauniversale.

Il quarto: il Big Bang è un evento volontario. Esso è frutto di una volontà ( non necessariamente autocosciente ). Può essere singolare o parte di un infinito insieme di altri universi ed in ogni caso comporta l’esistenza di un metauniverso. La possibilità che sia frutto di una volontà non può essere esclusa a priori in omaggio al sospetto divino, altrimenti, ragionando per similitudine, si potrebbe escludere anche la possibilità che la stessa evoluzione della vita possa portare allo sviluppo di un’autocoscienza o si potrebbe escludere la vita nell’universo nonostante vi sia sulla terra.
L’atto di creare coscientemente o meno è un fatto reale e noi ne siamo la prova, quindi è possibile che tale atto sia condotto anche da altre entità in altri contesti, compreso quello che prevede la nascita di uno o d’infiniti universi. Quest’ultimo genere di evento può anche includere gli altri tre non essendo noto l’intento della volontà, che potrebbe essere quello della pesca casuale di variabili o dell’intenzionalità della scelta delle variabili o dell’impossibilità della scelta, essendo queste le uniche possibili. Certo è che questa volontà esisterebbe secondo modalità metafisiche, non necessariamente secondo la fisica di un determinato universo.

In tutte e quattro le possibilità si lascia in sospeso ogni indagine sui motivi di questo evento in quanto essi sarebbero esclusivamente frutto dell’immaginazione umana. Tutto il ragionamento presuppone che la mente sia in grado d’indagare con il suo metro le eventualità, del resto l’uomo è per ora giunto ad osservare virtualmente le condizioni iniziali del Big Bang.

Chiunque volesse replicare confutare o integrare questa mia riflessione lo faccia nei commenti, sarà graditissimo.

 

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Ateismo, la pseudoreligione del XX secolo

Il 22 ottobre 2020 alle 9 e 09 antimeridiane pubblico un post nel gruppo facebook “atei e anticlericali” ( ecco il link al post se volete approfondirlo:
https://www.facebook.com/groups/912883922163646/permalink/3401139100004770/ ), il post afferma che l’ateismo sia la pseudoreligione del XX secolo. Segue una lunga serie di commenti, molti indecenti ed offensivi, alcuni interessanti che hanno animato un confronto, una conversazione, seppur difficile.

Era ovvio che lo fosse, per molte ragioni. Intanto la frase è stringata e non fornisce spiegazioni, sembra sostanzialmente apodittica e perentoria. Quindi essa pare voler provocare l’ateo sul vivo e cioé sulla sua pretesa di essere la nemesi di qualsiasi convinzione irrazionale irragionevole e frutto di suggestioni irreali. Putroppo salvo un solo caso, nessuno ha voluto approfondire la mia affermazione chiedendo lumi.

Essa intende sostenere che l’ateismo si confronta con la religione nel campo della religione e quindi nell’ambito del “credere”. Colui che crede in Dio e colui che non crede in Dio agisce secondo la fede in quanto, se per il primo è impossibile dimostrare l’esistenza di Dio, per il secondo è impossibile dimostrarne la non esistenza. Si tratta di argomentazioni che esulano da qualsiasi sperimentazione empirica e quindi inconfutabili entrambe e completamente estranee alle argomentazioni scientifiche. Sono argomenti di cui la scienza non si occupa.
Per la scienza dimostrare l’esistenza o la non esistenza di un qualsiasi genere di divinità è irrilevante e non pertinente, per il semplice fatto che non vi sono elementi/variabili/fenomeni osservabili e misurabili empiricamente.

L’ateismo non nasce nel XX secolo ma in esso assume alcune caratteristiche proprie delle religioni. Esce dalle pagine dei libri e dai pensieri e dai principi degli illuministi e dei positivisti ed entra nei contesti ideologici dei partiti politici. Si fa potere temporale e trasforma l’ideologia in dogma, il leader in divinità. Le celebrazioni di Stato sono la liturgia del dogma, la gerarchia del partito è la gerarchia del credo. Il leader è il Partito, il Partito è lo Stato, lo Stato è il leader che assume quindi l’onnipotenza. Questa onnipotenza diviene il culto del popolo o della parte fanatizzata di esso e quindi si sostituisce a Dio. L’ateismo è il culto di Stato in Unione Sovietica ed esso è l’alibi di Stalin e delle sue gerarchie oppressive mentre in Germania si camuffa con culti pseudopagani al cui vertice c’è l’immagine di Hitler. Già in precedenza Napoleone aveva intuito la forza devastante di queste idee innovatrici ma non aveva il potere industriale della catena di montaggio e le tecnologie per coinvolgere le masse.

Ecco quindi che l’ateo, convinto di sostenere un ideale di libertà e di ragione, in realtà è portatore di vetusti precetti positivisti come se essi avessero saltato un secolo ( il ventesimo appunto ) per giungere illibati fino a noi. L’ateo poco esperto afferma che sia consapevole della non esistenza di Dio, che sia egli compiuto nell’uso della ragione e gli altri, credenti, quindi esclusi da essa. Lo afferma ma ignora il funzionamento della ragione alla luce del metodo della conoscenza, quella dei nostri giorni.
Se il pensiero positivista del XVIII o del XIX secolo era intento a contrastare l’influenza della religione nel funzionamento delle istituzioni per sostituirvi l’influenza del mondo industriale tecnologico e scientifico ( che a quei tempi erano indistinguibili ), condividendo visioni meccanicistiche, financo a darwiniane della realtà; il pensiero scientifico e filosofico attuale non è dedito ad alcun contrasto ma si è scrollato di dosso le questioni spirituali ponendole al di fuori della speculazione che gli è propria. L’ateo poco informato è rimasto indietro. Non si è accorto delle catastrofi che quel contrasto ha causato al mondo dalla fine dell’ottocento in poi.

Qui avrei voluto portare i miei interlocutori del gruppo. Nessuno purtroppo ha voluto farmi compagnia in questa escursione e tutti sono rimasti affezionati al loro ideale raziocinante di ateo che contrasta la follia immaginaria del credente.

Quale  può essere la soluzione?
Purtroppo è una, semplice e drastica: l’ateismo non ha alcun senso, perché non hanno alcun senso le basi della sua negazione. La ragione ha ben altro a cui pensare, così come la pretesa “consapevolezza” e tutte le materie che si intendono dignitosamente scientifiche. L’unica cosa che ha senso nel campo della razionalità e del sapere è non credere. Cioé respingere l’idea che si debba affidare il nostro giudizio a qualcosa che non possiamo sperimentare empiricamente. Anche il non credere in Dio è un atto del credere perché non è possibile sperimentarlo empiricamente.

Oggi, 31 ottobre 2020 aggiungo alla mia precedente, questa ulteriore riflessione, sorta dopo aver letto la descrizione del gruppo “atei e anticlericali”.

Facendo seguito al mio precedente post nel quale, con esercizio di sintesi, definivo l’ateismo come una pseudoreligione, sperando che la conseguente conversazione avrebbe consentito a me di approfondire anche grazie al contraddittorio, ecco qui che trovo la descrizione che l’amministratore ha dato del gruppo “Atei e Anticlericali”.

atei anticlericali

Ebbene il testo è di pura essenza religiosa.
Analizziamolo:
1) subito il verbo “crediamo” che attiene all’atto del considerare congruo un fatto o un concetto per semplice affezione o per affinità elettiva o per fede;
2) “agire secondo coscienza” pone la questione sulla consistenza di questa parola: attiene al sentire, all’emotività, o al precetto di profonda convinzione morale?
In tutti i casi si allontana di molto dalla ragione e dalla razionalità e dal dubbio per abbracciare la parola “consapevolezza” già molto utilizzata da alcuni di voi nel mio precedente post.
La parola “consapevolezza” tenta di scavalcare l’invalicabile ostacolo della dimostrabilità. L’ateo afferma la sua consapevolezza del mondo e che questa consapevolezza gli svela l’inesistenza di Dio;
3) “un principio morale” ecco che spunta la morale ed è una ( un principio ). Pare che essa sia assoluta e soverchiante l’arbitrio del singolo e pare anche che essa sia una morale etica che quindi voglia organizzare la morale in senso logico per giudicare il prossimo;
4) “non ci si aspetta la ricompensa” questo concetto pone la corona regale sull’essenza religiosa ( e specificamente cattolica ) dell’ideale ateo qui rappresentato. Infatti quale vero credente potrebbe agire in funzione e col desiderio della ricompensa?
La religione cattolica giudica negativamente chi agisce per un interesse sia esso materiale o spirituale. Anche se l’ipocrisia rende molto fumosa questa questione in termini religiosi, è palese che la religione cattolica voglia sempre rappresentarsi come disinteressata e rivolta al bene universale.
5) Infine aver anche solo espresso l’intenzione di “non aspettare una ricompensa in Paradiso” ammette che possa esistere questo luogo di fantasia e che esso abbia propriamente il compito di premiare i fedeli ( della fede avversa ).

Se potevano esservi anche dei dubbi, inizialmente, per dare all’ateismo una collocazione nell’ambito del pensiero, a mio parere ora non ve ne sono più. L’ateismo è inconfutabilmente estraneo al pensiero razionale ed in particolare a quello che pone la scienza come guida e, nel XX secolo è stato assunto come pseudoreligione nella fondazione di regimi totalitari ed oppressivi basati sul fanatismo, sul culto della personalità, sul culto dell’infallibilità e del dogma ideologico, sul culto della supremazia razziale partitica ed etica che prevarica l’autodeterminazione e la libertà di pensiero di azione e d’esistenza del singolo.