addio imene

Addio all’imene!

Sarebbe ormai ora di perdere la verginità. dire addio all’imene morale che ci siamo rifatti infinite volte.

la globalizzazione

Viviamo in un mondo retto dal sistema dei capitali ( prima economici, ora ormai del tutto finanziari ).
La globalizzazione è stato il grande fumo negli occhi dei progressisti e dei post-positivisti per nascondere una sorta di nuovo schiavismo ma ha anche emancipato miliardi di persone da condizioni ben peggiori.
Ascoltavo, durante i lontani anni novanta, nelle lezioni universitarie di Cà Foscari ( Economia Aziendale ), quell’entusiasmo pionieristico di chi è convinto di cavalcare la tigre di un cambiamento storico epocale, in cui l’impresa è come una grande falena che va là dove c’è più luce ( profitto ). Tutti distratti dalla riduzione dei costi fissi, tutti ciechi davanti alla gigantesca slavina antropologica delle società emergenti sovrappopolate.
Una slavina lenta ed inesorabile che inizia solo oggi a lambirci ma che ci travolgerà.

La Cina è un paese in cui i diritti non contano, che tutela la Corea del Nord, paese in cui la vita non conta. Codesta vita ha un valore eminentemente quantitativo anche nei paesi democratici, in particolare negli Stati Uniti. Per l’India la vita umana è una massa informe di genti come greggi. Potremmo andare a ritroso nel tempo e trovarci tutti protagonisti di repressioni assassinii e dittature. Ciò che conta, tuttavia è sempre il presente ed il futuro ma non siamo educande, noi europei.

La retorica del cambiamento

Avremmo il dovere di escogitare un nuovo regime economico-sociale che sia realmente basato sulla felicità dell’uomo, o almeno di porne le basi.
Questa crisi sanitaria, che sembra l’unica da decenni ma che è tale solamente per i paesi avanzati, essendo sciagure simili ed anche peggiori, all’ordine del giorno nei paesi arretrati, è stata invece preda della retorica del cambiamento.

Una retorica che ha fatto breccia nel cuore di molti progressisti e liberali che non vedono l’ora di farla finita con quell’universo del tutto italico delle microimprese, dei piccoli professionisti e dei commercianti. Si, perché per costoro le microimprese sono inefficienti mentre le medio grandi sono in grado d’implementare i processi virtuosi dell’economia verde. A detta loro eh, in  base ai loro dati e statistiche. Sorvoliamo quindi sulla capacità di lobbing delle grandi imprese che in tal modo possono plasmare le amministrazioni degli Stati e delle Comunità di Stati.

Cosa ha prodotto finora questa retorica del cambiamento?
Molte parole, molti litigi. Si litiga molto lungo lo stivale. Si litiga e si smania per gli slogan ( decine di slogan rassicuranti durante la quarantena ).

C’è chi vorrebbe uno Stato che incentiva, un mondo imprenditoriale accentrato e ciclopico che massimizza, un mondo operaio che esegue, una riduzione delle classi sociali. Questo disegno semplice ma concreto viene nascosto dietro valanghe di parole, di terminologie anglofone, di pose che diano un’aura innovativa.

Il fatto è che questa visione potrebbe essere corretta e auspicabile ma invece di essere dibattuta nell’agone politico, istruita di buoni propositi e metodologie operative, corroborata dall’interesse della comunità, in assoluta trasparenza, viene trafugata quasi di soppiatto in occasione di una sciagura collettiva. Ecco che nascono i rivoluzionari opportunisti…
Poteva accadere solamente in Italia!
Sorge infine la pretesa rivoluzione coatta o la coazione alla rivoluzione retorica. Ne parleranno i posteri? 

Tale condotta cosa sta producendo?
Malcontento. Una larga fetta di popolazione, in grave crisi economica, terrorizzata dalla prospettiva di perdere lavoro, capitali e benessere, ascolta questi rivoluzionari opportunisti che parlano di cambiamento, che vaticinano che nulla sarà come prima. Viviamo un’epoca di stravolgimenti adesso, quando 60 giorni prima si facevano i conti della serva per quadrare il bilancio, senza la minima prospettiva oltre alla sopravvivenza.
Sono intenzioni opposte a quelle che saggiamente si dovrebbe avere col popolo ma è tipico di certi rivoluzionari pretendere di costruire il popolo per la rivoluzione e non di costruire una rivoluzione per il popolo.

Questo andazzo sconclusionato e confusionario è l’esito di decenni di faziosità di ideologismi e di scarsa onestà verso noi stessi e gli altri. Siamo troppo legati al nostro quotidiano, incapaci d’avere visioni a 15 / 20 anni e ciò è per colpa del fattore tempo legato al fattore interesse. Siamo spossati dai rendimenti azionari dagli utili infiniti che debbono fare gli azionisti.
Ci perdiamo nel gossip e nelle buste paga dei parlamentari e ci scordiamo di selezionare i parlamentari per le loro capacità empatiche. Siamo disperatamente arretrati sul piano della convivenza.

Basta solo pensare al fatto che si parla di economia verde ma si pensa di incentivare l’acquisto di auto nuove invece di favorire il riuso, il mercato dei pezzi di ricambio, la manutenzione, l’aggiornamento dei motori con kit. Tutte cose che darebbero miliardi di ore di lavoro alle microimprese.
Chiaro?

Se ci sarà una possibilità la vedo ora in questa sciagura ma temo che il risultato sarà sempre e solo aiuti ai colossi ( che hanno sempre scaricato le perdite sulla società ) e nulla, o quasi, ai piccoli e piccolissimi imprenditori e professionisti. Voglio sbagliarmi ma questa è ora ( 06 giugno 2020 ) la mia impressione.

Ecco come finirà quella rivoluzione opportunista condita prima di caramellosi slogan, poi di viscidi proclami patriottici ad un’unità mai perseguita da nessuno. Perché mai nessuno ha avuto il coraggio la forza le palle di farlo, perdendosi ognuno ( ognuno a suo modo ) nella demolizione dell’idea federalista che fatalmente avrebbe favorito quella coesione che oggi fingiamo di mendicare.
Ma l’imene morale sarà salvaguardato!!

attenti ai demiurghi

Attenti ai demiurghi!

La situazione di crisi e difficoltà, il panico generale, il terrore che certi sciacalli incutono con le armi della finanza, i segnali disumani che provengono da politici infami e da una generale indecenza dei mass media possono portare la popolazione alla convinzione che esista un demiurgo.

Il demiurgo è sostanzilamente una figura di fantasia, umanizzato sarebbe colui che fosse capace di affrontare e risolvere questioni universali, problemi intricati e scottanti.
In tempi recenti fu nel 2012 che i politici italiani si convinsero ( in buona fede ed in malafede ) che Mario Monti fosse una sorta di demiurgo. Perché?
Ecco Mario Monti è stato:
Presidente della Bocconi, Accademico, Economista a livello mondiale, Membro di una cinquantina di consigli di amministrazione, autore di un centinaio di pubblicazioni, commissario europeo, membro del gruppo Bildeberg, Presidente di un ente fondato da Rockfeller, Advisor Goldman Sachs, Coca Cola, Moody’s , Atlantic Council…

Per fortuna abbiamo inventato la democrazia, col voto e il consenso popolare. Per fortuna abbiamo inventato il populismo, il socialismo, il marxismo, il fascismo, il romanticismo.
Così possiamo cercare di difenderci da chi pensa d’incantarci con le carte e i diplomi mentre ce lo mette a bottega. 

Tutti i bellissimi titoli sopra elencati sono fatti umani esattamente come:
mungere una vacca con abilità, saper piantare un cigliegio, costruire una casa, riparare il water, allevare i maiali, salvare una vita con il massaggio cardiaco, saper fare la manovra di heimlich, avere il coraggio di pulire un handicappato che se la fa addosso 3 volte al giorno, assistere gli anziani, educare i figli, amare una o più persone perché sono simpatiche, essere capaci di ammazzare una bestia e macellarla, avere una sensibilità per la musica, saper dipingere, saper cucinare, effettuare un’operazione chirurgica, provare empatia per il prossimo…

Solo che questi, potrei andare avanti per ore, non si definiscono “titoli accademici” ma attitudini e talenti e quindi sono molto più utili, anzi sono necessari, alla sopravvivenza della specie umana. 
I titoli accademici sono la prova che un tizio ha riconosciuto un’autorità e che questa lo ha di conseguenza riconosciuto. Sono atti di potere. Non stabiliscono il valore di una persona.

Purtroppo qui non ho citato Monti a caso. Costui rappresenta proprio la negazione totale di qualsiasi attitudine o talento. Col suo operato ha dimostrato di essere il frutto di una provetta di laboratorio per la gestione della ricchezza e della speculazione finanziaria.
Ciò che non ha rilevanza primaria per la politica di un paese ma per gli interessi di pochi e interessi da scommettitori incalliti ( vedete voi il livello morale di chi scommette compulsivamente ).

Egli è esempio del tentativo ( già intrapreso in precedenza ) di razionalizzare scientificamente il funzionamento dell’economia che è una materia umanistica e non scientifica. In tal senso egli può essere paragonato a chi, nel ‘900, razionalizzava sulla gestione della vita umana stabilendo chi dovesse vivere e chi dovesse morire.
Monti non capisce nulla di politica ma capisce benissimo i limiti e le opportunità del suo potere e del potere della sua cricca.

Lo abbiamo visto tutti in televisione con un cagnolino tra le gambe per voler dimostrare di avere un briciolo di umanità; il contrasto era così forte che pareva ancor più cinico del normale.

Purtroppo quelli che si fanno illudere sono molti. Sono quelli che s’incantano con gli specchietti ( come i poveri indigeni delle foreste ) sono quelli che si perdono nella definizione del termine “competenza” ma che ad essa associano ricette e formule magiche o stregoni onnipotenti ( demiurghi ) che dovrebbero risolvere i problemi dell’umanità ( e con le ricette magiche e gli stregoni la competenza va a farsi benedire ).

Gli illusi si dimenticano che l’umanità è un problema di per sé e che è fatto di carne sangue e irrazionalità. Ad esempio questo genere di persone ( gli illusi ) crede che l’arte serva nei musei e non capisce né mai capirà che l’arte è alla base della nostra sopravvivenza e non capirà nemmeno come e perché quell’arte sia arrivata in quei musei, semplicemente perché crede che sia del tutto inutile porsi certe domande, c’è già l’audioguida, c’è già la didascalia. Capite l’aridità, la miseria, di tutto ciò?
Se lo capite avete già fatto un passo avanti. 

Agli illusi che cercano demiurghi che risolvano tutti i problemi piaccono quelli che non volano ma fanno balzi da gallina, al massimo da tacchino e troppo spesso ricevono credito perché, con sfacciata arroganza, pur non sapendo tenere in mano un cacciavite, sventolano le loro carte ed i loro titoli.

il cerchio di fuoco

Il cerchio di fuoco

Ai tempi del ventennio tutti i cittadini erano mobilitati. Erano tutti soldatini dell’esercito di cartone del dittatore col faccione ed il mento volitivo. Già allora ( e forse anche prima ) la nostra penisola era una barzelletta tragicomica.

Il neorealismo con i suoi bravi registi nel dopoguerra fu in grado di rappresentare plasticamente la disgraziata realtà socio-culturale di questo paese, ben definito ventre molle d’Europa, o anche il paese in cui le partite di calcio vengono prese più sul serio delle questioni di Stato.

Quello che è accaduto al mondo in questi ultimi mesi non succedeva dal 1576. La crisi che stiamo vivendo non è finanziaria e non è una crisi di domanda. È una crisi del tutto nuova che il nostro sistema economico non ha sperimentato dalla fine del cinquecento. È una crisi che colpisce la liquidità e tale mancanza di liquidità è dovuta allo stop della circolazione monetaria. Le aziende che sono alla base dell’economia reale devono essere messe nelle condizioni di far circolare moneta.

L’Italia con tutto il mondo occidentale avanzato si sono trovati completamente disarmati, nudi, davanti a questo fatto ancestrale, esempio della più severa legge di natura che non ha alcun riguardo per la ragione, anzi, la beffa, scaraventandola nell’incomprensione nell’irrazionalismo. Dando vigore ai più oscuri presagi.

La sanità ha svelato le sue gravi lacune, frutto di amministrazioni che hanno attuato piani di riduzione della spesa definiti a suo tempo “salvaitalia” o dando credito a presunte panacee neoliberiste.

INPS e la seicento in euro

Ecco oggi affacciarsi un altro volto non meno squallido della nostra realtà di progresso senza sviluppo, della nostra realtà che sputa in faccia all’istruzione, alla cultura, all’arte, alla scienza ed ai valori positivi del welfare; questa volta sul versante dell’economia reale, che è il motore del nostro quotidiano.

il cerchio di fuoco

Consentire all’economia reale di resistere significa impedire il blocco della circolazione monetaria. Il Governo attua la disposizione del contributo di 600 euro per ogni lavoratore autonomo secondo determinati criteri di merito ( anch’essi largamente discutibili ).

Ebbene come viene attuata questa necessaria operazione?
Con il solito sistema all’italiana che non fa uso corretto delle tecnologie più avanzate ma le adopera come ulteriore sistema di vessazione e di discriminazione tra i contribuenti sulla base della furbizia, della scaltrezza e velocità di mano.

Per accedere al contributo si deve seguire una procedura online sul sito di INPS che ovviamente in pochi minuti scoppia per l’eccesso di connessioni.

Ma che senso ha questa cosa?
Non vi pare pazzesco?
Gli uffici pubblici hanno tutto di noi!
Hanno le dichiarazioni dei redditi i versamenti inps i versamenti inail le dichiarazioni ici imu intrastat le comunicazioni iva le certificazioni uniche i 770 i 730 le fatture elettroniche le ricevute fiscali elettroniche i contratti registrati ed una lunga lista di altre informazioni tutte digitalizzate.
Eppure ci chiedono ancora di fare una domanda per i 600 euro.

Ci sottopongono a ore ed ore di attesa su un sito web scoppiato che non riesce a contenere le connessioni. Nella già disagiata condizione in cui il lavoratore autonomo si trova, con pagamenti bloccati, entrate azzerate ed una serie di scadenze delle quali non tutte sono disposte ad attendere, il lavoratore autonomo deve sedere ore ed ore avanti al pc o fare la questua presso ordini di artigiani o commercialisti per presentare la cartina, per dimostrare ancora per l’ennesima volta al suo paese che lui è degno.

Deve ancora e ancora saltare nel cerchio di fuoco, a petto in fuori!
Per due gallette e una fibbia di stagnola.

Ecco allora che tutti i volonterosi “autonomi” si adeguano e corrono si affrettano fanno ressa sul web perché non si fidano hanno giustamente paura di non arrivare in tempo di essere esclusi pur avendo diritto.
Perché ormai conoscono questo paese. Sanno che le code esistono solo per i fessi. Sanno che le risorse non basteranno per tutti e quindi chi prima arriva meglio alloggia.

Il sadismo di Stato, il sadismo istituzionale unito ad una ricca dose di cinismo e di supponenza verso chi intraprendere in autonomia e non è legato alla poppa di Stato, è qui rappresentato in maniera statuaria e regale. Esso è rappresentato nel modo anche più subdolo della sfacciata dittatura, perché ammantato da presunti indirizzi di merito coll’ipocrita prefazione dell’intento umanitario caritatevole.

Eppure non è carità, non è umanità. È il solo modo per salvare un sistema economico che tutti noi condividiamo, TUTTI.
Devono farcelo andar di traverso perché noi autonomi evidentemente stiamo di traverso.

 

 

 

giambattista tiepolo angelo con corona di gigli

Il significato della vittoria

Molti nella storia hanno considerato in modo diverso il significato della vittoria. Nella mia mentalità, ad esempio, cerco di tenere alla larga il verbo “credere”. Credere è un atto che non consente alcuna riflessione, qualcosa che ha più a che fare con l’istinto che con il pensiero. C’è chi crede nella vittoria.

Questa espressione semantica: “credere nella vittoria”; può indurre appunto a caricare di significati irrazionali ed istintivi un concetto quale quello della vittoria. In questo modo la vittoria si traduce in competizione supremazia sopraffazione.

La vittoria invece dovrebbe essere parte di un senso elevato del nostro intelletto e quindi muovere quelle parti della nostra mente che si trovano nella corteccia cerebrale e non nel cervelletto.

Allora che significato ha la vittoria?

In un mondo dominato finalmente dalla nostra mente e non dalle nostre mandibole la vittoria è il conseguimento di un vantaggio. Niente più. Il significato non comprende il “conseguimento di un vantaggio” a discapito di un beneficio. Esso comprende solamente il “conseguimento di un vantaggio”.

Se utilizziamo la nostra mente in maniera adeguata possiamo comprendere che la sconfitta può non esistere se esiste semplicemente il semplice significato della vittoria. Esempio: una famiglia è vittoriosa quando consente a tutti i suoi componenti di condurre una vita felice. Esempio: una nazione è vittoriosa se non consente che vi sia miseria e discriminazione.

Esempio: l’intera società umana è vittoriosa se consegue un vantaggio per sé. Tale conseguimento necessariamente non può comportare uno svantaggio per qualcun’altro altrimenti non sarebbe più una vittoria.

La vittoria ha senso solamente nel momento in cui non sottrae. La vittoria è un concetto additivo e non esclusivo. Fare gli interessi di qualcuno a discapito di qualcun’altro è un comportamento antietico e perdente.

L’economia è un’anfora di cristallo. Essa assume il colore di ciò che ci mettiamo dentro. È questo il bello dell’economia. A differenza della supremazia, l’economia è universale e relativa. L’economia quindi non è una scienza ma è una modalità d’interpretazione della realtà che cambia a seconda delle idee di chi ne fa uso.

Cito:
“Intelletto v’è dato: a bene od a malizia.”
Ebbene l’economia è come il nostro intelletto. Essa cambia in funzione delle valenze semantiche del nostro linguaggio e della nostra scala di valori. L’economia è come la vittoria. Il più grande equivoco del nostro tempo è quello di aver inteso l’economia come una scienza capace essa sola di risolvere i nostri problemi, di donarci la felicità. Che alibi!

Così come la vittoria, che abbiamo scambiato per il desiderio di primeggiare e di sopraffarre il prossimo. Se all’economia applichiamo il vero significato della vittoria comprenderemo in un istante come sia possibile superare qualsiasi attuale senso di sconfitta e di crisi. L’economia, nel senso della vittoria, è tale solamente nel momento in cui essa crea un vantaggio; in senso assoluto! Un vantaggio per tutti. Siamo stati noi, dando il destro al “credere” e facendo prevalere il cervelletto alla corteccia, che abbiamo dato il significato alla vittoria ed all’economia.

Scegliamo allora! Scegliamo una differente scala di valori e cambiamo in un istante tutto il nostro mondo.

Con queste parole voglio compatire tutti coloro che hanno associato ai risultati di una partita di calcio un presunto riscatto di un’intera popolazione nei confronti di altre. Voglio compatirli detestandoli. Voglio compatire anche coloro che intendono i rapporti economici alla stregua dei rapporti di forza imperialisti e che lodano i paesi che avviliscono il lavoro del proprio popolo sottopagandolo. Voglio compatire anche chi non ha il coraggio di chiedere ed ottenere che tutti questi falsi fuorvianti e pericolosissimi disvalori continuino ad inquinare le menti dei nostri figli.

È giunta l’ora di modificare i nostri parametri interpretativi del significato dell’economia. Quell’anfora di cristallo è piena di liquami putridi. È giunta l’ora di modificare il nostro senso di vittoria altrimenti saremo tutti perduti.