orazione funebre per eros

Orazione funebre per Eros

Venezia, 15 febbraio 2015

Tocco ancora questi reperti della civiltà più che serena.
Ella, che nutriva generosa l’Arte Sua, d’innumeri Efesti.
Ella, Vagina odorante per lignei bastimenti, gremita di genii e reali prostitute.
Ella, sincretismo d’anime sante e perdute.
Ella, di pali conci e remenati, salubre ad Eros.
Culla! Talamo! Ricovero! Giovamento!
Ella, dominante il divino equilibrio tra il principe della solitudine e Thanatos, oltre il Franco Nano, il tramonto dell’ultimo sole repubblicano, i languori ottocenteschi, gli amabili deliri futuristi, il secolo crudele.
Ella, oggi, non può più…

Ella rimane reperto, testimonio afono, intraducibile, indefinibile.
Sola, nell’inutile, generico non silenzio, di precoci masse inconsapevoli, informate, ottuse.
Perisce, nel suo grembo, Eros:
sconcio alla globale stupidità;
lacero al maniaco svelamento;
tristo al compulsivo, febbricitante, logorio delle repliche;
vano al pubblico gratuitamente plaudente e ridanciano;
largo all’ignobile democraticità.

Eros giace senz’armi né croci.
Straziato da immensi, rigidi, frigoriferi galleggianti,
da cui non giunge voce ma pallidi lampeggianti.
Trascinato da marine correnti e invadenti, che inducono ossigeno al suo vital torpore, bruciando ogni cellula ch’era grata alla nausea d’amplesso ed al dolor inguinale post priapesco.

Eros giace sfinito dal political corretto;
affetto da una prostatite corrotta e clientelare;
sfigurato da cretinissime spacconate, d’ideologiche disavventure;
annichilito nell’invidia iconoclasta del mediocre erede, rincoglionito impotente defunto.

Eros:
inafferrabile eiaculatoria liberazione;
apotropaico sputo in faccia all’oblio;
semplice ed astratto;

Eros soccombe al disumano sforzo di vincere l’inevitabile esistenza, opponendo alla quotidianità spregevole e possibile l’eroicità nobile e impossibile.

mose umano venezia acqua alta marea

M.O.S.E. e l’umano

vivendo e lavorando a Venezia, nella zona di San Marco, sono in contatto reale e quotidiano con la secolare ( in ragione umana, plurimillenaria in ragione del tempo geologico ) questione delle inondazioni o alluvioni mareali della laguna veneta.

Nel vocabolario i termini “inondazione” e “alluvione” non sono riferiti all’azione delle maree. Quindi nemmeno la lingua italiana è in grado di definire quello che accade a Venezia. Ci aggiungo io l’aggettivo “mareale” onde precisare che si tratta di un fenomeno non del tutto eccezionale ma ricorrente nell’eterna periodicità di venti, correnti, pressione barimetrica, gravità lunare.

Sono quindi secoli che il mare ha il sopravvento nella laguna dell’uomo e si alza al di sopra delle zone che costui ha sottratto alle paludi ed alle barene per erigere la città. Se vi recate presso la Chiesa dei Frari troverete una tacca nel muro della chiesa con la data dell’agosto 1909. Una tacca che si trova ben oltre i fianchi di un uomo di altezza media. Quello non è stato il primo umido battesimo della città. Tra l’altro una marea eccezionale ad agosto è un fatto più singolare che raro.

mose umano venezia laguna acqua alta

L’eccezionalità dei livelli di marea in laguna risiede nella convergenza di quattro fattori: vento, pressione barometrica, gravità lunare. Il più importante tuttavia è il tempo. La permanenza nel tempo dei primi tre fattori è cruciale. Mentre la gravità lunare è una variabile costante con periodicità fissa, le altre due sono estremamente mutevoli nel tempo e fanno quindi la concreta differenza.

Venezia nel contemporaneo piagnisteo.

In un contesto “contemporaneo” potremmo sollevare aspre critiche contro gli amministratori che vollero erigere la città in un luogo tanto instabile ed insicuro, mettendo in pericolo la salubrità e la sicurezza della vita degli abitanti. Potremmo chiedere l’azione della magistratura contro quegli avidi che preferirono piantar milioni di pali ( a detrimento irrimediabile di aree boschive di territori colonizzati ) nella mota, piuttosto che ricercare un sedime più consono alle loro pietre.

Tuttavia tra quegli antichi e questi moderni ha giocato la storia e, forse, una differente mentalità che oggi ci rende degni della tagliente satira di Fruttero&Lucentini più che dell’acuta passione di John Ruskin. Eh si, perché quegli antichi osavano e di brutto.

Hanno osato piegare un equilibrio spontaneo alle loro esigenze residenziali, militari, economiche, cultuali, fino a farne luogo d’esibizione di prestigio ricchezza sfarzo potere, centro di riferimento d’una civiltà ed esempio per altre civiltà future, contesto per la nascita di nuove idee, per la coltivazione di nuove intelligenze e sapienze. Hanno trasformato una laguna semi paludosa in un parco artificiale, in una fantasmagorica scenografia.

Quando feci queste osservazioni a certi soloni veneziani, causai ad uno di questi un quasi-attacco-cardiaco. Restrizioni mentali? Visioni limitate? Forse, oppure incapacità di leggere la storia con semplicità e senza alcun filtro ideologico, ricercando il modo di mettersi “nei panni”, ponendo attenzione all’analisi del senso pratico e pragmatico dei fatti.

Allora, di quegli antichi veneti: nobili costruttori idraulici architetti capimastri tagliapietra falegnami manovali, pensate fossero dei santi? Avete quindi una visione disneyana della storia. Come dire: alla Bambi. Idealizzate il passato? Non capirete il presente.

Mi chiedo spesso cosa avrebbero fatto costoro se avessero conosciuto il cemento portland… altro che pietra d’Istria, altro che mattoni. Certo, avrebbero dato a quel cemento delle forme a noi impossibili da concepire.

Venezia piantata come una bricola.

Dalla caduta della Repubblica Serenissima nella laguna di Venezia non si è più costruita alcuna grande opera. A parte gli edifici delle case popolari e di culto sull’isola della Giudecca e di Sacca Fisola, o il palazzetto dello sport di Castello, esempi di pessima edilizia. Nulla di significativo escludendo le ville art nouveau e liberty del Lido.

Dopo la ripulsa del progetto di Le Corbousier, che negli anni sessanta aveva in mente un ospedale per la città, giunge la prima inondazione dell’era della luce elettrica ( per l’Italia ) e dei massmedia. La priorità è quindi quella di dare riscontro alla visibilità che quei fatti destavano.

Ottima occasione per dare energia alle italiche menti ingegnose. Si mobilitano le forze del paese in un appalto che sfocia nel “progettone”, lo Stato incarica gli esperti per trovare la quadra.

Il dopoguerra è un periodo che ancora oggi viviamo in questa penisola. Allora, nei settanta e negli ottanta, esso era ancor più pregnante. Nell’infanzia repubblicana, negli equilibri di potere di un paese in perenne crisi “border line”, nella già consueta mentalità individualista e poco civica dell’italiano ( si confondeva addirittura l’idea di patria ed il tricolore col fascismo, o la parola “democrazia” con la Democrazia Cristiana ), si consolida l’idea di finanziare la partitocrazia e non solo, col denaro delle imprese. Si persevera quindi nella logica corruttiva delle Pubbliche Amministrazioni come già era stato fin dai tempi della Prima Guerra Mondiale.

Il PROGETTONE!

Il “Progettone” diviene la mangiatoia per uno tra i peggiori esempi di malgoverno di questo paese. Si smuovono prima miliardi di lire e poi miliardi di euro. La logica commissariale, per una pretesa intenzione di rendere rapida la realizzazione dell’opera, favorisce l’arbitrio il nepotismo e la corruzione a fini personali ma anche a fini elettorali.

mose umano progettone venezia

Eh già, perché i voti del popolo si comprano. Poi il popolo s’indigna ma la coscienza sporca parte da lì. Nel 2014 scoppia il caso e scatta l’operazione delle forze dell’ordine. Ma non intendo scrivere di quest’immondizia.

Quel che m’interessa è l’evoluzione dell’idea del M.O.S.E. nell’immaginario popolare anche come alimentato dai mass media che con questo argomento contano di camparci almeno fin dopo l’Epifania 2022.

Il M.O.S.E. non funzionerà!!

Ormai da anni leggo questa litania. Certo, ci sarebbe da pensarci, essendo l’opera costruita in un contesto corruttivo gravissimo. La cosa infatti sarà cagione di problematiche tecniche perché, come dice il Marchese del Grillo: “Se me freghi qui me freghi su tutto…”

Tuttavia dobbiamo anche presumere che tra le mele marce vi siano anche mele sane e capaci ingegneri che, finita l’orgia, sappiano porre rimedio.
Si aggiunga poi che l’opera è unica al mondo e, per stessa definizione, sperimentale, quindi passibile di modifiche e perfezionamenti anche in corso d’opera o dopo l’ultimazione della stessa.
Queste riflessioni sono rigettate dalla gran massa che, maliziosa e maldisposta, è incapace di cogliere la complessità dei fatti, semplifica e riporta tutto alla propria meschina dimensione di portafoglio.

Il M.O.S.E. serve solo a chi lo fa!!

mose umano venezia nomose

L’opera è stata commissionata dallo Stato Italiano a numerose ditte appaltatrici e subappaltatrici. Se intendiamo che “chi lo fa” sia lo Stato l’affermazione è corretta, infatti l’opera serve alla salvaguardia di un patrimonio dello Stato Italiano ( quindi degli italiani ).
Se intendiamo invece, maliziosamente, che “chi lo fa” siano le imprese appaltatrici e subappaltatrici, dobbiamo armarci di prove sostanziali da produrre anche in Tribunale perché, io penso, ogni sano imprenditore difende la propria reputazione in ogni sede. Senza considerare che si ritorna alla litania precedente che “il M.O.S.E. non funzionerà”.

In verità si tratta di slogan propagandistici di alcune minoranze che adottano delle “lotte” al solo scopo di conseguire una visibilità per giustificare la propria esistenza. Guai se avessero costoro responsabilità operative, sarebbero sciagure.

Il M.O.S.E. costa troppo!!

Una delle affermazioni più stupide che si possano sentire. Il costo eccessivo sarebbe in ragione di cosa? In rapporto a cosa?
È un’affermazione categorica ed assoluta che non ha alcun senso. Il costo ed il valore di ogni cosa va sempre stabilito in rapporto ad altre.

Quale sarebbe il costo per NON aver realizzato quest’opera? Come si potrebbe quantificare questo costo nel tempo?
Venezia è esposta alle maree eccezionali fin dalla sua nascita ed in passato gli abitanti hanno cercato di porre rimedio in molti modi tra i quali spesso vi era quello di alzare le rive, abbattere i palazzi e le case e ricostruirle più sollevate rispetto al livello della marea.

Non è concepibile l’idea di abdicare, di non contrastare queste alluvioni mareali e di rassegnarsi allo stivale di gomma. Non lo è, perché non lo è per la storia e la cultura della città di Venezia, propensa alla lotta per la risoluzione di problemi impossibili tipo: come costruire una cattedrale sul fango?
Venezia infatti è città consona a mercanti, condottieri, artigiani, artisti; non ad insulsi pedanti e paraculi professoroni.

Se non è così pare proprio che i tempi che viviamo sono quelli delle pecore, non certo dei leoni. Pecore belanti lagnose menagrame fataliste ma anche zeppe di malignità.

Il M.O.S.E. fino’ra ha assorbito 5,5 miliardi di euro, costerà circa 100 milioni di euro all’anno di manutenzione e sarà operativo per almeno 100 anni.
La spesa totale a fine vita dovrà quindi essere di 11 miliardi di euro.

11 miliardi di euro diviso 100 anni e diviso 60 milioni di persone ( popolazione italiana ), significa che il M.O.S.E. incide per 1,8 euro a persona all’anno per i prossimi cento anni. Un caffé all’anno per ogni cittadino italiano.

Gli italiani possono permettersi di pagare un caffé all’anno per 100 anni per avere la certezza che Venezia non sia inondata dalle maree eccezionali? Per dare finalmente questa dignità a questi luoghi che tutti dichiarano di amare incondizionatamente?

Complottismo e stampa sul M.O.S.E.

Oggi su quest’opera insistono i pregiudizi e le teorie complottiste più comuni, tipiche della nostra epoca dei social. Pochi o nessuno che abbia intenzione d’avvicinarsi alla questione senza filtri ideologici o con il desiderio d’apprendere qualcosa delle questioni tecniche ed ambientali che essa ha dovuto affrontare.

Il M.O.S.E è criminalizzato perché associato ai deprecati fatti corruttivi ma è come se dicessimo “cattivo” al tavolo perché ci abbiamo sbattuto contro col ginocchio.

La stampa poi sta seguendo la pancia della gente nel modo più scandaloso, alimentando sospetto e sfiducia fomentando e giocando sugli equivoci e le mezze verità. Perché? Perché vende!! Fa ascolto! La carta stampata vive una crisi infelice e drastica, per quadrare i conti deve sfruttare ogni opportunità e queste giungono numerose quando si punta sulla massa, la moltidudine da colosseo, quella del panem et circenses. Che poi qual è il problema? Il M.O.S.E. non è nemmeno una persona, non può certo ritenersi calunniata. Un bersaglio perfetto.

Qui la parola all’esperto ing. Giovanni Cecconi, per 30 anni al lavoro nella sala operativa del M.O.S.E.

Un confronto universale.

Immaginiamo che questa gran massa di lagnosi che oggi pare ci stiano accerchiando da ogni parte, sempre pronti ad indignarsi e ad avere sentenze e soluzioni nelle loro piccole tasche, fosse stata l’opinione pubblica attiva negli Stati Uniti alla fine degli anni sessanta del secolo scorso.

Allora John Fitzgerald Kennedy parlava di traguardi difficili che dovevano essere perseguiti proprio perché difficili e la gente si eccitava. La NASA, fondata nel 1958, esisteva per portare l’uomo nello spazio, miliardi vennero stanziati. Altri miliardi di dollari di allora vennero stanziati per la conquista della Luna. Nel 1967 tre uomini morirono bruciati nella capsula Apollo, seguirono altri incidenti altre vittime.

mose umano venezia apollo 1 1967

Se la gente di allora fosse stata quella di oggi di Venezia? Dove saremmo andati? Forse a Marcon, altro che Luna.

mose umano challenger 1986

Non posso provare che disprezzo per coloro che rinunciano che si lagnano che pensano solamente al loro piccolo orticello e pretendono che tutto il mondo debba adeguarsi alla loro ristrettezza.

Il M.O.S.E. non lo dobbiamo a quei veneziani, lo dobbiamo agli antichi veneziani ed a quelli, in tutto il mondo ed a Venezia, che hanno ancora la capacità di avere una visione di considerare il nostro progresso come la continuazione della storia dell’uomo e non la sua annichilazione.

Per approfondire: https://www.mosevenezia.eu/


certi veneti venezia san marco venetisti

Certi Veneti…

Purtroppo certi veneti hanno imparato il brutto vizio degli italiani: l’invidia. È una brutta afflizione che porta alla distruzione di qualsiasi idea, progetto, intento, ambizione, desiderio. L’invidia pretende il nulla, assapora l’annientamento di tutto e nasce dalla mediocrità e dalla presunzione dell’ignorante. In questi giorni ho letto troppa arroganza nelle parole stentate e sgrammaticate di certi veneziani che si credono detentori di valori supremi.

certi veneti post facebook venetisti

Gentaglia quasi analfabeta che assume atteggiamenti da squadrismo e crede, con ciò, d’emulare la tradizione dogale. Cose assurde!

Ai bei tempi della Serenissima era proprio del popolo il sentimento dell’umiltà ( che non è servilismo ) e del rispetto amorevole nei confronti di chi sa.

Qui invece siamo ai moti termidoriani senza alcuna usanza d’intelletto. Rivoluzionari senza abecedario; provocatori da trattoria; grufolatori del golpismo d’accatto. Vergogna!

Questo ciarpame, che stupra i simboli ed i valori ai quali ho avvicinato il mio cuore, ha il fetore dell’usurpatore. Un nulla immondo volgare infido, da ladri di galline.

Vengono in Piazza San Marco per infangare questa celebrazione donata ai veneti. Vengono con le bandiere di San Marco e le vilipendono, alzano la voce ma è un sordido latrato, osano fischiare alla musica, alle arti.

Costoro non sono degni. Non lo saranno mai. Nemmeno per le lignee galere costoro sarebber degni.

Io questi li disprezzo. Ho rispetto e stima per chi vuol imporre il tricolore; quelli hanno un onore, hanno un valore, son degni avversari. Questi invece non so proprio cos’abbiano ed il nulla è peggio d’ogni cosa.

veneziano medio

il veneziano medio: il bagno in canale, nostalgie e rabbia

Come qualsiasi popolo che si rispetti, anche il veneziano è propenso a criticare il prossimo ma ad essere indulgente verso sé stesso. Ecco l’annosa questione del turismo di massa che pare abbia preso d’assedio Venezia.
I veneziani si sentono avviliti da certi comportamenti che considerano un insulto alla città; ma alcuni di essi erano la normalità, in un lontano passato in cui la miseria e la fame erano diffusi.

Tra questi comportamenti c’era l’usanza di farsi il bagno in canale. Forse per le famiglie povere era arduo raggiungere il mare; magari frequentato da un turismo elitario se non proprio di censo nobiliare, quindi, nelle afose calure estive non c’era rimedio migliore, almeno per i più giovani, di buttarsi nelle acque dei canali e lì imparare a nuotare rinfrescandosi.

veneziano medio ottocento

Oggi i veneziani stanno bene, anche grazie alla moltitudine di visitatori ed ospiti internazionali che spendono i loro soldi in città; non hanno più bisogno di rinfrescarsi in laguna. Molti di loro possiedono veloci motoscafi che guidano con perizia ma anche con incoscienza per meravigliare le giovani concittadine; il mare lo fanno all’estero in località esotiche.

Chi potrà più raccogliere l’eredità di quei pomeriggi passati a sguazzare nei canali, nelle “piscine” nei rii, insieme ai compagni di scorribande estive?

Solamente il turista più smaliziato e sempliciotto potrà farlo. Egli, con serena semplicità, sopraffatto dalla calura, dopo ore ed ore a camminare nell’incanto veneziano, vedendo quei flutti invitanti che richiamano la rilassatezza della spiaggia, non può resistere e si tuffa. Inconsapevole riprodurrà ciò che fu un uso antico ormai defunto; magari nascosto per lunga pezza come qualcosa di cui vergognarsi.

I tempi, però, incalzano ed ecco che sorge il micidiale socialnetwork; moderno frullatore delle coscienze collettive, che propina a tutti in diretta e in ogni singolo monitor portatile, notizie sfornate a ritmi che farebbero impallidire le catene di montaggio fordiste.

Qui succede tutto ed il contrario di tutto. Ecco i veneziani che si accorgono di essere nostalgici, che rispolverano vecchie fotografie degli anni che furono. Cadono in estasi davanti a quei colori stantii a quelle tonalità seppia che ritraggono gruppetti di persone dimesse e vestite molto alla buona mentre vivono la loro città nei momenti più banali.

veneziano medio oggidì

Ecco che vedono la vecchia foto dei bimbi che nuotano e giocano nelle acque torbide dei canali, allora ben più luride, causa gli scarichi fognarii privi d’ogni presidio. Le reazioni sono di grande affetto, nostalgia, passione amorosa della rimembranza di fantomatici “bei tempi andati” in cui tutto era più bello, più vero, più buono.

Ecco allora che vedono la foto scattata in digitale oggidì. Una fredda fotografia HD scattata in fretta; ed in fretta resa pubblica a milioni e milioni di spettatori che, senza alcuno sforzo se la scambiano se la ritrasmettono in mondovisione. Le reazioni scomposte non si fanno attendere. Insulti maledizioni e pernacchie vanno all’indirizzo degli accaldati signori che hanno osato detergere le membra nei canali veneziani. Si augura loro morte per la funesta “leptospirosi”, dimenticando che siamo in acque salmastre non ferme. Si augura loro una forma di colera, dimenticando che il sistema delle fosse settiche a Venezia è quasi al cento per cento e che il colera era endemico ai “bei tempi andati” delle foto seppia.

Si dimentica un poco tutto per lasciarsi andare alla furia del linciaggio virtuale. Per carità, è vero; Venezia merita rispetto; ma anche la storia lo merita. Leggere questi fatti come qualcosa che ritorna, che è umana, che è azione del vivere la città; in un modo diverso da un passato che ( per fortuna! ) non tornerà mai più ( si spera ).

cosa succede al tango

cosa succede al tango in Italia?

Credo che il fenomeno si stia chiudendo in sè stesso, assecondando un modo di pensare che vede il tango come un fenomeno folckloristico defunto dal 1950. Attenzione!

In in questo modo il tango perderà il suo vero significato di esperimento in evoluzione ma sarà solamente un argomento utile ai locali notturni, per riempire le sale da ballo…

Questo l’ho scritto nel 2010, quattro anni fa; ed oggi sono sempre più convinto che le cose vadano in quel senso.

tango compleanno
Ci accorgiamo di ballare su brani ormai antichi, nulla, sul lato della musica, viene più distribuito nelle sale. Ho detto “distribuito” perché son certo che musicisti che compongono e suonano tango ve ne sono in questo momento. Quindi la condizione “artistica” di chi pratica il tango è quella stantia, di ciò che è passato, del vecchiume.
E dove si va col vecchiume?
Verso la fine.

In tal senso sarebbe opportuno che chi organizza milonghe clandestine o illegal, insomma raduni dettati solamente dallo spirito di gruppo e dalla passione per il tango, inserisca con maggior coraggio brani di musica contemporanea che siano adatti o magari che siano veri e propri tanghi del nostro tempo. Senza alcuna supponenza o posa narcisistica.

È sicuramente chieder tanto, perché sappiamo benissimo che questa come tutte le forme d’arte, raccoglie quella gran parte dell’umana specie che è più torbida d’afflizioni.

Non arrivano giovani semplicemente perché si continua a non voler uscire dallo schema tango argentino anni 1940-1950 solo e solamente tango argentino; e quei giovani che vanno a lezione non vanno a ballare perché sono in soggezione rispetto all’ambiente difficile e chiuso.

Il problema sono anche le scuole che non insegnano ad ascoltare la musica e ad apprezzare l’usanza di invitare dame sempre nuove.

tango mantova
Festival del tango di Mantova 2009

Per attirare i giovani si deve aprire la mente alla musica e gli istruttori devono essere più giovani, inoltre si devono organizzare delle milonghe nei bar in cui accedono anche i non tangueri.

Se daremo massima espressione all’arte del tango accogliendolo in tutte le sue differenze ed in tutti i suoi aspetti e se organizzeremo FESTE e non più milonghe, avremo l’attenzione anche dei più giovani, dei più timidi e delle persone meno boriose del mondo!

Domandiamoci perché le scuole di tango sono sovraffolate di gente mentre invece nelle milonghe ci sono sempre gli stessi!

Noi veterani spesso abbiamo un atteggiamento poco accogliente e per nulla accomodante verso i principianti. Questo è stupido perché ci siamo passati tutti, nessuno è nato imparato!!

Non si è bravi tangueri o tanguere se non si ha comprensione per i principianti e se non si incoraggiano i principianti a scendere in pista.
Le milonghe devono diventare delle feste!

tango a san marco venezia
È assurdo voler importare dall’Argentina anche la tradizione; o che gli stessi argentini siano convinti di poter esportala “asetticamente”. La tradizione è nel sangue degli argentini non nel nostro.

Noi dobbiamo trasformare questa cultura, arricchirla e integrarla con la nostra, soprattutto con la musica più moderna con le armonie di Capossela, di Conte, di Caparezza e di tanti altri compositori. Anche i compositori di musica classica sono una risorsa importantissima, dobbiamo coinvolgerli.

Un esempio è il CD Reunion Cumbre realizzato da due eccellenti compositori e musicisti Veneziani grandi interpreti di Vivaldi.

Personalmente ritengo che il tango piaccia proprio ai giovani, diciamo a quelli che hanno un’età dai 25 anni in su. Tutto dipende da come viene loro presentato. Manca, secondo me, un linguaggio che sia compreso dai giovani.

Non credo che arricchendo la danza con qualche decoro e magari, acrobazia, essa non sia più un’emozione. Credo che sia vero che si balli con la mente, soprattutto con la mente. Credo che qualsiasi novità, qualsiasi nuovo passo, qualsiasi “acrobazia” siano sempre qualcosa in più che aumenta le possibilità di comunicazione durante la danza e quindi in grado di aumentare l’emozione l’entusiasmo il divertimento in quei pochi minuti.

Ricordiamoci che questo è un gioco e che quindi come tale deve divertire.

Nel divertimento potrai trovare l’emozione e anche l’amore; il tango è un’insostenibile leggerezza dell’essere; non zavorriamolo con inutili artifici accademici ed etichettature che spesso sono propri di chi ha dei limiti e vuole limitare tutto ai propri limiti, per essere, in quei limiti, il più grande.

Credo che i giovani si allontanino in quanto non vedono nel tango quei valori di DIVERTIMENTO che invece dovrebbero caratterizzarlo. Molti istruttori si prendono troppo seriamente e quindi trasmettono un’idea austera e limitante della danza. Non trasmettono il valore di intrattenimento e di divertimento che essa in realtà ha alla sua base.

tango a san marco venezia

Alcuni considerano il tango come una missione sociale o addirittura politica, l’idolatrano come forma d’arte. L’idolatria porta alla distruzione.

Le lezioni di tango in genere si basano su brani vecchi e sempre quelli. Facciamo, ad esempio, come fa qualcuno che insegna sulla base di brani di musica leggera contemporanea, vedete voi come cambia tutto!!!

Deconstestualizziamo la danza dalla musica e introduciamo il tango come motivo di ballo adatto a qualsiasi genere musicale; utilizziamolo come mezzo di divertimento per coppie occasionali e non!

Basta con le scelte di principio, i valori originarii. Noi non siamo originarii siamo europei, italiani, abbiamo portato noi il tango in argentina, possiamo a buon diritto riprendercelo e trasformarlo come meglio ci pare. Con tutto il dovuto rispetto per la storia!

Si continua a vendere roba vecchia perché la gente ignorante non riesce ad ascoltare la musica, non va a tempo e non conosce i passi. Quindi per vendere, per riempire le sale, si continua a mettere i soliti 90 brani sempre quelli e sempre li stessi; perché la gente ignorante è la maggioranza.

Quindi le cose stanno così: chi vuole innovare contaminare e produrre nel tango non può rivolgersi a tutti perché la gran massa è vecchia e non vuole nemmeno ascoltare la musica perché non la capisce.
La gran massa vuole sentire sempre li stessi brani, possibilimente marcette, vuole fare sempre li stessi passi, vuole piagnucolare in pista.

Coloro i quali hanno ancora una mente giovane e ricettiva e vogliono mettere alla prova i propri limiti saranno sempre pochi.

Io ballo con centinaia di donne tutte diverse e non disdegno le principianti, non faccio alcuna selezione, ballo per divertimento.
Perciò sono sicuro di quel che dico.

L’ambiente del tango italiano è ridicolo, pretestuoso e presuntuoso, pieno di gente boriosa e ignorante che si nasconde dietro pretese di tradizionalismo ma che in realtà non è in grado di distinguere Pugliese da Salgan e nemmeno di ballarlo facendo una distinzione.

Un rinnovamento si può sperare solamente auspicando che giovani compositori italiani si cimentino con il genere e producano nuovi brani e che trascinino nuove generazioni all’ascolto ed alla danza della nuova musica!

dana day nel polesine

Questo ambiente chiuso accademico e finto-tradizionalista, interessato solamente a riempire le sale di vecchi è sterile.
Ci vuole un rinnovamento!
Non possiamo tirare avanti dicendo che il tango è morto nel 1950!
Queste sono sciocchezze che certi istruttori berciano nelle cosidette scuole di tango che invece sono dei luoghi dove il tango viene ucciso!
Volete insegnare ma non siete artisti!!
Per insegnare un’arte bisogna essere artisti: avete capito???
Se non siete artisti siete solo della povera gente che specula e guadagna uccidendo il tango!

Per essere artisti bisogna aver sofferto. Bisogna aver amato la musica, tutta la musica, e bisogna amare la danza, tutta la danza!!
Non bisogna avere pregiudizi, bisogna guardare avanti dare fiducia ai cambiamenti e non arroccarsi sul rassicurante vecchiume come avvoltoi sulla carcassa!!

Molti di quelli che si credono maestri non sanno un beneamato tubo dei compositori delle loro idee, di quello che esprimevano con la loro musica. Gli artisti hanno sempre guardato avanti e se ne sono infischiati delle tradizioni, hanno spezzato le catene dell’accademia per dare sfogo alla propria immaginazione!

tango san giacomo venezia

Il tango è la più alta espressione di libertà nella musica. Accoglie ogni genere ogni sfumatura. Si ciba di musica classica, pop, rock, punk, jazz. È un genere totalizzante universale e parla tutte le lingue.

Dobbiamo assecondare la volontà del tango e quindi aprirgli le porte!
Il tango può essere la musica di ogni paese, di ogni popolo, di ogni cultura e tradizione.

Il tango è la musica dell’umanità perché ha al suo interno tutta l’umanità possibile ed è aperto a tutte le forme di umanità.
Suoniamolo e balliamolo in italiano, francese, inglese, tedesco, australiano!!

Abbandoniamo i nostri pregiudizi e la nostra inutile ignoranza!

L’evidenza dei fatti è questa: si ha tutto l’interesse affinché la gente rimanga ignorante, non capisca più di tanto, non impari più di tanto, non chieda troppo e non pretenda di capire, in modo tale che quelli che si autoincoronano maestri di tango rimangano tali, che gli incompetenti continuino a dar lezioni, che gli ignoranti continuino a protestare quando viene messo un brano che non sia tra i soliti 90.

In modo tale che il business rimanga nelle mani di questa gente che uccide il tango!!

Il rischio più grande è l’istituzionalizzazione. Bisogna evitare di istituzionalizzarsi e quindi di non vedere altro che se stessi ed immedesimarsi troppo. La cultura del tango è a disposizione di tutti, non è il regno di qualche persona che a torto o a ragione si ritiene competenze in base a qualsiasi curriculum abbia.

La cultura è a disposizione di chiunque voglia accedervi e la cultura concede a tutti la libertà d’espressione e di dire cose giuste e sbagliate. Io ritengo che ciò che dico sia giusto e ho il coraggio di dirlo.