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Ateismo, la pseudoreligione del XX secolo

Il 22 ottobre 2020 alle 9 e 09 antimeridiane pubblico un post nel gruppo facebook “atei e anticlericali” ( ecco il link al post se volete approfondirlo:
https://www.facebook.com/groups/912883922163646/permalink/3401139100004770/ ), il post afferma che l’ateismo sia la pseudoreligione del XX secolo. Segue una lunga serie di commenti, molti indecenti ed offensivi, alcuni interessanti che hanno animato un confronto, una conversazione, seppur difficile.

Era ovvio che lo fosse, per molte ragioni. Intanto la frase è stringata e non fornisce spiegazioni, sembra sostanzialmente apodittica e perentoria. Quindi essa pare voler provocare l’ateo sul vivo e cioé sulla sua pretesa di essere la nemesi di qualsiasi convinzione irrazionale irragionevole e frutto di suggestioni irreali. Putroppo salvo un solo caso, nessuno ha voluto approfondire la mia affermazione chiedendo lumi.

Essa intende sostenere che l’ateismo si confronta con la religione nel campo della religione e quindi nell’ambito del “credere”. Colui che crede in Dio e colui che non crede in Dio agisce secondo la fede in quanto, se per il primo è impossibile dimostrare l’esistenza di Dio, per il secondo è impossibile dimostrarne la non esistenza. Si tratta di argomentazioni che esulano da qualsiasi sperimentazione empirica e quindi inconfutabili entrambe e completamente estranee alle argomentazioni scientifiche. Sono argomenti di cui la scienza non si occupa.
Per la scienza dimostrare l’esistenza o la non esistenza di un qualsiasi genere di divinità è irrilevante e non pertinente, per il semplice fatto che non vi sono elementi/variabili/fenomeni osservabili e misurabili empiricamente.

L’ateismo non nasce nel XX secolo ma in esso assume alcune caratteristiche proprie delle religioni. Esce dalle pagine dei libri e dai pensieri e dai principi degli illuministi e dei positivisti ed entra nei contesti ideologici dei partiti politici. Si fa potere temporale e trasforma l’ideologia in dogma, il leader in divinità. Le celebrazioni di Stato sono la liturgia del dogma, la gerarchia del partito è la gerarchia del credo. Il leader è il Partito, il Partito è lo Stato, lo Stato è il leader che assume quindi l’onnipotenza. Questa onnipotenza diviene il culto del popolo o della parte fanatizzata di esso e quindi si sostituisce a Dio. L’ateismo è il culto di Stato in Unione Sovietica ed esso è l’alibi di Stalin e delle sue gerarchie oppressive mentre in Germania si camuffa con culti pseudopagani al cui vertice c’è l’immagine di Hitler. Già in precedenza Napoleone aveva intuito la forza devastante di queste idee innovatrici ma non aveva il potere industriale della catena di montaggio e le tecnologie per coinvolgere le masse.

Ecco quindi che l’ateo, convinto di sostenere un ideale di libertà e di ragione, in realtà è portatore di vetusti precetti positivisti come se essi avessero saltato un secolo ( il ventesimo appunto ) per giungere illibati fino a noi. L’ateo poco esperto afferma che sia consapevole della non esistenza di Dio, che sia egli compiuto nell’uso della ragione e gli altri, credenti, quindi esclusi da essa. Lo afferma ma ignora il funzionamento della ragione alla luce del metodo della conoscenza, quella dei nostri giorni.
Se il pensiero positivista del XVIII o del XIX secolo era intento a contrastare l’influenza della religione nel funzionamento delle istituzioni per sostituirvi l’influenza del mondo industriale tecnologico e scientifico ( che a quei tempi erano indistinguibili ), condividendo visioni meccanicistiche, financo a darwiniane della realtà; il pensiero scientifico e filosofico attuale non è dedito ad alcun contrasto ma si è scrollato di dosso le questioni spirituali ponendole al di fuori della speculazione che gli è propria. L’ateo poco informato è rimasto indietro. Non si è accorto delle catastrofi che quel contrasto ha causato al mondo dalla fine dell’ottocento in poi.

Qui avrei voluto portare i miei interlocutori del gruppo. Nessuno purtroppo ha voluto farmi compagnia in questa escursione e tutti sono rimasti affezionati al loro ideale raziocinante di ateo che contrasta la follia immaginaria del credente.

Quale  può essere la soluzione?
Purtroppo è una, semplice e drastica: l’ateismo non ha alcun senso, perché non hanno alcun senso le basi della sua negazione. La ragione ha ben altro a cui pensare, così come la pretesa “consapevolezza” e tutte le materie che si intendono dignitosamente scientifiche. L’unica cosa che ha senso nel campo della razionalità e del sapere è non credere. Cioé respingere l’idea che si debba affidare il nostro giudizio a qualcosa che non possiamo sperimentare empiricamente. Anche il non credere in Dio è un atto del credere perché non è possibile sperimentarlo empiricamente.

Oggi, 31 ottobre 2020 aggiungo alla mia precedente, questa ulteriore riflessione, sorta dopo aver letto la descrizione del gruppo “atei e anticlericali”.

Facendo seguito al mio precedente post nel quale, con esercizio di sintesi, definivo l’ateismo come una pseudoreligione, sperando che la conseguente conversazione avrebbe consentito a me di approfondire anche grazie al contraddittorio, ecco qui che trovo la descrizione che l’amministratore ha dato del gruppo “Atei e Anticlericali”.

atei anticlericali

Ebbene il testo è di pura essenza religiosa.
Analizziamolo:
1) subito il verbo “crediamo” che attiene all’atto del considerare congruo un fatto o un concetto per semplice affezione o per affinità elettiva o per fede;
2) “agire secondo coscienza” pone la questione sulla consistenza di questa parola: attiene al sentire, all’emotività, o al precetto di profonda convinzione morale?
In tutti i casi si allontana di molto dalla ragione e dalla razionalità e dal dubbio per abbracciare la parola “consapevolezza” già molto utilizzata da alcuni di voi nel mio precedente post.
La parola “consapevolezza” tenta di scavalcare l’invalicabile ostacolo della dimostrabilità. L’ateo afferma la sua consapevolezza del mondo e che questa consapevolezza gli svela l’inesistenza di Dio;
3) “un principio morale” ecco che spunta la morale ed è una ( un principio ). Pare che essa sia assoluta e soverchiante l’arbitrio del singolo e pare anche che essa sia una morale etica che quindi voglia organizzare la morale in senso logico per giudicare il prossimo;
4) “non ci si aspetta la ricompensa” questo concetto pone la corona regale sull’essenza religiosa ( e specificamente cattolica ) dell’ideale ateo qui rappresentato. Infatti quale vero credente potrebbe agire in funzione e col desiderio della ricompensa?
La religione cattolica giudica negativamente chi agisce per un interesse sia esso materiale o spirituale. Anche se l’ipocrisia rende molto fumosa questa questione in termini religiosi, è palese che la religione cattolica voglia sempre rappresentarsi come disinteressata e rivolta al bene universale.
5) Infine aver anche solo espresso l’intenzione di “non aspettare una ricompensa in Paradiso” ammette che possa esistere questo luogo di fantasia e che esso abbia propriamente il compito di premiare i fedeli ( della fede avversa ).

Se potevano esservi anche dei dubbi, inizialmente, per dare all’ateismo una collocazione nell’ambito del pensiero, a mio parere ora non ve ne sono più. L’ateismo è inconfutabilmente estraneo al pensiero razionale ed in particolare a quello che pone la scienza come guida e, nel XX secolo è stato assunto come pseudoreligione nella fondazione di regimi totalitari ed oppressivi basati sul fanatismo, sul culto della personalità, sul culto dell’infallibilità e del dogma ideologico, sul culto della supremazia razziale partitica ed etica che prevarica l’autodeterminazione e la libertà di pensiero di azione e d’esistenza del singolo.

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Palloncini, bottiglie, manifestanti, scioperanti e Greta Thunberg

Nella “teoria della casualità del genio” la contemporaneità non ha alcuna competenza, anzi, ne è fiera oppositrice. Era una teoria letteraria, espressa per la prima volta in occidente dalle parole altissime di Dante Alighieri e poi ripresa dalle parole altissime di Giacomo Leopardi.

In tempi pre-marxisti erano sorte voci che, con compassione, avevano colto che i meriti non sono nel sangue ma nelle opere ( = teoria della casualità del genio ). Oggi questo assunto è molto discutibile. In un’era post marxista e post capitalista, nella confusione globale dell’industrialismo che, dopo la prestazione schiavista e colonialista si è avviato ad una lenta, lentissima, scelta di sviluppo, facendo ben conto sulle disparità economiche e finanziarie dei vari paesi del terzo e quarto mondo, si sono creati dei vuoti enormi. Intere classi sociali si sono svuotate e devono essere rimpiazzate o rimpolpate nuovamente.

Per farlo servono scale di valori, tradizioni, usi e costumanze, linguaggi, gerghi, comportamenti, abbigliamento, alimenti, luoghi, ricordi, riferimenti estetici formali, simbologie astratte e terminologie. Serve insomma una confezione nella quale, gruppi omogenei di persone possano ritrovare il proprio nido, la propria sicurezza.

Un tempo remoto queste confezioni erano delle possenti gabbie dalle quali la fuga era quasi impossibile e che avevano la funzione d’affrontare con successo la scarsità dei mezzi di produzione e delle materie prime, la necessità di forza lavoro manuale, le forme energetiche poco efficienti, l’assenza di cure mediche e via dicendo; declinando un mondo atroce in cui nessuno aveva in mente i sani “diritti dell’uomo o del lavoratore”.

Un tempo meno remoto, conquistati gli agi del progresso ma per la limitatezza dei mezzi di comunicazione, queste confezioni erano realizzate in forme artigianali ed il confezionato aveva una concreta sensazione di sentirsi parte della confezione in un contesto “quasi-su-misura”.

Il confezionato si sentiva come un ingranaggio di un ampio meccanismo audacemente rivolto alla conquista di dignità diritti parità giustizia fino alla più totalizzante eguaglianza assoluta, comprendendo in ciò anche quella delle opere e quindi negando ancora una volta la “teoria della casualità del genio”. Oppure il confezionato era parte di un altro ingranaggio, pervicacemente tarato alla soppressione di quelle istanze per un semplice contegno di classe, non certo per il ragionevole assunto della “teoria della casualità del genio”. Una teoria poco ben voluta insomma.

Oggi, la vastità e la potenza dei mezzi d’informazione e divulgazione distribuiscono confezioni a ciclo continuo ed a ognuno di noi è richiesto più o meno brutalmente di adeguarsi ad una di queste.

greta thunberg

In realtà, in un mondo che ci conferma ogni giorno che i problemi sono gli stessi per tutti, col rischio che l’umanità colga la sfumatura che “siamo tutti sulla stessa barca”, per perseverare nel dominio del sonno della ragione, è assolutamente indispensabile mantenere delle differenze, costruire quindi delle confezioni alle quali, gruppi omogenei di persone, siano convinti di far parte.

In tal senso oggi più che mai ci sono vicini ad assisterci con scrupolosa professionalità i cosidetti esperti di marketing-comunicazione o più elegantemente detti “spin doctor”. Servono per sostituire il nostro pensiero, per dare forma alle nostre egotiche asserzioni intime ed inespresse, servono a tutti, hanno una funzionalità universale. Consentono al “media” di non essere più tale ma di essere noi, sostituendoci completamente nella nostra presunta abilità di valutare e scegliere.

Il “media” infatti avrebbe etimologicamente una funzione di mezzo. Esso invece è diventato un fine. In lui finiamo coll’indentificarci in una ovvia scorciatoia semplificatrice. Il “media”, abilmente maneggiato dall’esperto, è la nuova confezione della società e sopravvive solamente grazie alla sua abilità nel creare delle differenze. Oggi i “media” creano intere classi sociali.

La difficoltà nell’avere una propria identità, perseguita la maggioranza degli esseri umani. Quest’ossessione nel ricercare una confezione di appartenenza forse non è prova d’intelligenza. Dovremmo essere noi stessi al di là di ogni altra impellenza esteriore; ma ciò è molto difficile. Assumere questa dimensione costa molto caro, è complesso, richiede responsabilità. Ci porrebbe in una dimensione singola e, al contempo, correlata ad ogni altra singola dimensione. Rendendoci soli e singolari, paradossalmente vanificherebbe ogni differenza, liberandoci dalla confezione c’imporrebbe la compassione.

Il concetto veramente rivoluzionario è quello umanista che pone l’uomo al centro. Il singolo uomo come artefice del proprio destino. Se così fosse saremmo tutti consapevoli che il nostro destino dipende da noi singolarmente e dal nostro rapporto col prossimo.

Preferiamo invece cercare delle risposte semplici o già ben predisposte nei loro aspetti linguistici estetico formali. Cerchiamo insomma dei contenitori di risposte, delle confezioni. Non vogliamo nemmeno più sforzarci di sposare un’ideologia. Il bisogno è quello di gratificazione immediata, solubile, a scadenza quotidiana.

greta thunberg

In tal contesto nascono queste icone massmediatiche. Hanno la funzione di confezione, utile per trattenere un consenso già da tempo inquadrato dagli esperti, già da tempo strutturato nelle sue componenti. Non importa più la concretezza, la misura della realtà, la quantificazione delle forze in gioco.

In questo quadro dove si collocano le rivalse e dove le risposte? A quale distanza si trovano coloro che chiedono dei cambiamenti dall’effettiva possibilità d’introdurli ed in modo equo?

Domenica scorsa sono andato in spiaggia e non riuscivo a distinguere le conchiglie dalla plastica. È segno che le cose non possono cambiare grazie ad un’operazione di maquillage giornalistico o editoriale. Non basta costruire un personaggio simbolo, o meglio, basta di certo al personaggio stesso che potrà far buon uso in termini economici della propria immagine.

Scordiamoci le rivoluzioni dal basso per questioni così poco comprensibili come l’ambiente o il clima, scordiamoci le buone intenzioni o i buoni propositi. Tuttavia possiamo illuderci, assumendo l’aspetto dell’ambientalista o predicando teorie scientifiche come fossero dogmi religiosi, che sia possibile indurre nella collettività una sorta di consapevolezza. Impossibile perché esiste una forza che ad essa si contrappone annichilendola: il bisogno.

Consumeremo fino all’ultima goccia di petrolio, Greta ha la sola funzione di consolare chi dovrà consumarne meno per consentire a pochi di averne di più. Li consolerà con l’illusione ambientalista pauperista e regressiva. Un’illusione venduta ad arte come una bella confezione in cui molti entreranno felici, mettendo compiacendosi della propria consapevolezza e gratificando il proprio ego; sentendosi, insomma, persone migliori.

Consumeremo fino all’ultima goccia di petrolio, non perché siamo “umani cattivi” ma perché ce lo impone il calcolo matematico, la conseguenzialità logica delle nostre scelte, che sono tutte saldamente correlate ed interdipendenti. L’investimento strutturale per un’economia basata sul petrolio non può essere dismesso prima che sia terminata quella risorsa, perché il capitale investito deve distribuirsi sul maggior numero di anni di utilizzo.

Uno tra i più importanti designer della plastica, Philippe Starck, si rammarica del fatto che noi oggi usiamo quel materiale come fosse cosa di poco valore, nessuno o pochi lo hanno compreso. Molti lo vedono solamente come un imprenditore che ha fatto i soldi con la plastica. Eppure è proprio lui che professa il valore della conservazione di questo materiale che giustamente considera come l’oro.

Immaginate di vivere 2000 anni fa, cosa sarebbe una bottiglia di plastica? Un patrimonio inestimabile.

Oggi, circondati di benessere e di soluzioni pratiche che ci consentono una vita piena di tempo libero e d’attività intellettuali, tendiamo a disprezzare queste conquiste per due ragioni: 1) non ne comprendiamo il valore in termini economici e di sviluppo sociale; 2) le comprendiamo solo nelle loro qualità negative.

Queste qualità negative tuttavia non sono proprie dell’oggetto in sé ma dell’uso che di esso se ne fa; e l’educazione all’uso, al riuso ed al corretto smaltimento è cosa che è stata ampiamente e volutamente sottovalutata in quanto condotta non consona ad un’idea di consumo e di profitto distruttivo. Questo perché la catena di montaggio richiede un flusso continuo di nuove componenti e il concetto di “riparazione” è come la bestemmia in Chiesa.

Queste riflessioni però non possono essere oggetto di statistica nella logica predatoria di un esperto di marketing o di uno spin-doctor. Si rischia ancora una volta di rendere questioni universali pure e semplici pose teatrali quando non proprio strumenti di propaganda politica. Concettualizzati per una posizione parziale che, conseguentemente, esclude la maggioranza. Ancor peggio, pose di nessun valore concreto che vengono dismesse non appena l’attenzione si rivolge ad altro.

Greta quindi diviene espressione di un’élite politica e sociale, di una determinata cerchia di persone che in lei si rivedono. In questo senso la sua iniziativa è fallimentare, riduttiva e limitata nel tempo oltreché foriera di consensi parziali. È, insomma, una bella confezione e la sua recente presa di posizione di parte politica conferma la mia ipotesi e la rinforza. La trasformerà in un mezzo d’addolcimento mediatico di provvedimenti utili, come già detto sopra, ad un ristretto gruppo di persone che intendono mantenere lo status quo il più a lungo possibile.

L’attenzione invece deve essere posta, con autorevolezza ed imparzialità, in ordine alle possibilità della tecnologia e della ricerca. Non potrà esserci ancora un benessere diffuso senza un massiccio ricorso alla tecnologia, serve quindi uno slancio in avanti in questo senso che sia in grado di forzare le vetuste leggi dell’economia e della finanza.

Per ottenere ciò serve una forma di competizione ideologica. Il mondo globalizzato rischia di non avere competitori se non nelle forme dell’economia dei prezzi; mancando il competitore ideologico. Così viene meno la motivazione. Il disegno quindi è molto più ampio delle nostre ridicole confezioni pseudosociali. Cosa fare? Servono leader con delle visioni di altissimo valore umanistico basate sui concetti primari di compassione e spiritualità che consentano di sublimare la pulsione competitiva.

Ciò significa andare oltre le gabbie e le confezioni che abbiamo ereditato dai nostri passati e che abbiamo ripensato in un presente in cui l’etica non va di pari passo con la tecnologia.

baratri di rammarico e rimorso

baratri di rammarico e rimorso

Ieri sera ho avuto notizia della pubblicazione di un articolo scientifico che potrebbe essere una svolta nello studio dell’astrofisica. Fabrizio Tamburini ed Ignazio Licata, due veri dritti nel settore dell’uso delle celluline grigie, hanno reso pubbliche le loro conclusioni in merito ad alcune rilevazioni dello spettro di determinate stelle; che, in precedenza, avevano ispirato altri eminenti studiosi nell’ambito della ricerca di forme di vita intellligenti.

fabrizio tamburini scienziato veneziano

Fabrizio ed Ignazio, putroppo non ci portano la conferma di alieni autocoscienti e tecnologici in orbita attorno ad altre stelle; ma hanno esposto quella che potrebbe essere una scoperta parimenti affascinante e colma di conseguenze nella ricerca del perché siamo qui.

ignazio licata scienziato

Ho letto l’articolo uscito su MEDIA INAF, organo ufficiale di comunicazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e ho capito quel che può capire un non esperto. La sera però non ho dormito. Sono stato sopraffatto dall’angoscia che poi ha aperto un baratro di rammarico e rimorso.

Rammarico e rimorso non hanno mollato la presa fino all’alba. Quando ero bambino mi dilettavo nella lettura di saggi di divulgazione scientifica, così ancora quando ero adolescente ma, al momento di scegliere l’università ho commesso un grave errore. Non ho assecondato i miei sogni. Mi sono fatto irretire da considerazioni fuorvianti e assolutamente superficiali.

Adesso ne pago le conseguenze e spesso mi capita di pensare di aver gettato la mia vita; di non aver assecondato quel bambino e quell’adolescente. La consolazione è conoscere persone come Fabrizio e come Ignazio; dei sapienti, miti e simpatici esseri umani che, con eleganza e stupenda semplicità, rimuovono pian piano i veli che coprono la verità.

Sembravano alieni, ma forse sono assioni