ucraina, slava ucraini, guerra ucraina, zelensky, russia terrorista

Discorso alla Nazione di Volodymyr Zelens’kyj

discorso del 21 novembre 2025 dopo la “proposta” di negoziato di Stati Uniti-Russia

In seguito alla diffusione della bozza di proposta di accordo di pace-tregua stilata dal Presidente Donald Trump di concerto con gli emissari del regime nazi-mafio-comunista russo, marcio e corrotto, il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha reso pubblico questo messaggio-discorso alla popolazione ucraina e, di conseguenza, al mondo intero, almeno quella parte di mondo che sia in grado di ascoltare e capire, leggiamo. 
 
Nella vita di ogni nazione arriva un momento in cui tutti devono parlare; onestamente, tranquillamente. Senza invenzioni, dicerie, pettegolezzi, senza nulla di superfluo; così come è, così come cerco sempre di parlare con voi.
Questo è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Ora la pressione sull’Ucraina è una delle più pesanti. Ora l’Ucraina può trovarsi davanti a una scelta molto difficile. La perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave. Accettare 28 punti difficili, oppure vivere un inverno estremamente duro – il più duro – con ulteriori rischi. Una vita senza libertà, senza dignità, senza giustizia.
Perché dovremmo credere a chi ci ha già attaccato due volte?
Ci si aspetterà da noi una risposta. Anche se in realtà io l’ho già data. Il 20 maggio 2019, quando, giurando fedeltà all’Ucraina, in particolare ho detto: “Io, Volodymyr Zelens’kyj, eletto dalla volontà del popolo Presidente dell’Ucraina, mi impegno con tutte le mie azioni a difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a sostenere i diritti e le libertà dei cittadini, ad attenermi alla Costituzione e alle leggi dell’Ucraina, a svolgere i miei doveri nell’interesse di tutti i concittadini, ad accrescere l’autorità dell’Ucraina nel mondo”.
Per me non è una formalità protocollare: è un giuramento. Ogni giorno rimango fedele a ciascuna delle sue parole. Non lo tradirò mai.
L’interesse nazionale ucraino deve essere preso in considerazione.
Non faremo dichiarazioni roboanti, lavoreremo tranquillamente con gli Stati Uniti e con tutti i partner. Ci sarà una ricerca costruttiva di soluzioni con i nostri partner.
Presenterò argomenti, convincerò, proporrò alternative, ma di certo non daremo al nemico motivi per dire che è l’Ucraina a non volere la pace, che è lei a sabotare il processo e che è l’Ucraina a non essere pronta alla diplomazia. Questo non accadrà.
L’Ucraina lavorerà rapidamente. Oggi, sabato e domenica, per tutta la settimana prossima e per tutto il tempo che sarà necessario. Per 24 ore al giorno, sette giorni su sette, mi batterò affinché tra tutti i punti del piano non vengano tralasciati almeno due – la dignità e la libertà degli ucraini. Perché proprio su questo si basa tutto il resto – la nostra sovranità, la nostra indipendenza, la nostra terra, la nostra gente. E il futuro ucraino.
Faremo e dobbiamo fare tutto affinché il risultato sia la fine della guerra e non la fine dell’Ucraina, non la fine dell’Europa e del mondo globale.
Poco fa ho parlato con gli europei. Contiamo sugli amici europei, che certamente capiscono che la Russia non è lontana, che è proprio accanto ai confini dell’UE, che l’Ucraina ora è l’unico scudo che separa la vita europea confortevole dai piani di Putin.
ucraina, slava ucraini, guerra ucraina, zelensky, russia terrorista
Ricordiamo: l’Europa è stata con noi.
Crediamo: l’Europa sarà con noi.
L’Ucraina non deve rivivere il déjà-vu del 24 febbraio, quando si aveva la sensazione di essere soli. Quando nessuno poteva fermare la Russia, tranne la nostra gente eroica, che come un muro si oppose all’esercito di Putin.
Ci faceva molto piacere quando il mondo diceva: “Gli ucraini sono incredibili”; “Dio, come sono gli ucraini! Come combattono! Come lottano! Che titani che sono!”
È vero, assolutamente.
L’Europa e il mondo intero devono capire anche un’altra verità: che gli ucraini sono prima di tutto persone, e da quasi quattro anni dall’invasione su larga scala resistiamo a uno dei più grandi eserciti del mondo, e teniamo una linea del fronte di migliaia di chilometri, e il nostro popolo ogni notte subisce bombardamenti, attacchi missilistici, colpi balistici e attacchi degli Shahed. La nostra gente ogni giorno perde qualcuno dei propri cari e il nostro popolo vuole moltissimo che la guerra finisca.
Noi, ovviamente, siamo d’acciaio. Qualsiasi metallo però, anche il più resistente, può non reggere in eterno.
Non dimenticatelo, siate con l’Ucraina, siate con la nostra gente, e quindi siate con la dignità e la libertà!
Cari ucraini, ricordate quel primo giorno della guerra. La maggior parte di noi fece una scelta. Una scelta a favore dell’Ucraina. Ricordate i nostri sentimenti allora.
Com’era?
Buio, rumoroso, difficile, doloroso, per molti – spaventoso, ma il nemico non vide le nostre schiene che fuggivano.
Vide i nostri occhi, pieni della volontà di combattere per ciò che è nostro.
Questa è la dignità.
Questa è la libertà. È davvero la cosa più spaventosa che possa esistere per la Russia: vedere l’unità degli ucraini.
Allora la nostra unità era diretta a proteggere la nostra casa dal nemico.
Ora l’unità ci serve come mai prima, affinché nella nostra casa ci sia una pace dignitosa.
Mi rivolgo ora a tutti gli ucraini. La nostra gente, i cittadini, i politici: tutti. Bisogna raccogliersi. Riprendere lucidità. Smettere di litigare. Smettere i giochi politici. Lo Stato deve lavorare. Il Parlamento di un Paese in guerra deve lavorare unito. Il governo di un Paese in guerra deve lavorare efficacemente. Tutti noi insieme dobbiamo non dimenticare e non confondere chi oggi è il nemico dell’Ucraina.
Ricordo come nel primo giorno della guerra vari emissari mi portavano diversi piani, punti, c’erano ultimatum riguardo alla fine della guerra. Dicevano: o così, o niente. O firmate questo, oppure vi elimineranno semplicemente e al vostro posto lo firmerà “il facente funzione di Presidente dell’Ucraina”.
Com’è finita è noto.
Molti di questi emissari sono diventati parte del fondo scambi e sono stati mandati insieme alle loro proposte e ai loro punti “a casa, nel porto natio”.
Io non ho tradito l’Ucraina allora, sentivo chiaramente alle mie spalle il sostegno di ognuno; di ognuno di voi, di ogni ucraino e ucraina, di ogni soldato, ogni volontario, ogni medico, diplomatico, giornalista, di tutto il nostro popolo.
Non abbiamo tradito l’Ucraina allora, non lo faremo ora.
So con certezza che in questo momento, davvero uno dei più difficili della nostra storia, non sono solo. Che gli ucraini credono nella loro Nazione, che siamo uniti. E in tutti i formati dei futuri incontri, discussioni, negoziati con i partner mi sarà molto, molto più facile ottenere una pace dignitosa per noi e convincerli, sapendo al cento per cento questo: che dietro di me c’è il popolo dell’Ucraina. Milioni dei nostri cittadini che hanno dignità, che lottano per la libertà e che hanno meritato la pace.
Tutti i nostri eroi caduti, che hanno dato la loro vita per l’Ucraina, che ora sono in cielo e che hanno meritato di vedere da lassù che i loro figli e nipoti vivranno in una pace dignitosa.
Questa pace ci sarà. Dignitosa, efficiente, duratura.
Cari ucraini, la prossima settimana sarà molto difficile, ricca di eventi.
Voi siete un popolo adulto, intelligente, consapevole, che lo ha dimostrato più volte; che capisce che in questo periodo ci sarà molta pressione – pressione politica, informativa, di ogni tipo. Per indebolirci. Per dividerci. Il nemico non dorme e farà tutto affinché noi non ce la facciamo.
Glielo permetteremo?
Non ne abbiamo il diritto. Ce la faremo.
Perché chi vuole distruggerci non ci conosce.
Non capisce chi siamo davvero, cosa siamo, per cosa lottiamo, che persone siamo. Non a caso celebriamo a livello di festa nazionale il Giorno della Dignità e della Libertà.
Questo dice chi siamo. Quali sono i nostri valori.
Lavoreremo sul campo diplomatico per la nostra pace. Dobbiamo lavorare uniti dentro il Paese per la nostra pace.
Per la nostra dignità.
Per la nostra libertà.
Credo e so, di non essere solo. Con me ci sono il nostro popolo, la società, i soldati, i partner, gli alleati, tutti i nostri cittadini, degni, liberi, uniti.
Buon Giorno della Dignità e della Libertà!
Gloria all’Ucraina!
alex navalny morte di un eroe

Morte di un eroe

della persecuzione della tortura e dell’omicidio di Aleksej Naval’nyj

Infine lo hanno fatto. Per l’ennesima volta il regime russo ha terminato un suo oppositore. Una lunga e collaudata tradizione quella russa o sovietica o zarista che dir si voglia.

Il dittatore con la faccia da alimentarista, che già Boris Nikolaevic El’cin in punto di morte aveva indicato come un gravissimo pericolo per la nazione, ha fatto crepare il prigioniero a ridosso delle elezioni. Lo ha fatto per incutere ancor più terrore ( come non bastasse quello che già circola ) nelle vene dei russi che hanno ancora un poco di sangue in corpo; dei russi che ancora non sono stati trasformati in zombie, che sono già una strenua minoranza.

La tradizione zarista-sovietica-russa è adamantina: la morte stessa è un mistero, camuffata, equivocata, sottilmente infusa o instillata poco alla volta tra le pareti gelide di una prigione siberiana. È la scenografia che funziona, da un’idea di onnipotenza, pone la struttura del regime in un’aura semi-divina che tutto può ed ovunque arriva. Il sistema perfetto per opprimere milioni di esseri umani e far loro accettare in silenzio settecentomila morti ammazzati in guerra; fino a far loro divenire ingranaggi stessi di quel sistema, istituzionalizzati buoi da tiro del regime.

Se da un lato abbiamo l’orrifica impenetrabilità balcanica, dall’altro qui da noi abbiamo il teatrale ridanciano cinismo che non è men crudele.

“Un nazista di meno!”; “Ben fatto!”; “guarda cosa aveva tatuato sul petto!”

Questo è il minimo compendio delle reazioni italiane border line alla notizia di questo assassinio. Il rutilante scolorito squallido mondo di chi crede di riferirsi a valori di progressismo di antifascismo mentre effettua il saluto nazista per solidarietà verso i terroristi arabi.

Il valore della vicenda è che un oppositore al regime è stato perseguitato e poi ucciso. Avanti alla situazione terrificante in cui versa il popolo russo, che non ha mai conosciuto la democrazia, era una delle poche reali possibilità che esso avesse per iniziare a comprendere il valore e la responsabilità della libera scelta.

Rallegrarsi perché quest’uomo, che ha affrontato la morte con tale coraggio, sia stato infine assassinato, pone chi lo fa al livello miserevole di chi disprezza i minimi principi morali che consentono una convivenza basica.

Da tempo la misura è colma delle cose ottuse che leggo nei social; ma pare che all’orrido non ci sia limite. Un sacco di gente che non ha la ragione, che non è capace di cogliere i valori elementari che ci fanno umani.

È morto un eroe, un uomo che ha dimostrato sconfinato amore per la propria gente, nonostante tutto, che ha affrontato un sicuro martirio perché, nell’impossibilità di avere un leale confronto, ha scelto di diventare un simbolo un esempio.

È stato assassinato un eroe; perché gli eroi sono sempre scomodi, perché non assecondano tutti i nostri modelli che abbiamo in testa di come dovrebbe essere un eroe. Per questo era un eroe. Si era contraddetto, era considerato un imperialista, aveva anche giustificato l’annessione della Crimea. Era controverso perché era un eroe.

Cosa sarebbe divenuto se avesse sostituito Putin al potere?

E chi lo sa?

Zelensky aveva impostato il suo premierato con l’idea di ragionare, negoziare, dialogare con la Russia e ne è diventato il più grande nemico in guerra. I grandi uomini, gli eroi, hanno questo in comune: non si fanno troppi problemi a cambiare idea, a cambiare progetto, a cambiare ma in ragione dei loro valori, dei loro ideali. I vili e ripugnanti invece non cambiano idea non cambiano i loro progetti perché non hanno ideali o valori ma solamente la loro insaziabile sanguinaria sete di potere.

Cosa ci sta insegnando questa invasione e questa guerra nel cuore slavo d’Europa?
Di certo non pretende di trasmetterci concetti difficili contorti che richiedano chissà quale sforzo intellettuale. I fatti sono limpidi e forse mai come nel 1939/1945 il bene ed il male sono stati così distinti, eppure anche a queste lapalissiane condizioni e dopo i trucidi passati trascorsi di cui ancora abbiamo memoria vivente, non riusciamo ad essere coesi, a condividere un minimo di veduta.

Se facessimo un sondaggio non ci troveremmo tutti concordi nemmeno sui valori più fondamentali che siano mai stati concepiti e questo è allarmante, è preoccupante. Questo è il segno che le basi su cui abbiamo fondato le democrazie post belliche sono indebolite, compromissibili. Si tratta di un fenomeno che ha agito negli ultimi trent’anni insinuandosi tra le buone intenzioni di gruppi di pensiero nelle università nelle segreterie dei partiti. 

Stiamo vivendo un periodo fondamentale della storia contemporanea che decreterà o la fine o il rinnovamento di molte istituzioni politiche ed economiche oltre ad alcuni imponenti balzi avanti tecnologici. Dobbiamo sperare che il miracolo del 1945 possa ripetersi o saremo travolti dalle tenebre.